Ma la cuccagna delle pensioni per i parlamentari è finita davvero? E no che non è finita. Quando nel 2012, con la modifica delle regole in vigore in Camera e Senato, la mannaia ha finito per abbattersi sui vitalizi degli ex parlamentari fino ad allora considerati intoccabili, la casta plaudì all’archiviazione dell’odioso privilegio. Annunciando l’introduzione del regime contributivo per il calcolo della pensione. Trattamenti di favore archiviati? Macché, neanche per sogno. Almeno a sentire i deputati di Alternativa Libera, il gruppo fondato a Montecitorio da espulsi e fuoriusciti del Movimento 5 Stelle, che bollano il contributivo ritagliato su misura per i parlamentari come una vera e propria truffa. Non solo perché chi ha maturato il vitalizio prima della riforma non è stato neppure sfiorato dalla nuova normativa, continuando ad incassare mensilmente il lauto assegno di sempre. Ma, soprattutto, perché il tanto sbandierato contributivo non ha nulla a che vedere con quello che l’Inps applica ai comuni cittadini. Ad esempio: l’età pensionabile è fissata a 65 anni, ma per ogni anno oltre il quinto sugli scranni l’asticella si abbassa di dodici mesi; le risorse per il trattamento previdenziale sono gestite da Montecitorio e non dall’Inps; i criteri di reversibilità più favorevoli e la verifica dei requisiti fatta con una semplice “autocertificazione”. Insomma, nuovo sistema, nuovi privilegi. Finiti ora nel mirino degli ex grillini. Che, con un’apposita proposta di legge, primo firmatario Tancredi Turco, puntano a riscrivere la disciplina entrata in vigore non più tardi di tre anni fa.

QUESTIONI DI CALCOLO – In che modo? Innanzitutto abolendo il vitalizio per chi lo aveva già maturato e iniziato a percepire prima del 2012, scampando di fatto alla scure della riforma e ricalcolando l’assegno in base al sistema contributivo. Eliminando poi il sistema di calcolo misto (vecchio vitalizio pro-rata fino al 31 dicembre 2011 e contributivo per il periodo successivo) di cui godono onorevoli e senatori eletti per almeno un mandato prima della riforma dei regolamenti parlamentari e rieletti successivamente. Infine, intervenire proprio sul contributivo, equiparandolo in tutto e per tutto a quello previsto per i lavoratori dipendenti. Insomma, contributivo per tutti, ma con le stesse regole dei comuni mortali, cancellando ogni privilegio ingiustificato. A cominciare dall’età pensionabile. La proposta di legge di Alternativa libera stabilisce anche per gli inquilini di Montecitorio, Palazzo Madama e dei vari Consigli regionali il limite dei 66 anni e sette mesi di età per gli uomini e di 65 anni e sette mesi per le donne. Una norma necessaria, spiega Turco, “a causa delle evidenti disparità di trattamento”, a tutto vantaggio dei parlamentari, previste dalla disciplina vigente. “Alla Camera, attualmente, l’età pensionabile è fissata a 65 anni – prosegue l’ex 5 Stelle – ma per ogni anno oltre il quinto passato sugli scranni di Montecitorio, l’asticella si abbassa di dodici mesi fino al limite massimo dei 60 anni”.

DISPARITÀ A PIOGGIA – C’è poi un’altra novità prevista dai deputati di Alternativa libera: il fatto che le risorse destinate al trattamento previdenziale dei parlamentari siano gestite dall’Inps e non da Montecitorio, come avviene attualmente. “In modo – continua Turco – da responsabilizzare la politica sugli interventi in materia pensionistica, visto che a quel punto tutti i deputati e i senatori avrebbero molto più a cuore la gestione dell’Inps”. La proposta di legge interviene anche sul capitolo riguardante la reversibilità. Anche in questo caso, per il deputato di Alternativa libera, le differenze fra lavoratori dipendenti e parlamentari sono abissali. “L’Inps prevede che la reversibilità spetti a figli legittimi, adottivi o riconosciuti fino a 21 anni o a 26 se universitari – spiega Turco – mentre la Camera pone come limite di età solo quello dei 26 anni”. E se, ancora, l’Istituto nazionale di previdenza sociale dice che la reversibilità spetta ai genitori a carico con più di 65 anni di età senza pensione, Montecitorio parla semplicemente di “genitori a carico” (quindi di qualsiasi età). E poi: “L’Inps concede la reversibilità anche a fratelli e sorelle celibi o inabili senza pensione, mentre la Camera a fratelli e sorelle a carico, non inabili, anche con reddito”. Turco ci tiene però a sottolineare un altro aspetto della vicenda: “Mentre, per i lavoratori dipendenti, la verifica del mantenimento dei requisiti per la pensione di reversibilità è fatta dagli uffici dell’Inps, ai deputati basta inviare un’autocertificazione. Un vero e proprio paradosso, oltre che un privilegio”. Infine: “Esiste una norma ‘antibadanti’ che decurta la pensione per il superstite che si sia sposato con il coniuge che aveva più di 70 anni e con una differenza di età maggiore di vent’anni. Per i deputati? – domanda Turco –. Ovviamente non c’è”.

DIRITTI ACQUISITI, ADDIO – Non è tutto. Nelle intenzioni dei deputati di Alternativa Libera, il nuovo sistema dovrà essere applicato con effetto retroattivo anche ai trattamenti previdenziali già in essere. Addio ai diritti acquisiti, dunque. Con l’abolizione degli attuali vitalizi e un ricalcolo degli assegni da effettuare secondo il nuovo sistema contributivo. Perciò “ai parlamentari cessati dal mandato che già beneficiano di un trattamento previdenziale o di un assegno vitalizio e che non hanno compiuto l’età pensionabile”, è scritto nella proposta di legge, “viene sospesa l’erogazione del trattamento pensionistico fino al raggiungimento dei requisiti per percepirlo”. Ma il provvedimento punta a rendere ancora più stringenti le maglie per percepire l’assegno. Se infatti il parlamentare già cessato dal mandato viene nuovamente rieletto (Camera, Senato, Parlamento europeo o consiglio regionale) o va a ricoprire incarichi di governo o presso amministrazioni di enti pubblici o privati, “l’erogazione del trattamento previdenziale viene sospesa per tutta la durata del mandato”, spiega Turco. Stessa incompatibilità è prevista anche per la percezione di qualsiasi altro reddito da lavoro.

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