“Siamo sollevati, certo questa sentenza non ci cambierà la vita, la cambierà probabilmente parzialmente ai colpevoli”. Antonietta Centofanti, zia di uno degli otto giovani morti nel crollo della Casa dello Studente, sulla sentenza della Corte di Appello che ha confermato le pene di primo grado per i quattro imputati. “È una forma di giustizia, ma resta l’amaro in bocca per delle giovani vite cessate troppo presto. Speriamo sia un segnale che costituisca un deterrente perché si facciano le cose più seriamente, non sono fiduciosa che non accada più, anche recentemente sono crollate delle scuole, ma spero che questa sentenza abbia delle ricadute positive soprattutto quando si tratta di garanzie nei confronti di persone innocenti”.

Nel crollo della Casa dello Studente il 6 aprile 2009 morirono otto ragazzi. Il giudice di primo grado, nelle motivazioni della sentenza, aveva scritto che la “scossa non era affatto imprevedibile” e furono “ignorate le prescrizioni”.

Ai tecnici Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace sono stati confermati 4 anni di reclusione, al tecnico dell’Azienda per il diritto allo studio universitario, Pietro Sebastiani, due anni e mezzo. I primi tre sono i responsabili della ristrutturazione del palazzo nel 2000, il quarto aveva la competenza del controllo. Il collegio giudicante ha riformato le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e il non potere esercitare la professione. Insieme alla condanna sono state confermate le accuse di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo.

Sono state confermate anche le provvisionali dei risarcimenti che saranno stabiliti nella causa civile. Le parti civili hanno annunciato che ricorreranno in sede civile contro la Regione Abruzzo e l’Adsu, azienda della stesso ente, proprietario dell’immobile crollato. Secondo fonti legali, infatti gli imputati non sarebbero in grado di pagare i risarcimenti perché nel frattempo avrebbero ceduto beni. E come confermano gli stessi legali, una revocatoria della vendita di beni immobili costituirebbe un processo lungo e costoso.

Nell’ultima udienza il sostituto procuratore generale della Repubblica Alberto Sgambati aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Alcuni giorni fa è deceduto a 95 anni l’ingegnere aquilano Claudio Botta, il tecnico che progettò la Casa dello studente. Era uscito dal processo perché malato.