Spintoni, insulti e attimi di tensione. I Casamonica tornano in chiesa, questa volta per partecipare alla messa in suffragio del capofamiglia Vittorio, i cui funerali show hanno scatenato polemiche politiche e un rimpallo di responsabilità che non si è ancora fermato.

Finita la messa i giornalisti si sono avvicinati alla chiesa di San Girolamo Emiliani – a un isolato di distanza dalla casa di “Re Vittorio”, a Casal Morena, periferia sud di Roma – per fare qualche domanda ai parenti. Ne è nato un parapiglia: “Non provocate, rispettateci, ormai avete visto tutto, fatela finita”, hanno detto i parenti che hanno insultato i cronisti: “Pezzi di m…“.  Tanto che è stato necessario l’intervento degli agenti in borghese presenti in forze, come deciso nel comitato per l’ordine e la sicurezza di lunedì.

La cerimonia è iniziata alle 11 e 30, e ovviamente non si sono visti i fasti da padrino simili a quelli del funerale celebrato il 20 agosto nella chiesa Don Bosco di Cinecittà, la stessa dove si tenne quello di Renatino De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana, e la stessa che vietò quello del radicale Piergiorgio Welby. “Se ci sono giornalisti ci fanno diventare più importanti. Siamo famosi, più importanti dei vip”, ha detto Egidia Casamonica, nipote di Vittorio, rispondendo ai cronisti che si sono presentati davanti alla chiesa prima della messa, celebrata in forma strettamente privata. “Non è mafia. Noi non facciamo la guerra. Siamo pacifisti. Noi buttiamo fiori mica le bombe come l’Isis. Ci siamo rimasti male perché non ci rispettano” (guarda). “È la nostra tradizione, non è la mafia – ha proseguito la donna – Vi faccio vedere le foto dei funerali di 15 anni fa ma anche di 70. Il funerale così era perché Vittorio era per noi un re, un pezzo forte della famiglia”.

“E’ mio dovere pregare per un defunto”, ha precisato padre Francesco Fissore che pochi giorni fa ha raccontato a ilfattoquotidiano.it un retroscena sui funerali. I parenti di Vittorio Casamonica vennero a chiedergli di poter celebrare le esequie nella sua chiesa, il parroco acconsentì. Ma i familiari ci ripensarono e si rivolsero alla chiesa Don Bosco perché quella di San Girolamo Emiliani era troppo piccola: un set poco adatto per il corteo di suv, motorini, Rolls-Royce, la carrozza con i cavalli e l’orchestra che suona le musiche preferite del capofamiglia.

Al termine della messa è arrivato Gabriele Paolini, il disturbatore tv, con un fiore e un biglietto per il defunto capostipite della famiglia rom. “Quando avevo 17 anni ho fatto una partita a bocce con Vittorio Casamonica, ho conosciuto un uomo – ha detto Paolini ai giornalisti – Quando si muore, si è uguali, già da vivi è impossibile ma quando si muore si può essere uguali?”. Paolini, insieme a un fiore lasciato in chiesa, aveva un foglio con scritto: “Tutti i morti sono uguali, riposa in pace Vittorio”.