“I Casamonica chiesero la chiesa don Bosco perché la mia parrocchia è troppo piccola io ho risposto di sì”. Prima di andare a bussare alla chiesa Don Bosco, si erano rivolti a quella del loro quartiere per chiedere di celebrare i funerali di Vittorio Casamonica. E anche qui, i familiari del capo clan avevano ricevuto il via libera dal parroco. Salvo poi ripensarci. Il motivo? La chiesa di San Girolamo Emiliani è troppo piccola, il funerale show non poteva avere lo stesso impatto. A raccontare il retroscena a ilfattoquotidiano.it è lo stesso sacerdote della parrocchia, don Francesco Fissore, che dice: “Le gigantografie? Erano fuori luogo. Se il prete se le ha viste e non le ha tolte ha sbagliato” 


video di Mauro Episcopo

La versione del prete arriva dopo la ricostruzione fatta da il Messaggero secondo cui lo stesso parroco aveva rifiutato di dare il nulla osta per celebrare le esequie di “Re Vittorio”. Secondo il quotidiano, i familiari del defunto si sono rivolti a don Fissore per celebrare le esequie nella parrocchia del loro quartiere: San Girolamo Emiliani si trova in via Bellico Calpurnio, la casa di Vittorio Casamonica in via Roccabernarda, a un isolato di distanza. Il prete, immaginando lo spettacolo che sarebbe andato in scena, si è rifiutato. Ma stando alle parole del parroco le cose non sono andate così. Anzi, il no sarebbe arrivato dai Casamonica che si sono rivolti a don Giancarlo Manieri (“rifarei il funerale”) per celebrare la funzione.

Di sicuro la scelta della chiesa Don Bosco nel quartiere Tuscolano ha permesso alla famiglia di sfoggiare tutta la sua potenza. Per raggiungerla, infatti, il corteo ha attraversato il raccordo anulare passando per le principali strade del quartiere con il corteo composto da più di 200 auto, suv e Rolls-Royce. E una volta arrivati davanti alla parrocchia lo spettacolo ha potuto avere inizio.

La Procura di Roma ha comunque aperto un’inchiesta per vederci chiaro. Gli investigatori della Squadra Mobile adesso vogliono capire perché i familiari siano andati a bussare proprio a Don Bosco al Tuscolano, la stessa chiesa che celebrò i funerali di uno dei capi della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino (un caso?). La stessa che rifiutò di celebrare quelli del radicale Piergiorgio Welby.

Non c’è solo il funerale. Nel mirino anche ci sono anche le case del Comune date al clan a prezzi stracciati. “Canoni da 70-100 euro al mese”, denuncia sul Messaggero il senatore Pd e l’assessoreai Trasporti Stefano Esposito. Il Campidoglio ha avviato una serie di verifiche negli alloggi occupati dal clan – che vanno da Laurentino a Spinaceto, fino al quadrante orientale della Capitale – per capire chi abbia o meno i requisiti per abitare negli alloggi. Il dossier verrà girato poi in Procura.

Più in generale, le verifiche fino ad oggi hanno già individuato 743 occupanti di case pubbliche sprovvisti dei titoli per abitarle perché occupanti abusivi, oppure proprietari di immobili o con redditi superiori ai limiti. Si tratta di 320 alloggi di proprietà dell’amministrazione e di 423 alloggi di edilizia residenziale pubblica, per i quali si è concluso il procedimento amministrativo dopo il quale scattano le procedure di sgombero. “Proprio grazie a queste operazioni di recupero è stato possibile – sottolineano dal Campidoglio – intensificare il ritmo di assegnazione di alloggi popolari a chi davvero ne ha diritto”.