Il paese è piccolo e la gente mormora. Le voci, si sa, sono come spifferi. Il chiacchiericcio comincia a montare. E dalle mie parti si dice: “Voce di popolo, voce di Dio”. Per carità qui nessuno vuole fare demagogia, allusioni e instillare perfidi dubbi per mettere qualcuno in cattiva luce. Poi c’è la campagna elettorale, le strumentalizzazioni, il fango, gli schizzi. Ma i fatti sono fatti. Metterli in fila, collegarli, intrecciarli e poi ognuno si fa la sua opinione.

Il curatore fallimentare della società immobiliare ‘Ifil C&D’, coinvolta nel crac Amato e che vede tra gli indagati l’avvocato Piero De Luca, figlio del sindaco decaduto “Vicienz’a Funtana” e candidato per il centro sinistra a Presidente della Regione Campania, viene direttamente dal Municipio di Salerno. Non è una battuta. Il commercialista Ivan Meta, questo il suo nome, è stato nominato curatore fallimentare della società immobiliare. E non importa se, il neo curatore fallimentare, da anni collabora interrottamente con l’amministrazione De Luca. Non sono quisquiglie, neppure pinzellacchere ma gelatina attaccaticcia.

A Salerno c’è una società denominata ‘Ifil C&D’, costituita cinque anni fa, con un capitale sociale di diecimila euro. Questa impresa di servizi aveva il principale compito di vendere anche gli appartamenti di lusso mai realizzati nell’ex pastificio Amato poi fallito. La vicenda  diventa un buco nero che risucchia proprio tutti perfino gli ex vertici della banca Monte dei Paschi di Siena, la banca della Campania e di altre compagini trascinate sul banco degli imputati per aver contribuito al fallimento dell’ex pastificio e accusati di concorso in bancarotta fraudolenta. Scelte sbagliate? Investimenti non andati a buon fine? Gestione allegra? Sembra di no. Attorno all’ex pastificio si giocava una partita con carte truccate dove una serie di personaggi con ruoli diversi avevano messo in piedi un meccanismo infernale per trarne dei vantaggi economici e di potere.

In mezzo a questo gauzzabuglio c’è sempre la società immobiliare ‘Ifil C&D’ di cui è titolare Mario Del Mese, nipote di Paolo, ex parlamentare Dc e già presidente della commissione finanze dell’Udeur ai tempi del governo Prodi poi ex deputato Pd e finito in carcere con l’accusa di aver ricevuto denaro dagli Amato in cambio di buoni uffici bancari. Molto vicino al titolare della ‘Ifil C&D’ c’è il rampollo degli Amato, Giuseppe detto Peppino che aveva interesse a tessere buoni rapporti con il Comune di Salerno perché in ballo c’era il progetto di trasformare urbanisticamente l’area del pastificio per edificare appartamenti di lusso. Ad Amato jr servivano i buoni uffici con l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Vincenzo De Luca affinché venisse approvata la variante al piano regolatore. Torbide nebbie che i magistrati della Procura di Salerno provano a dipanare con l’apertura di un fascicolo in cui vengono indagati Vincenzo De Luca, suo figlio Piero e Mario Del Mese e altre persone. Lo stesso rampollo degli Amato fa delle ammissioni e racconta retroscena come il pagamento di fatture relative a spese per il palco montato a piazza del Plebiscito a Napoli nel 2010 per un comizio di De Luca, di viaggi da parte del titolare della società per raggiungere Piero De Luca al quale portava soldi – proventi della ‘Ifil C&D’ – da versare sul conto in Lussemburgo e di biglietti aerei pagati sempre dalla società alla moglie e alla madre di De Luca jr.

Lo scorso marzo la Corte d’appello, dopo che per due volte il giudice fallimentare aveva respinto la richiesta della Procura ha dichiarato la società immobiliare ‘Ifil C&D’, fallita.  Una grana pesante che fa rischiare tra l’altro a Pietro De Luca un processo per bancarotta fraudolenta. Parlavamo di spifferi e chiacchiere. Il paese è piccolo e la gente mormora. Ecco allora i fatti. Lo scorso 4 maggio a seguito della sentenza di fallimento della società di Del Mese, il Tribunale di Salerno nomina Alessandro Brancaccio, giudice delegato ad avviare e seguire l’intero procedimento e il commercialista Ivan Meta quale curatore fallimentare della società ‘Ifil C&D’. L’inghippo è proprio il nome di Ivan Meta, il commercialista, infatti per conto del Comune di Salerno è stato prima consigliere della Salerno Patrimonio e poi presidente succedendo al dimissionario Simone Labonia, poi arrestato proprio per il crac Amato per poi patteggiare la pena.

Il neo presidente Meta con un compenso all’anno pari a 49.810 euro lavora per conto dell’amministrazione De Luca nella società municipalizzata di cartolarizzazione dei beni comunali poi finita in liquidazione in virtù di una politica del risparmio. Veniamo all’oggi, lo stesso Meta, ora è curatore del fallimento della società dove il figlio del candidato alla presidenza della Regione Campania rischia un processo per appropriazione indebita oppure per bancarotta fraudolenta. Faccenda delicatissima. Si troverà tra le mani documenti, carte, atti, conti o meglio notizie riservate e coperte dal segreto d’ufficio. A Salerno ci sono troppi spifferi. E allora una domanda sorge spontanea: per una questione di opportunità non poteva essere evitato questo corto circuito nominando un curatore fallimentare che non avesse ricoperto almeno negli ultimi tre anni incarichi pubblici?

Twitter: @arnaldcapezzuto