Luigi Nieri, vicesindaco di Roma. Francesco Rutelli, ex primo cittadino della Capitale e parlamentare. Fabio Melilli, segretario regionale del Partito Democratico e deputato. Salvatore Buzzi li tira dentro, nel calderone incandescente di Mafia Capitale. In ballo ci sono gli appalti su cui il ras delle cooperative vuole mettere le mani. Si parla di facilitazioni in cambio di assunzioni.

E’ il giugno 2014, Buzzi lavora per aggiudicarsi parte del pacchetto di appalti (“Se piamo un milione de verde (pubblico, ndr)” che il Comune deve affidare ai privati dopo la chiusura della partecipata Multiservizi, così parla con Mattia Stella (membro del gabinetto del sindaco Marino) Mirko Coratti (presidente dell’assemblea capitolina a libro paga della cupola), Luca Giansanti (Capogruppo della lista Marino), Daniele Ozzimo (assessore alla Casa nella giunta Marino, arrestato e ora ai domiciliari). Poi, racconta Buzzi il 13 giugno al telefono, vede anche Luigi Nieri, vicesindaco della Capitale: “Ho parlato con Nieri. Per me è fuso, il ragazzo. Mentre dicevo se m’aiutava a fa’ cresce la cooperativa, me chiedeva: ‘Ma mi puoi assume questo?’. Gli ho detto: “Ah Lui’, ma uno come fa a assume se tu non crei lavoro? Te sto a di’ proprio questo. Tu damme la possibilità di cresce, che se uno cresce poi può anche…’. Non lo capisce, il ragazzo”.

“Ciò che emerge con chiarezza nei brogliacci di cui si legge ormai ogni giorno – risponde in mattinata Nieri – è una cosa soltanto: se qualcuno fosse mai venuto a bussare alla mia porta l’avrebbe trovata non chiusa, sbarrata. Non so se essere lusingato dal disprezzo che Buzzi mostra nei miei confronti nelle sue conversazioni – continua – leggo che pensa di me che dormo, che mi devo dare una svegliata, che non capisco, che sono addirittura ‘fuso’. Parole offensive che testimoniano con nettezza la frustrazione di Buzzi nei miei confronti. Dimostrano che, se Buzzi cercava in me una sponda, non l’ha mai trovata”. Il riferimento al presunto posto di lavoro che avrei chiesto a Buzzi mi fa quasi sorridere  – continua il vicesindaco – ma poniamo pure che in questi anni io possa aver chiesto alla cooperativa 29 Giugno di assumere qualcuno. Per chi mi sarei speso? Per un mio parente o un mio amico? Mai! L’avrei certamente fatto per un disperato. Magari per un detenuto che per uscire dal carcere aveva bisogno di un lavoro per ottenere le misure alternative”.

Gli appalti di Multiservizi fanno gola e Buzzi ha fretta. “Io in due ore arrivo al sindaco (Marino, ndr). Io riesco ad arrivare anche al sindaco. Però non mi va di arrivarci”, spiega il capo della 29 giugno. E “se D’Ausilio (all’epoca capogruppo Pd in consigli) non si decide a muoversi”, “io allora metto in campo l’artiglieria pesante. Arriva Giuliano Poletti (ministro del Lavoro ed ex n.1 della Legacoop, ndr). Buzzi vanta rapporti di alto livello, con la politica che conta: “Il 25 luglio 2014, alle ore 15.11, Buzzi evidenziava il problema del personale nei centri da lui definiti ormai saturi e della questione Rutelli (assunzione del figlio dell’ex sindaco di Roma che emerge in altre intercettazioni, ndr)”.

I buoni rapporti fanno comodo anche in Regione e in Parlamento. Luca Odevaine cura quelli con Fabio Melilli, segretario regionale del Pd per il Lazio e membro della Camera dei deputati: “Ho parlato con Mario (Morcone, prefetto, ndr) – racconta il 22 luglio 2015 a Melilli l’uomo che per conto della cupola gestiva i flussi dei migranti da redistribuire nei centri di tutta Italia – di cui sono amico da tempo e volevo dirti che ho una Fondazione e posso fare un colloquio a Francesca per verificare la possibilità di un’assunzione”. Secondo il Ros, “Francesca” è Francesca Cestari, figlia di una precedente relazione della moglie di Melilli (“Non ha il mio cognome – spiega l’onorevole – perché aveva un anno quando ho sposato la madre”): sarà contattata da Odevaine e otterrà un colloquio.

Riceviamo e pubblichiamo la precisazione di Francesco Rutelli
“Uno dei nostri figli la scorsa estate ha voluto occuparsi di accoglienza di immigrati. E’ difficile criticare un ragazzo che sceglie di fare un servizio di notte (precario 2 giorni a settimana) ai rifugiati per breve periodo della sua vita. Ed è difficile criticare il padre, che non ha parlato con nessuno e neppure conosceva la coop dove il ragazzo ha svolto questo servizio e, pur essendo poco favorevole, ha rispettato questa scelta di suo figlio”