Un nuovo terremoto fa tremare Palazzo Senatorio, già duramente provato dalla tempesta di Mafia Capitale. La scossa si irradia fino al Campidoglio da via XX Settembre: secondo il ministero dell’Economia, durante l’amministrazione Alemanno sarebbero stati “indebitamente erogati” bonus a pioggia ai dipendenti comunali per oltre 360 milioni di euro. Soldi di cui il Mef ora chiede conto all’amministrazione Marino, che potrebbe trovarsi costretto a tagliare gli extra salariali ai propri dipendenti. Un affondo che segue la stilettata inferta il 16 giugno al sindaco da Matteo Renzi (“Chi è in grado di governare governi, se no vada a casa. Chi è onesto deve essere anche capace“) e l’ultimo schiaffo mollato con sufficienza da Deborah Serracchiani, governatore del Friuli e vicesegretario del Pd: “Marino inizi un percorso di buona amministrazione“. Una tempesta di strali in mezzo alla quale Marino si ritrova contro, con sospetto tempismo, anche l’argomento dei troppi soldi spesi per il salario accessorio dei suoi 24 mila dipendenti. Quegli stessi extra che fin dall’inizio del suo mandato il “marziano” aveva provato a tagliare, finendo con l’inimicarsi l’intera classe amministrativa capitolina. Che ora minaccia una nuova guerra al sindaco.

Trecentosessanta milioni “indebitamente erogati” tra il 2008 e il 2013, quando cioè al Campidoglio sedeva Gianni Alemanno (indagato per associazione mafiosa nell’inchiesta Mafia Capitale). Ora i risultati della verifica effettuata dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato finiscono per colpire il primo cittadino, già nell’occhio del ciclone per le conseguenze dell’inchiesta della Procura di Roma e nel mirino dei vertici del Partito Democratico (il futuro del sindaco lo “deciderà il Pd romano con la coalizione. Marino è una persona per bene. Questa vicenda non riguarda solo questa amministrazione, ma fa oggettivamente schifo“, sentenziava martedì Renzi a Porta a Porta): perché la scoperta del buco addebitato alla giunta Alemanno potrebbe portare al ridimensionamento, se non all’azzeramento, del fondo destinato agli extra salariali del Comune di Roma, attualmente di 62 milioni di euro. E, di conseguenza, al taglio del salario accessorio ai dipendenti comunali. Che hanno già avvertito l’amministrazione: “Se toccano i salari accessori, bloccheremo la città per il Giubileo”, la minaccia dei sindacati. Il Mef precisa: “Nella sua comunicazione, la Ragioneria Generale dello Stato non fa alcun riferimento ad operazioni di recupero delle cifre erogate. La RGS resta in attesa di conoscere i provvedimenti adottati per una corretta quantificazione delle risorse del fondo per lo sviluppo delle risorse umane e per la produttività del personale per il periodo 2008-2012“.

La bomba a orologeria è innescata ma il sindaco, sempre più accerchiato, continua a professare sicurezza. “Nessun salario dei dipendenti sarà toccato e nessun euro dovrà essere restituito, né adesso né in futuro”, ha detto Marino nel pomeriggio, al termine di un incontro con i sindacati. “Sono tranquillo, quelle del Mef sono carte che conosco molto bene – spiegava inoltre in un’intervista su Il Messaggero – io sono l’unico sindaco d’Italia che ha firmato unilateralmente il contratto che agganciava i salari accessori al merito. L’8 luglio del 2008 gli ispettori del Mef fecero una relazione che venne tenuta nel cassetto dalla giunta Alemanno e che non venne mai discussa”, contrattacca il sindaco. “Se c’ è una città che ha fatto un percorso virtuoso – rivendica, poi, il primo cittadino della Capitale – questa è Roma. Sarebbe un mondo all’incontrario quello in cui l’unico sindaco che ha avuto il coraggio di farsi occupare il Campidoglio da ventimila persone pur di bloccare i privilegi, valorizzando il merito, adesso venga penalizzato”.

Sul salario accessorio, in effetti, Marino aveva ingaggiato battaglia. Appena eletto, il sindaco aveva sottoposto i conti del Campidoglio, così come li aveva lasciati Alemanno, al vaglio dei tecnici del Mef, dai quali ottenne uno studio accurato in cui si sottolineava come il salario accessorio non potesse essere dato a pioggia, ma doveva essere agganciato alla produttività. Di conseguenza il sindaco cominciò a chiedere che quei soldi in più in busta paga fossero giustificati. “Non intendiamo realizzare l’equilibrio di bilancio riducendo le risorse spettanti al personale”, spiegava il sindaco il 24 aprile 2014, chiedendo però ai lavoratori di giustificare gli indennizzi lavorando più ore o svolgendo funzioni e mansioni aggiuntive.

Alcune indennità, poi, finivano esplicitamente nel mirino: ad esempio, quella per il lavaggio della divisa garantita ai vigili urbani, che potevano contare anche sulla semi-notte, ovvero il turno di notte che partiva alle 16 sia d’estate che d’inverno; o quella per i colloqui con i genitori o le affissioni degli avvisi in bacheca garantito alle maestre; o quella che premiava i tecnici amministrativi per il rientro in ufficio al pomeriggio, obbligo già previsto dal contratto. Risultato: i dipendenti annunciavano raffiche di agitazioni, dal 6 giugno, giorno in cui  l’80% dei dipendenti incrociava le braccia paralizzando i servizi pubblici, fino al 21 novembre, quando con una fiaccolata dalla Bocca della Verità a Palazzo Senatorio 5.000 amministrativi mandavano in tilt il traffico. La partita si chiudeva il 6 febbraio 2015 con la firma del nuovo contratto decentrato, in base al quale le somme accessorie, fino a 300 euro, venivano legate a prestazioni effettive.

La tenaglia attorno al sindaco si stringe di ora in ora. In mattinata la giunta si è riunita per fare il punto sui rilievi del Mef e sulla questione del “cambio di passo” sollecitato da Renzi nei giorni scorsi. Per il pomeriggio, poi, il sindaco ha convocato i sindacati. Ma alle fibrillazioni che arrivano da Palazzo Chigi e via XX Settembre si aggiungono anche quelle provocate dagli alleati. Sel chiede “discontinuità“, tanto da mettere in discussione la stessa giunta. E Luigi Nieri, che in quella giunta siede sulla sempre più scomoda poltrona di vicesindaco (secondo Salvatore Buzzi Nieri chiedeva assunzioni al sodalizio di Mafia Capitale in cambio di appalti), non si è tirato indietro: “Se prendiamo la decisione dell’azzeramento della giunta un minuto prima io rassegno le dimissioni”, spiegava giovedì sera. Intanto la questione più urgente resta quella del presunto buco: “Non esiste alcuna richiesta perentoria del Mef – ha spiegato Nieri nel pomeriggio – perché con il Mef stiamo lavorando da mesi per fare quello che nei 5 anni di Alemanno non era mai stato fatto: mettere ordine nel caos e dare certezze ai nostri dipendenti”.