La Germania sbatte di nuovo contro un muro l’armadio della vergogna. La Procura di Stoccarda, dopo un’inchiesta di 10 anni, ha deciso che non saranno processati gli otto ex membri delle SS sospettati di aver preso parte al massacro di Sant’Anna di Stazzema dove il 12 agosto 1944 morirono 560 persone, 116 dei quali ragazzi e bambini: il più piccolo aveva 20 giorni. Secondo la magistratura tedesca non ci sono prove che ciascun imputato abbia partecipato alla strage, tra le pagine più infami dell’occupazione nazista in Italia. In Italia invece il processo agli otto ex componenti ancora vivi della 16esima divisione corazzata “Reichsfuehrer SS” (il grado più alto tra le Schutz Staffeln e tra i reparti, se possibile, più sanguinari) si era invece concluso con condanne all’ergastolo. La decisione dei giudici tedeschi ha provocato lo sdegno – oltre che l’incredulità – dei sopravvissuti, del sindaco di Stazzema, di molti esponenti del centrosinistra.

Tra le posizioni archiviate anche quella dell’Untersturmführer della divisione Gerhard Sommer, oggi novantunenne, tra i condannati in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2007. Ma la Germania ha sempre rifiutato l’estradizione, come fa di norma con qualunque cittadino in possesso del passaporto tedesco. Sommer vive attualmente in una casa di riposo ad Amburgo.

I magistrati: “Abbiamo fatto tutto il possibile, ma non ci sono prove”
L’archiviazione della Procura di Stoccarda è stata decisa innanzitutto perché, secondo i magistrati, non è più possibile stabilire il numero esatto delle vittime: nella regione si trovavano anche numerosi rifugiati di guerra provenienti da altre zone. I reati di omicidio e concorso in omicidio, per l’eccidio del paesino in provincia di Lucca, non sono prescritti. Tuttavia per la Procura tedesca era necessario per l’emissione di un atto di accusa che venisse comprovata per ogni singolo imputato la sua partecipazione alla strage. E questo per gli inquirenti tedeschi non è stato possibile.

Non è possibile, insomma, accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile. Non solo: secondo la Procura è anche possibile che l’obiettivo perseguito dalle truppe tedesche fosse la lotta ai partigiani presenti nella zona e la cattura di uomini da deportare in Germania per compiere lavori forzati. La fucilazione dei civili avrebbe potuto essere stata decisa solo dopo la constatazione che gli obiettivi originari dell’azione militare tedesca non erano stati raggiunti. La Procura sottolinea nella sentenza il fatto che la mera appartenenza di un militare alle unità delle Waffen-SS non basta da sola a dimostrare l’effettiva colpa individuale nell’esecuzione della strage.

Il procuratore capo di Stoccarda, che ha coordinato le indagini, Claudia Krauth assicura: “Mi sento di assicurare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che la procura di Stoccarda ha fatto tutto il possibile”. “Anche qui sentiamo il peso della nostra responsabilità”, ha aggiunto Krauth, e “abbiamo investigato con grande interesse e impegno”.

Tre ore per trucidare 560 vecchi, donne e bambini
In realtà in quel periodo la zona di Stazzema era definita “bianca”: cioè accoglieva sfollati. Ecco perché c’erano più persone rispetto al solito. I tedeschi stavano risalendo l’Italia, dopo che gli Alleati erano riusciti a sfondare la linea Gustav, tra il basso Lazio e l’Abruzzo. Ma secondo quasi tutte le fonti storiche i partigiani avevano già abbandonato l’area senza aver mai messo in piedi azioni militari significative contro le truppe naziste. Eppure all’alba del 12 agosto 1944 tre reparti di SS salirono a Sant’Anna. Un quarto chiuse ogni via di fuga a valle. Alle sette il paese era circondato, la popolazione in trappola: Sant’Anna era ormai destinata a rimanere una frazione senza più vita. I tedeschi ci erano arrivati grazie ai fascisti che ancora erano rimasti al fianco dei soldati del Reich. Gli uomini del paese fuggirono nei boschi per non farsi deportare. Rimasero gli anziani, le donne e i bambini. Erano inermi e erano sicuri che i nazisti non avrebbero avuto ragione per provocare quell’inferno che di lì a poco si sarebbe scatenato. 

Le truppe con la croce uncinata agirono in poco più di tre ore. Secondo il tribunale militare di La Spezia non fu una rappresaglia: non fu un atto di guerra. Fu un atto di terrorismo. Un’azione premeditata e curata nel dettaglio. L”obiettivo era terrorizzare i civili, i paesi vicini e i partigiani. Un avvertimento. Un avvertimento che costò la vita a 560 donne, vecchi e bambini disarmati e che non avevano mai reagito alla divisione Reichsfuhrer SS. Cinquecentosessanta vite trucidate a colpi di mitra e bombe a mano e poi fatte sparire nel nulla, perché bruciate in un incendio appiccato dagli stessi tedeschi. Per i reparti SS, d’altronde, non era la prima volta: avevano appena ucciso, alcune settimane prima, 68 civili a Forno (in provincia di Massa) anche grazie a uomini della X Mas. Poi la scia di sangue era proseguita in altri paesi della zona tra le province di Massa Carrara e Lucca: uccisero oltre 340 persone armati di mitragliette, ma anche mediante impiccagione e perfino con dei lanciafiamme. Per i reparti SS, però, quella di Sant’Anna non fu l’ultima tappa del loro percorso di terrore e morte. Il massacro di Marzabotto doveva ancora venire.

I superstiti: “Non ci credo”, “Una decisione senza logica”
Incredulità, rabbia, convinzione di aver subito, ancora una volta, una profonda ingiustizia: così la gente del paesino di Sant’Anna di Stazzema e soprattutto i pochi superstiti e i familiari delle vittime del massacro nazista si sono ribellati alla decisione dei giudici tedeschi. Cesira Pardini ai tempi dell’eccidio aveva 18 anni. E’ stata premiata con la medaglia d’oro per avere salvato due sorelle e un bambino di un anno. In quelle tragedia ha perso la mamma e due sorelle. Quando testimoniò in tribunale le chiesero se avrebbe perdonato, la sua risposta fu: “Eventualmente a perdonare devono essere mia mamma e le mie sorelle che non ci sono più, non certo io”. Oggi, alle notizie che arrivano dalla Germania, Cesira non riesce a trattenere rabbia e disappunto. “Non è giusto tutto questo – dice – E’ una decisione che non ha nessuna logica”. Rincara la dose il figlio Bruno Pellegrini che le sta vicino: “Come si fa a comprendere tutto questo? E’ un’offesa per tutte le vittime, non è giustificabile. A Sant’Anna hanno perso la vita innocenti, tra questi donne, mamme, bambini sotto la ferocia di questi soldati ed ora dalla Germania arriva la notizia che non li vogliono neppure processare, è una cosa assurda”.

Enrico Pieri, uno dei superstiti della strage, non riesce a darsi una spiegazione per la decisione dei giudici tedeschi: “Non ci credo, che abbiano deciso una cosa del genere, non è possibile, è una offesa per tutte le 560 vittime e tra queste bambini e donne innocenti, non si può accettare un verdetto del genere”.

Il sindaco di Stazzema: “Una notizia che ci offende”
Il sindaco di Stazzema, Michele Silicani, ha commentato incredulo le notizie giunte dalla Germania: “In questo caso si disconosce anche il lavoro di un tribunale militare italiano che nel corso degli anni ha svolto un lavoro importante su quanto accaduto; quello che mi lascia interdetto è che tra i gerarchi delle ex SS tedesche c’è anche un reo confesso che ha dichiarato che ha considerato donne e bambini, come fossero alla pari degli adulti e che si è reso responsabile di questo crimine di guerra. Sono stati discolpati i soldati, ma gli ufficiali e i sottufficiali sono ritenuti responsabili di quanto accaduto quel lontano agosto. E’ una notizia che ci ha profondamente offesi e addolorati”.

Anna Finocchiaro: “Il massacro di oltre 500 persone non può restare impunito”
Si dice sbalordita Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato: “Esiste una verità storica documentata e nota – dice – Esistono sentenze della giustizia italiana. Il massacro di oltre 500 persone non può rimanere impunito. Sono sinceramente sbalordita dalla sentenza tedesca che archivia l’inchiesta sulla strage di Stazzema per mancanza di prove sufficienti a fronte di sentenze italiane che hanno individuato i colpevoli. Io mi auguro che il nostro Governo faccia ogni sforzo affinché sia rispettata la giustizia italiana e sia rispettata la memoria storica. Lo dobbiamo ala gente di Stazzema, lo dobbiamo agli italiani”.

Enrico Rossi: “C’erano dei rei confessi”
E’ una decisione che lascia sconcertati, secondo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “Anche perché tra gli indagati c’erano rei confessi, che pubblicamente hanno raccontato di aver sparato con la mitragliatrice su donne inermi”. “La presenza lo scorso agosto a Sant’Anna del presidente del Parlamento europeo Schulz, che ha deciso di partecipare alla commemorazione della strage – sottolinea Rossi – aveva sancito in modo solenne che il dolore di quella comunità è parte di una nuova cittadinanza europea: un’Europa unita non con il dominio ma con il diritto e la giustizia. La decisione ora del tribunale di Stoccarda ci fa fare un brutto passo indietro. Nessuno cerca vendetta: un massacro come quello di Sant’Anna reclama giustizia. Questo verdetto ora la nega”.