Il nuovo aereo di rappresentanza del governo italiano potrebbe arrivare in Italia già mercoledì prossimo. Diventerà il fiore all’occhiello della flotta della Presidenza del Consiglio. I lavori di allestimento non sono ancora definitivamente conclusi, ma la scritta “Repubblica Italiana” e il tricolore stilizzato già brillano sulla sua fusoliera dentro un hangar dell’aeroporto di Abu Dhabi.  È lì che sono state scattate le prime foto dell’Air Force Renzi che il sito aviazionecivile.it ha pubblicato in anteprima. Tutto bello, tutto scintillante. Un affarone, ha fatto anche capire le scorse settimane il premier Matteo Renzi. Peccato si tratti però di un aereo usato, con una lunga carriera alle spalle e, soprattutto, con costi di gestione abbastanza impegnativi.

USATO SICURO Qual è la storia del nuovo velivolo tanto voluto e strombazzato dallo stesso presidente Renzi? Ilfattoquotidiano.it ha cercato di approfondire questo aspetto della vicenda. E lo ha fatto partendo dalla sigla che in bella mostra compare anche nelle foto pubblicate da aviazionecivile.it: A6-EHA. Che fosse stato preso in leasing dalla compagnia emiratina Etihad era già noto. La stessa Etihad che da poco più di un anno ha acquistato il 49% di Alitalia per 387 milioni di euro. Meno noto è il resto, che si può apprendere facilmente da diverse banche dati disponibili online. Consultando per esempio quella di AirFrames.org viene fuori che fino a poche settimane fa lo stesso aereo, sempre col numero di registrazione A6-EHA, solcava i cieli nella configurazione da 240 posti (12 in classe Premiere, 38 in Business, 200 in Economy). L’ultimo volo con livrea Etihad risalirebbe ai primi giorni di ottobre. Da Abu Dhabi a Tokyo e ritorno. Di più: quello preso in leasing da Renzi è il terzo A340 a lasciare la compagnia che ne avrà a disposizione ancora 10, anche se il numero è destinato a scendere. Ma la notizia che lascia sconcertati è un’altra: il “nuovo” aereo acquisito da Palazzo Chigi per i voli di Stato è vecchio di quasi 10 anni: Etihad lo ha preso in consegna a giugno 2006, quattro mesi dopo il termine del suo assemblaggio e potrebbe avere all’attivo, se è stato utilizzato con i normali cicli di lavoro, addirittura 54mila ore di volo.

COSTI ALTI Tutta un’altra musica rispetto a quello che capita in altri paesi. L’utilizzo dell’usato sembra impensabile, per esempio, negli Stati Uniti, dove Barack Obama ha dato il via libera al progetto del nuovo Air Force One. Il Boeing attualmente in uso, solo nel 2015, ha pesato sul bilancio federale per oltre 102 milioni di dollari e il governo americano conta di spendere altri 3 miliardi nei prossimi cinque anni, in attesa del nuovo. Cifre proibitive per il bilancio pubblico italiano, anche se di risparmi, con l’aereo scelto dal governo italiano, se ne vedranno pochi. Si tratta di un Airbus A340-501. Un aereo grande e prestigioso, che permette di volare per oltre 18mila chilometri senza scalo, ma con costi di esercizio elevatissimi. Far volare il jumbo jet che piace a Renzi, alimentato da quattro motori Rolls Royce Trent 553-61, costa tra i 20 e i 25mila euro di costi operativi per ogni ora di volo, di cui circa 14 mila di solo carburante. Nulla, si dirà, rispetto agli oltre 100 mila dollari che spende il governo americano per far volare il 747-200 in uso al Presidente. Ma comunque un lusso per le compagnie aeree, che hanno smesso da tempo di ordinare aerei quadrimotore spingendo i francesi di Airbus a chiudere il progetto nel 2011 a vent’anni esatti dalla produzione del primo esemplare. Molto più convenienti sono i modelli bimotore. Basti pensare che l’A350, sempre di Airbus, e il diretto concorrente, il “787 Dreamiliner”, prodotto dagli americani di Boeing, consentono di ridurre i costi operativi di oltre il 30 percento. Un ragionamento che probabilmente è stato fatto anche nel quartier generale di Etihad Airways che presto sarà la terza compagnia al mondo per numero di A350 (ne ha ordinati 62) e B-787 (ne ha ordinati 71).

SUD AMERICA ADDIO Trasformare un aereo passeggeri lungo 63 metri, con un’apertura alare di 60, e un’altezza di 17 metri (in teoria può ospitare oltre 300 passeggeri) in un velivolo per trasporto Vip richiede tempi molto lunghi. Per questo motivo Renzi, che sperava di poter sfoggiare l’ultimo acquisto nel suo viaggio in Sud America, dovrà accontentarsi dei vecchi Airbus A319 in configurazione lungo raggio.  Per trasportare la delegazione di governo, imprenditori e giornalisti, per quella che da Palazzo Chigi definiscono una “missione di sistema”, ne decolleranno due. Uno da 50 posti, acquistato nel 2000, e un secondo, da 36 posti, consegnato nel 2006. Per rinfrescare l’intera flotta di A319, nel 2011, la Direzione Armamenti Aeronautici della Difesa ha bandito una gara da 25 milioni di euro.

POCA TRASPARENZA Non c’è traccia invece, né sul sito del ministero della Difesa né su quello del governo, delle valutazioni che hanno spinto alla scelta del “nuovo” A340-500. Niente informazioni costi. Niente capitolato tecnico. Nessuna notizia sull’entità con la quale sarà sottoscritto il leasing. L’unico documento finora disponibile è un “avviso di preinformazione”.  Due paginette firmate dal generale ispettore capo Francesco Langella che succintamente dicono che nel corso del 2015 sarebbero stati conclusi appalti superiori alla soglia comunitaria per l’acquisto, tra le altre cose, di “aeromobili ad ala fissa; velivoli da combattimento, da addestramento, da trasporto”. E poi nulla di più, se non che “L’avvio delle singole procedure verrà reso pubblico nei modi di legge”.

ASTA DESERTA Sappiamo invece qualcosa sulla procedura, avviata su iniziativa dell’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, per la vendita di uno degli A319 e di due dei Falcon 900EX in forze al 31° Stormo dell’Aeronautica: le aste, già ripetute anche dal governo Renzi, sono andate sempre deserte. Sarebbe stato un modo per recuperare qualche milione di euro prezioso in vista del futuro esborso per l’A340 voluto da l premier. Ai prezzi di mercato un leasing come quello che l’Italia si accinge a sottoscrivere oscilla tra i 5 e i 10 milioni di euro l’anno comprensivo delle manutenzioni. L’acquisto invece, anche a causa della chiusura della linea di produzione, si aggira attorno a 30 milioni di euro.