La Banca centrale cinese ha svalutato lo yuan dell’1,9% per cercare di combattere il rallentamento dell’economia e rilanciare le esportazioni. Il taglio della quotazione della valuta rispetto al dollaro è il più corposo dal 1994, quando il Paese ha unificato i tassi ufficiali. La mossa porta il cambio ufficiale ai minimi da circa tre anni nei confronti del biglietto verde. Secondo le autorità cinesi, punta a lasciare più spazio al mercato nel determinare il cambio tenendo conto di domanda e offerta e del tasso di chiusura del giorno precedente. E’ anche vero però che la svalutazione ridurrà il potere di acquisto dei consumatori cinesi su alcuni prodotti. La decisione arriva dopo che a luglio l’export ha registrato un -8,6%, mentre i dati sulla crescita del pil (+7% nel secondo trimestre) sono ritenuti poco attendibili da molti analisti. Questo nonostante i ripetuti tagli dei tassi di interesse. Tutti fattori che a loro volta hanno determinato una serie di tonfi dei listini borsistici, continuati nonostante le misure ad hoc varate dal governo.

La maxi svalutazione è stata decisa in una fase in cui anche le monete di Australia, Corea del Sud e Singapore si sono deprezzate e aumenta il rischio di una ‘guerra delle valute‘ tra le potenze economiche dell’area. Secondo Stephen Roach, già presidente della Morgan Stanley in Asia e ora professore associato a Yale, “in una economia globale debole ci vuole molto di più che una svalutazione dell’1,9% per far balzare l’export. Questo aumenta inoltre la possibilità che le crescenti e destabilizzanti schermaglie si trasformino in una guerra mondiale delle valute”. E per Matteo Paganini, analista di DailyFX, la Cina “è entrata di diritto all’interno del quadro di guerra valutaria dal quale stanno lontano solo Stati Uniti e Gran Bretagna, almeno in maniera ufficiale”.”Ufficiosamente crediamo che possa essere una mossa non tanto alla ricerca di una svalutazione duratura nel tempo”, aggiunge Paganini, “ma per trasmettere la mercato quel messaggio che tante volte abbiamo tentato di trasmettere agli investitori, ossia che la strada dello yuan non dovrà essere considerata soltanto a rialzo”.

La mossa ha affossato le Borse europee e Wall Street, nonostante proprio martedì la Grecia e i creditori abbiano raggiunto un accordo tecnico per lo sblocco del terzo piano di aiuti. Francoforte è stata maglia nera a -2,45%, seguita da Parigi (-1,73%). Piazza Affari ha lasciato sul terreno lo 0,79%.