Da una parte la tensione sui binari della stazione di Budapest con scontri veri e propri, per la prima volta, tra i migranti che vogliono partire per la Germania e le forze dell’ordine. Dall’altra la prosecuzione del duello tra Germania e Ungheria con il premier magiaro Viktor Orban che spiega che il “problema non è europeo, ma tedesco” e il suo braccio destro che ribadisce che il caos alla stazione della capitale è “conseguenza dell’incerta posizione” di Berlino. E poi la replica quasi immediata della cancelliera Angela Merkel: “La Germania fa ciò che è moralmente e giuridicamente dovuto. Né di più, né di meno”. Mentre i leader europei si preparano a settimane complicate per ridiscutere le regole su accoglienza e diritto d’asilo e, più praticamente, a redistribuire quote di migranti in arrivo sul territorio dell’Unione, continuano ad arrivare migranti sia dalla rotta balcanica sia da quella mediterranea.  In Ungheria nelle ultime 24 ore sono entrati altri 2.061 migranti e profughi diretti verso il Nord Europa e il flusso non si ferma: in Macedonia nelle ultime 24 ore sono giunti 2.093 migranti e nelle prossime ore ne sono attesi altri 4 mila. Nel frattempo, mentre le polemiche si concentrano su Budapest, un muro lungo un pezzo di frontiere europee esiste già: in Bulgaria sono già stati realizzati 20 chilometri di barriera al confine con la Turchia.

Ungheria, migranti si rifiutano di scendere dal treno: scontri con polizia
Gli scontri tra polizia e migranti, in Ungheria, sono avvenuti a Bicske. Il treno era partito da Budapest, dove la stazione orientale era stata riaperta, diretto verso il confine austriaco. A meno di 40 chilometri di distanza, però, è stato fermato. La polizia ha ordinato ai profughi di scendere, ma molti hanno protestato calandosi dai finestrini, tentando di fuggire, coricandosi sui binari oppure facendo resistenza, rifiutandosi di scendere. Ci sono stati scontri e tafferugli. Un vagone è stato svuotato, mentre altri 5 sono rimasti pieni di persone. In seguito, la polizia ha dichiarato l’area “zona operativa” e ordinato ai giornalisti di andarsene. “Rispettate le persone, non c’è rispetto umano qui. Vogliamo andare in Germania”, ha dichiarato un uomo siriano rimasto a bordo del treno, parlando in inglese. Un altro treno è stato fermato a Gyor (vicino al confine con la Slovacchia) e decine di profughi sono stati fatti scendere. 

Budapest: “Scontri? Colpa dell’incerta posizione di Berlino”
La situazione di tensione sotto il profilo dell’ordine pubblico finisce così al centro della nuova polemica sollevata dal premier ungherese Viktor Orban che guida un governo di destra nazionalista. “Detto tra noi, il problema non è europeo, è un problema tedesco” dice mentre incontra il presidente dell’Europarlamento, il tedesco (socialdemocratico) Martin Schulz. “Tutti vogliono andare in Germania – spiega Orban – Nessuno vuole restare in Ungheria, Slovacchia o Estonia. Vogliono andare tutti in Germania”. Il carico ce lo mette il suo capo di gabinetto,  Janos Lazar: “La polizia non userà la forza contro i migranti che non collaborano”. La responsabilità dei tumulti alla stazione, ha insistito Lazar, è della Germania riprendendo un concetto che aveva già espresso nei giorni scorsi. “Le scene tumultuose alla stazione – ha detto – sono la conseguenza dell’incerta posizione della Germania, che aveva fatto nascere delle illusioni nei profughi che non volevano più collaborare con le autorità ungheresi”. Infine l’affondo all’Europa: “I leader europei – dichiara Orban – hanno dimostrato chiaramente di non essere in grado, di non avere la capacità di gestire la situazione, è noto che tocca ai singoli Paesi controllare le frontiere esterne. E questo sta facendo l’Ungheria. Il trattato di Schengen è minacciato. Noi ungheresi beneficiamo della libertà di circolazione e vogliamo difenderla. E per questo difendiamo le frontiere esterne”.

Merkel: “La Germania fa quello che è moralmente dovuto”
Alla cancelliera Angela Merkel bastano 16 parole per replicare al governo ungherese: “La Germania fa ciò che è moralmente e giuridicamente dovuto. Né di più, né di meno”. A Orban è arrivata anche la risposta di Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo (cioè l’insieme dei primi ministri dell’Ue): “Io sono profondamente cristiano. Per me la cristianità sta nel principio fondamentale di ‘amare il prossimo tuo come te stessò, cioè aiutare chi è in difficoltà senza distinzione di razza o di religione”. Una frase con cui Tusk, senza citarlo, ha voluto implicitamente censurare le parole di Orban che in un intervento sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, aveva sostenuto che con la sua politica stava “difendendo la cristianità europea dall’invasione musulmana”. Tusk ha anche sottolineato che sarà “necessaria una redistribuzione di almeno 100mila profughi fra i Paesi europei. E farlo tra 500 milioni di abitanti non è un problema, ma lo diventa se li concentriamo tutti in una parte sola”. 

Anche Matteo Renzi ha affrontato oggi la questione dei flussi migratori. “Pensiamo che non ci sia alternativa a salvare tutti quanti coloro che rischiano di morire. Non si discute neanche”. Quella dell’immigrazione “non è solo un’emergenza, continuerà a lungo. Serviranno settimane e mesi e richiede un approccio globale europeo”. E il richiamo è stato anche alle immagini diventate simboliche di Aylan, il bimbo siriano di 3 anni morto durante la traversata verso la Grecia: “Stringono il cuore e strapazzano l’anima – ha detto Renzi – c’è un padre che sta cercando di tornare a casa per seppellire la sua famiglia. Di fronte a queste immagini l’Europa non può perdere la faccia”. 

Guardia costiera salva quasi 200 migranti in mare, un morto
Resta, infine, il consueto bollettino sugli sbarchi della rotta mediterranea. Il cadavere di un migrante è stato recuperato da uomini della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che, a poche miglia dalle coste della Libia, hanno tratto in salvo 91 persone, le quali erano a bordo di un gommone semiaffondato diretto verso l’Italia. Un’altra nave della Guardia costiera, la Corsi, ha salvato 105 migranti che si trovavano a bordo di un gommone. Arriva anche la notizia del primo caso “italiano” di migranti nascosti in un furgone: un romano residente a Milano è stato arrestato e condannato a Mentone. E’ stato invece dopo un incidente stradale che, in Slovacchia, sono stati scoperti 23 migranti a bordo di un furgone (tre sono minorenni).

Il muro bulgaro al confine della Turchia
Intanto un muro esiste già in Europa. E’ quello tra Bulgaria e Turchia: sono stati già realizzati 20 chilometri, con tanto di filo spinato. Il ministro dell’interno bulgaro Rumjana Bacvarova ha detto oggi che è stata completata la costruzione dei primi 20 km della barriera ‘difensivà anti-immigrati lungo la frontiera con la Turchia. La lunghezza totale della barriera “difensiva” anti-immigrati, ha precisato il ministro dell’Interno Rymjana Bacvarova, sarà di 130 chilometri, e per la fine dell’autunno sarà portata a termine la metà dell’opera. Il ministro ha precisato che il 95% dei migranti che arrivano in Bulgaria – in prevalenza da Siria, Afghanistan e Iraq – soddisfa le condizioni per l’ottenimento dello status di profugo.

La Turchia: “L’Europa ha trasformato il Mediterraneo in una tomba”
Contemporaneamente Ankara ribadisce che “le porte rimarranno aperte”: “I Paesi europei – attacca il presidente Recep Tayyp Erdogan – che hanno trasformato il mar Mediterraneo, la culla di una delle civiltà più antiche del mondo, in una tomba, hanno una parte di colpa della morte di ogni singolo rifugiato”. Il leader turco ha accusato l’Occidente di “insensibilità”, riferendosi poi alla morte del piccolo siriano Aylan, ritrovato ieri sulla costa sudoccidentale turca di Bodrum: “L’umanità non dovrà dar conto di questo bimbo di tre anni?”. Erdogan ha quindi puntato il dito contro le politiche europee dell’accoglienza dei migranti: “Ad annegare nel mare non sono solo i rifugiati, ma anche la nostra umanità. Ogni singolo rifugiato che è stato oggetto di trattamenti inumani alle frontiere, e che è stato mandato a morte intenzionalmente su barche che affondano, è l’amaro simbolo di questa realtà”. La Turchia ospita quasi due milioni di rifugiati siriani e, per contro, ha frenato il suo percorso di avvicinamento verso l’Europa proprio per il problema dei diritti umani.