Accusato di “marcata negligenza”, sottoposto a procedimento disciplinare presso la Corte d’appello di Brescia e infine assolto. Ma nel frattempo sollevato dall’incarico di comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia. Si infittisce la trama dietro alla vicenda del capitano dei carabinieri Pietro D’Imperio, finito sotto inchiesta disciplinare per aver condotto – secondo l’accusa promossa dalla Procura generale di Brescia, come riportato nell’aprile scorso da ilfattoquotidiano.it – indagini “incongruenti e mancanti” sul traffico organizzato di rifiuti in Lombardia. Accuse rigettate però dalla commissione disciplinare che valuta l’operato degli ufficiali di polizia giudiziaria, presieduta da un presidente di Corte d’appello e composta da magistrati e ufficiali, come previsto dall’articolo 17 delle norme attuative del codice di procedura penale.

L’ufficiale dell’Arma, noto a Brescia per le numerose e significative indagini, al termine di un processo disciplinare riservatissimo durato diverse udienze – un iter “insolito” secondo gli addetti ai lavori – è stato assolto dalle pesanti accuse di negligenza e “inosservanza delle norme che disciplinano le funzioni di polizia giudiziaria”. Il capitano D’Imperio nel frattempo è stato trasferito al Centro di eccellenza per le unità di polizia e stabilità di Vicenza, centro di formazione dei carabinieri per le operazioni di peacekeeping.

Le motivazioni della decisione saranno depositate entro 90 giorni, al termine dei quali la Procura generale di Brescia valuterà se promuovere ricorso al ministero di Grazia e Giustizia. Poco o nulla si sa sul merito del procedimento, che riguarda contestazioni relative a un’indagine sul traffico organizzato di rifiuti condotta dal procuratore aggiunto di Brescia Sandro Raimondi e coordinata dal sostituto procuratore della Dna Roberto Pennisi. Il 16 giugno scorso le accuse nei confronti dell’ufficiale erano state confermate, di fronte alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, dal Procuratore generale di Brescia Pierluigi Dell’Osso, che aveva riferito di un procedimento disciplinare avviato per “infedeltà nell’attività di polizia giudiziaria e, soprattutto, nell’esecuzione e fruizione di intercettazioni telefoniche”. L’avvocato difensore del militare, da noi contattato, ha sostenuto l’esigenza di riservatezza e non ha voluto fornire informazioni.

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