Un nuovo avviso di garanzia per Giuseppe Mussari. L’ex presidente del Monte dei Paschi, già al centro dell’inchiesta sull’istituto senese, è ora indagato dalla procura di Salerno per il crac del pastificio Amato. Mussari è accusato di concorso in bancarotta per dissipazione. Insieme a lui sono indagati anche Franco Ceccuzzi, candidato sindaco di Siena per il Pd, Marco Morelli, capo italiano di Merrill Lynch, anche lui indagato a Siena, e Paolo Del Mese, ex deputato Pd, già in carcere con l’accusa di aver ricevuto denaro dagli Amato in cambio di buoni uffici bancari.

Al centro delle indagini ci sono 27 milioni di finanziamento, di cui 17 messi a disposizione da Mps, per la riqualificazione di uno stabilimento Amato da trasformare in un centro residenziale di lusso. I soldi sono andati alla Re, un’azienda immobiliare del gruppo Amato che poi si sarebbe scoperto essere controllata da una società off shore di Malta. Viste le serie difficoltà economiche del pastificio, molte banche avevano preferito non intervenire. Monte dei Paschi, invece, aveva messo a disposizione 17 milioni e secondo la Procura in questa operazione fu fondamentale l’intercessione di Del Mese. Mussari, Ceccuzzi, Morelli e Del Mese parteciparono a una cena nella villa degli Amato nel 2006. Alla serata conviviale c’era anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Due anni dopo quella cena è stato concesso il finanziamento di 17 milioni che per la procura salernitana è stato agevolato dall’intercessione di Del Mese, all’epoca presidente della commissione Finanze della Camera, il quale, insieme all’ex Udeur Simone Labonia, sempre secondo i magistrati, avrebbe incassato centinaia di migliaia di euro dagli Amato, senza alcuna prestazione professionale.

Il 2 ottobre 2013 il Gip di Salerno, su richiesta del pubblico ministero, ha disposto l’archiviazione della posizione di Marco Morelli per la sua “estraneità ai fatti”. Tre mesi più tardi, a Siena, veniva archiviata anche la posizione di Morelli nell’inchiesta relativa al Monte dei Paschi, in quanto le notizie dei reati attibuitegli sono risultate “infondate”.