Non illudetevi: il processo per la strage di Sant’Anna potrebbe non farsi. E’ questo il succo della lettera che alcuni giorni fa il procuratore generale di Amburgo, Lutz von Selle, ha scritto al sindaco di Stazzema Maurizio Verona. La speranza del primo cittadino e dei superstiti è legata allo stato di salute dell’unico indagato ritenuto capace di intendere e di volere, Gerhard Sommer. L’ex ufficiale SS, 94 anni a giugno, oggi vive in una casa di riposo ad Amburgo. Da mesi, una commissione medica studia il suo stato di salute, per capire se è in grado o no di affrontare un processo. Nel frattempo, Sommer – per l’Italia condannato all’ergastolo con sentenza definitiva nel 2007 – rischia di morire di vecchiaia da uomo libero, come gli altri 9 ex ufficiali ritenuti colpevoli dal tribunale di La Spezia.

Le prove del massacro raccolte subito. E fatte sparire
Nessuno in Germania ha fretta di arrivare al processo. Eppure le prime prove sul massacro di Sant’Anna del 12 agosto 1944, costato la vita a 560 civili, tra cui molti bambini, risalgono a poche settimane dopo la strage. Una commissione americana interrogò i superstiti, raccolse prove, indicazioni, fece fotografie. Il 10 dicembre 1946 gli Alleati passarono i file su Sant’Anna al governo italiano perché portasse avanti le indagini. Nel 1948 il tribunale di Bologna fu chiamato a giudicare Walter Reder per il massacro del Monte Sole del 29 settembre, così simile per modalità alle stragi di Vinca del 24 agosto e di Sant’Anna. Ma agli inquirenti bolognesi fu impossibile raccogliere prove per Sant’Anna: la Procura generale militare non gli consegnò il famoso fascicolo 2163, che conteneva gli atti dell’inchiesta statunitense. Chissà come sarebbe andata se fossero entrati in possesso di quelle prove.

L’armadio della vergogna tornato alla luce
Bisogna aspettare il 1994 perché le responsabilità su Sant’Anna tornino alla luce. Il procuratore Antonino Intelisano quell’anno è in cerca di indizi contro Priebke. Trova, negli scantinati di Palazzo Cesi a Roma, sede della Procura Militare, un armadio rivolto con le ante verso il muro. Dentro, 695 fascicoli con materiale istruttorio sulle stragi naziste compiute in Italia. C’è anche quella di Sant’Anna. L’armadio viene ribattezzato “armadio della vergogna”. Il caso sul paesino versiliese viene passato al tribunale militare di La Spezia, che inizia, senza troppa fretta, le indagini.

L’inchiesta e i 10 SS imputati
La svolta arriva nel 2002, quando assume l’incarico il procuratore Marco De Paolis, che chiama a sé esperti di strategie belliche naziste e di stragi delle SS in Toscana. Hanno inizio gli interrogatori in Germania. De Paolis sa bene che c’è poco tempo a disposizione: gli indagati e i testimoni stanno invecchiando. Nel 2003, in tempi record, arriva all’udienza preliminare. Sono imputati 10 ufficiali della 16a divisione corazzata SS: Gerhard Sommer, Alfred Schönenberg, Bruss Werner, Heinrich Schendel, Ludwig Heinrich Sonntag, Georg Rauch, Alfred Concina, Horst Richter, Karl Gropler, Ludwig Göring. Il reato di cui sono accusati è “concorso in violenza con omicidio contro privati nemici pluriaggravata e continuata”.

Sentenza: ergastolo. Ma Berlino non dà l’ok all’estradizione
Il 20 aprile 2004, alla presenza dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, ha inizio il processo, che si conclude dopo 30 udienze, durante le quali sono ascoltati, oltre ai santannini, anche gli imputati e le persone informate sui fatti, come il soldato Adolf Beckert. Il 22 giugno 2005 arriva la sentenza: ergastolo per tutti e dieci gli imputati, condannati in contumacia. Alcuni di loro fanno appello, ma la sentenza è confermata fino in Cassazione, nel 2007. Nessuno di loro però sconta la pena: la Germania non concede l’estradizione, come fa di norma con tutti i suoi cittadini. Nel 2008 il tribunale chiede allora che la sentenza di condanna sia eseguita all’estero, secondo una procedura prevista dal codice. Ma finora la richiesta non ha avuto risposte, arenata, in un punto imprecisato dell’iter burocratico, per responsabilità mai chiarite.

Le inchieste parallele in Germania. Archiviate
Nel frattempo anche la Germania, che nel 1996 aveva avviato le indagini sulla strage, arriva a una conclusione. Il primo ottobre 2012, sul suo sito, la Procura di Stoccarda annuncia: “Le indagini ampie ed estremamente costose esperite dalla Procura di Stato di Stoccarda e dall’Ufficio Criminale del Land Baden-Württemberg hanno dimostrato che ai 17 imputati – in particolare agli 8 ancora in vita – non potrà essere comprovata un’imputabile partecipazione ai fatti avvenuti nel paese montano di Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944”. Il caso è archiviato. Le indagini tedesche sono durate così tanto che, mentre erano in corso, sono morti di vecchiaia 9 dei 17 indagati. Di questi 17, 9 sono i condannati all’ergastolo di La Spezia.

“Difficile dimostrare colpe individuali”. Ma alcuni erano rei confessi
“L’appartenenza di una persona ad un’unità delle SS impiegate a Sant’Anna di Stazzema non sostituisce la necessaria dimostrazione di colpevolezza individuale” sostiene ancora la Procura di Stoccarda. Impossibile insomma verificare le colpe individuali degli ufficiali. Eppure tra di loro c’erano stati dei rei confessi, come commenta, sconcertato, il procuratore di La Spezia, De Paolis. Il tribunale di Stoccarda non riconosce al massacro di Sant’Anna la crudeltà tipica del Mord, il reato di omicidio che non cade in prescrizione. Identifica invece la strage con il Totschlag, il semplice assassinio, che va in prescrizione dopo 20 anni. Il procuratore capo di Stoccarda, che ha coordinato le indagini, Claudia Krauth, dichiara: “Mi sento di assicurare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che la procura di Stoccarda ha fatto tutto il possibile”.

Nell’agosto 2014, a pochi giorni dal 70esimo anniversario della strage, una notizia riaccende le speranze dei superstiti: la corte federale di Karlsruhe ha annullato la sentenza di Stoccarda. Le indagini sull’eccidio di Sant’Anna si riaprono, ma solo a carico di Sommer, l’unico, si ritiene, ancora in grado di intendere e di volere tra gli ex ufficiali ancora in vita. Ma Sommer, che vive in una residenza per anziani, presenta un certificato di incapacità a presentarsi alle udienze per problemi di salute. Su richiesta di Enrico Pieri, presidente dell’associazione Martirti di Stazzema, una nuova commissione sta esaminando il suo stato di salute.