A tre settimane dal crollo dell’8 luglio le borse cinesi tornano improvvisamente a perdere terreno. Il listino Shanghai lunedì è arretrato dell’8,48%, in quella che è stata la peggior seduta dal febbraio 2007, mentre Shenzhen ha ceduto il 7 per cento e Hong Kong il 3,1 per cento. Crolli che mettono fine a un recupero alimentato da energici provvedimenti governativi ad hoc, come il divieto ai grandi azionisti di vendere titoli per i prossimi sei mesi, lo stop alle nuove quotazioni e alle vendite allo scoperto e il sostegno finanziario alle istituzioni che prestano denaro a chi vuole investire in borsa. Pesano i dubbi sull’efficacia di lungo periodo di queste misure, introdotte da Pechino per contrastare lo scoppio della bolla, ma soprattutto i timori per l’indebolimento dell’economia, alimentati da dati deludenti sui profitti delle imprese a giugno.

Da novembre, la banca centrale cinese ha tagliato per quattro volte i tassi d’interesse nel tentativo di stimolare la crescita. Stando ai dati ufficiali, l’obiettivo è stato raggiunto: nel secondo trimestre, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, il Pil è salito del 7%. Ma diversi osservatori stranieri hanno messo in dubbio l’attendibilità di quei numeri. I timori degli investitori dopo lo scoppio della bolla speculativa sui mercati finanziari, vista nelle settimane passate, vanno infatti di pari passo con quelli legati al rallentamento dell’economia dell’ex Celeste Impero. Non a caso a innescare la caduta della borsa di Shangai è stato il dato sui profitti delle imprese industriali, in contrazione dello 0,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: messo insieme con altri indicatori ha contribuito ad alimentare i dubbi sulla tenuta della crescita dell’ex Celeste Impero. Il crollo dei listini cinesi conferma poi i timori sull’efficacia delle misure varate nelle scorse settimane da Pechino per contenere il fuggi fuggi. La China Securities Finance Corp (Csfc), la Consob cinese, ha confermato, da parte sua, gli sforzi “per stabilizzare il mercato e il sentiment degli investitori e per prevenire rischi sistemici” e ha avvertito che “punirà in modo severo” gli autori di vendite allo scoperto.

L’andamento dei listini cinesi ha influenzato in negativo anche le piazze europee, che iniziato la settimana con pesanti ribassi: Milano è stata la peggiore (-2,97%), seguita a stretto giro da Parigi (-2,57%) e Francoforte (-2,56%). Piazza Affari ha in particolare sofferto con i titoli del lusso, Ferragamo e Moncler in testa, che realizzano in Cina una bella fetta di fatturato, e con Fca (-6,94%), alle prese coi costi dei richiami di auto negli Usa.