Vincenzo De Luca è indagato per corruzione e abuso di ufficio dalla Procura di Salerno. Il sindaco di Salerno e viceministro delle infrastrutture e dei trasporti del governo Letta stavolta non è nei guai per le vicende relative al Crescent. Pochi giorni fa, dopo il sequestro del grattacielo che sfregia il Lungomare della città De Luca era finito sulla graticola.

IN MOLTI AVEVANO chiesto a Matteo Renzi, vincente nel primo round delle elezioni primarie del Pd anche grazie al suo appoggio, se non fosse il caso di mollare un supporter così ingombrante, già indagato per abuso d’uffico e falso in atto pubblico. Ora le polemiche sono destinate a riaccendersi. Le accuse che il Fatto è in grado di rivelare, sono più imbarazzanti per il sindaco di Salerno, giunto al quarto mandato.

Non solo perché il reato contestato, la corruzione, è più grave ma anche perché stavolta insieme a De Luca è indagato anche il figlio Piero, appena asceso a un ruolo di peso nel firmamento politico della sinistra campana. Piero De Luca è infatti uno dei quattro delegati all’assemblea nazionale per la Campania in qualità di capolista pro Renzi della circoscrizione Salerno-costiera. Oltre ai due De Luca, c’è anche un terzo indagato: Mario Del Mese, nipote di Paolo, ex parlamentare Dc e già presidente della commissione finanze dell’Udeur ai tempi del governo Prodi. Mario Del Mese è il personaggio centrale della vicenda insieme a Giuseppe Amato, erede del pastificio Antonio Amato.

Vincenzo De Luca è stato iscritto sul registro degli indagati per corruzione nel novembre del 2012 e ha ricevuto la notifica dell’avviso di proroga delle indagini negli ultimi giorni di maggio. Il governo era appena nato e chissà se il viceministro avrà informato Enrico Letta e Matteo Renzi. Forse avrà glissato, memore di quanto era accaduto con altre accuse. De Luca era stato candidato nel 2010 alle regionali nonostante fosse indagato per accuse che poi si sono rivelate infondate. Proprio per una vicenda legata alle spese affrontate a margine del comizio più importante di quella campagna elettorale, secondo quanto risulta al Fatto, Vincenzo De Luca è ora indagato per corruzione. Giuseppe Amato, 39 anni, erede del pastificio Antonio Amato, ha raccontato ai pm di avere pagato alcune fatture per le spese relative al comizio sul palco montato a piazza del Plebiscito a Napoli nel 2010. A chiedergli di pagare le imprese che si erano occupate del comizio – secondo Amato Jr – era stato Mario Del Mese, un imprenditore molto vicino al figlio di De Luca, Piero.

Da canto suo Amato era interessato ai buoni uffici del comune di Salerno al quale aveva presentato una richiesta di variante urbanistica per un immobile del pastificio Amato. Nel novembre del 2012 Giuseppe, detto Peppino, Amato racconta la sua versione ai pm che indagano sul crac del pastificio. Il pm Vincenzo Senatore segreta l’atto e decide con l’allora procuratore Franco Roberti di creare un fascicolo separato che viene affidato ad altri due sostituti procuratori: Guglielmo Valenti e Antonio Cantarella. Allo scadere dei sei mesi i magistrati hanno notificato a Vincenzo De Luca, difeso dall’avvocato Paolo Carbone, e agli altri due indagati, il figlio Piero e il suo amico Mario Del Mese, l’avviso di proroga delle indagini, richiesto al Gip Maria Zambrano. L’avvocato Carbone, raggiunto dal Fatto, si è rifiutato di commentare.

SULLO SFONDO della nuova indagine c’è la vecchia inchiesta sulla bancarotta del pastificio Amato. Giuseppe Amato jr ha patteggiato una condanna a 3 anni e 6 mesi per le distrazioni del patrimonio dello storico pastificio che nel 2006 era stato sponsor della Nazionale nei mondiali vinti in Germania. Amato jr ha detto ai pm: “Mario Del Mese mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca al quale portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil”. E ha aggiunto: “Mario Del Mese mi riferì che Piero De Luca in realtà era un socio occulto della Ifil”. Ifil C&D è una società chiave dell’inchiesta. De Luca Jr non è mai stato socio e nega tutto.

Ora i magistrati salernitani hanno avviato una rogatoria in Lussemburgo per verificare le accuse. Piero De Luca lavora in Lussemburgo come referendario presso la Corte di Giustizia e sui suoi viaggi il sito della cronista Angela Cappetta, il più dettagliato sulle vicende salernitane, ha già rivelato altri particolari emersi durante l’inchiesta. Come i biglietti aerei pagati dalla società Ifil C&D di Mario del Mese per il Lussemburgo alla moglie di Piero De Luca e alla ex moglie di Vincenzo De Luca, Rosa Zampetti, madre di Piero.

Da Il Fatto Quotidiano del 29 novembre 2013