Nello stesso giorno le Unioni civili e la sanatoria per le casse dei partiti. Dopo settimane di polemiche, la riunione dei capigruppo ha stabilito il calendario di Palazzo Madama: mercoledì 14 ottobre il Senato incardinerà il ddl Cirinnà per i diritti delle coppie di fatto (i voti slitteranno a dopo la legge di Stabilità) e a seguire l’assemblea si esprimerà sul ddl Boccadutri che dà il via libera ai finanziamenti ai partiti nonostante non siano stati esaminati i bilanci. I gruppi politici non rinunciano alla corsa per avere le ultime tranche di fondi: il provvedimento deve essere approvato entro l’anno e il Parlamento è riuscito quasi all’unanimità (contrario solo il M5S) a concludere l’iter per avere i soldi. L’ultimo via libera spetta ora al Senato.

Il governo ha chiesto però che il disegno di legge sulle Unioni civili fosse incardinato lo stesso in Aula. Nella riunione dei capigruppo Ncd ha votato contro.  L’assemblea ha poi bocciato due diverse proposte, di Ap e Fi, di rinviare l’incardinamento e quella del M5S di caldendarizzare il voto finale sul ddl Cirinnà entro giovedì. “Ai partiti interessano solo i soldi. I diritti possono aspettare”, hanno commentato i grillini. “Da Pd calendarizzazione inutile in Senato perché aula in sessione di bilancio non potrà discuterne. E’ proprio finita una fase”, ha scritto invece su su twitter il coordinatore nazionale Ncd Gaetano Quagliariello.

Il testo, più volte promesso da Matteo Renzi, trova in linea generale l’appoggio anche del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia e dei verdiniani, ma crea non pochi problemi dentro il Partito democratico. Per questo i dem in aula daranno indicazione di voto secondo coscienza, soprattutto per la parte del testo sulla “stepchild adoption“, cioè i figli del compagno/a nati da precedenti unioni. In mattinata la proposta di calendarizzazione del capogruppo Pd, Luigi Zanda era stata approvata all’unanimità dai senatori che fanno parte dell’ufficio di presidenza. A favore anche gli esponenti cattolici, ma con qualche dubbio su alcuni dei punti più delicati. “Il nodo del matrimonio gay e delle adozioni va chiarito senza sotterfugi o scorciatoie per garantire i diritti di quelli più deboli e che non hanno voce: i figli”, ha commentato Beppe Fioroni. 

A contestare il provvedimento è il Nuovo centrodestra, alleato di governo del Pd, che vede nella pratica una apertura di fatto sia alle adozioni tout court che alla pratica dell’utero in affitto. Già ieri, al termine del faccia a faccia sulle unioni civili con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro dell’Interno si era dichiarato contrario alle adozioni, in ogni senso, da parte delle coppie gay. Oggi ha ribadito il concetto: “I bambini hanno diritto a una mamma e a un papà e con i bambini non si scherza”.