E’ un libro dei sogni lungo tre anni quello delineato dal governo nel Programma nazionale delle riforme (Pnr), una delle parti del Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri nella serata di venerdì (vedi la scheda in fondo all’articolo) e i cui testi sono stati resi pubblici sabato sul sito del Tesoro. Un cronoprogramma di auspici e promesse che ha come traguardo la fine della legislatura, ma da cui l’esecutivo Renzi punta a ottenere un’utilità immediata: il via libera della Commissione europea alla possibilità di “deviare temporaneamente” dagli obiettivi di bilancio. Proprio in virtù del fatto che Roma sta mettendo in campo interventi strutturali da cui dovrebbe derivare una spinta positiva alla crescita pari all’1,8% del Pil di qui al 2020 e addirittura del 7,2% nel lungo periodo. La partita con Bruxelles, però, è apertissima, perché stando alla comunicazione di gennaio sulla flessibilità nell’applicazione del Patto di stabilità le riforme che “valgono” sono solo quelle già approvate. E quelle messe in campo da Renzi sono tutte ancora in cantiere o prossime venture. Per di più, nella versione finale del Pnr il varo di alcuni provvedimenti slitta in avanti e l’impatto sul Pil di misure cruciali come la privatizzazione delle aziende pubbliche viene rivisto al ribasso.

Tra aprile e luglio gli ultimi decreti del Jobs Act e la riforma della Pubblica amministrazione – Subito, entro fino aprile, è prevista l’approvazione da parte delle Camere dei decreti attuativi del Jobs Act sul riordino delle forme contrattuali e sulla conciliazione vita-lavoro e la stesura del nuovo piano nazionale dei porti e della logistica. A maggio la presentazione dei decreti sulla semplificazione degli adempimenti contrattuali e sull’Agenzia ispettiva unica e l’avvio della riforma della tassazione locale attraverso l’introduzione di una local tax che assorbirà Imu e Tasi. A giugno è in calendario poi il varo da parte del Parlamento del ddl Concorrenza, che secondo il governo di qui al 2020 spingerà il Pil dello 0,4%. Sempre in giugno dovremmo sapere che cosa il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan intende fare per aiutare le banche a liberarsi di una parte dei crediti deteriorati: “Le operazioni allo studio sono volte a facilitare la cessione da parte degli intermediari di una rilevante quota delle sofferenze nei confronti delle imprese”, si legge nel Programma.

Slitta invece ulteriormente in avanti la legge delega di riforma della Pubblica amministrazione, in cui sono contenute molte misure cruciali ai fini della spending review: nelle bozze circolate nei giorni scorsi era previsto che il provvedimento, presentato alle Camere nel luglio 2014, fosse varato entro giugno. Ma, probabilmente a causa dei dubbi sulle coperture espressi nel frattempo dalla commissione Bilancio, la versione definitiva sposta la deadline a luglio. E’ invece prevista entro il 2016 l’attuazione integrale del piano di riforma delle banche popolari.

Delusione privatizzazioni: calano i proventi previsti – Colpo di scena per quanto riguarda i proventi da privatizzazioni: è dallo scorso anno che Renzi e Padoan vanno ripetendo che dalla vendita sul mercato di quote delle aziende pubbliche intendono ricavare ogni 12 mesi l’equivalente dello 0,7% del Pil, cioè quasi 11 miliardi. Ma il Pnr ridimensiona in modo deciso le aspettative: nella tabella di pagina 6 si legge infatti che la cessione di partecipazioni in Enel, Poste Italiane, Fs, Enav e Grandi Stazioni, da completare entro il 2018, varrà nel 2015 solo lo 0,4% del Pil, percentuale destinata a salire allo 0,5% nel 2016 e 2017. Per il 2018, infine, è previsto un misero 0,3 per cento del Pil, 4,6 miliardi. Per quanto riguarda la cessione della partecipazione in STMicroelectronics, di cui è socio anche il governo francese, sono confermati i rumors in base ai quali la quota dello Stato italiano sarà ceduta al Fondo strategico della Cassa depositi e prestiti. La solita partita di giro, insomma, per incassare soldi freschi mantenendo però le azioni nel perimetro pubblico.

I decreti fiscali rimandati a settembre – Slittano a settembre, stando al testo, i decreti attuativi della delega fiscale, compreso quello sull’elusione finito al centro delle polemiche all’inizio dell’anno a causa della norma battezzata “salva Berlusconi”. Come è noto, il governo ha infilato infatti nel decreto sull’Imu agricola un articolo che proroga la delega fino al 27 giugno. Dopodiché serviranno altri tre mesi perché le Commissioni parlamentari diano il proprio parere. Renzi durante la conferenza stampa di venerdì ha anticipato che “il 21 aprile il ministro Padoan porterà in Consiglio dei ministri parte dei decreti fiscali e la seconda parte arriverà poi a giugno”. Quanto ai contenuti, il testo che accompagna il cronoprogramma spiega che “la revisione del sistema sanzionatorio penale e amministrativo nel campo tributario ridefinirà il rapporto tra gravità dei comportamenti e sanzioni comminate, secondo un criterio più stretto di proporzionalità, nello spirito originario che aveva ispirato il decreto di riforma dei reati tributari”. Confermato anche che “il raddoppio dei termini di accertamento si verificherà solo in presenza dell’invio della segnalazione all’Autorità giudiziaria entro il termine di decadenza dell’accertamento”, una decisione contestata dall’Agenzia delle Entrate secondo la quale in questo modo “viene inibito il potere di contrastare efficacemente le forme più insidiose di frode fiscale”.

Banda larga a 100 mega per tutti entro il 2020. Slittamenti permettendo – Nessuna novità sul fronte del piano per la banda larga, il cui orizzonte temporale resta il 2020. Slittamenti permettendo, visto che il decreto sugli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia è ancora in stand by. Per quanto riguarda infine gli interventi a sostegno del sistema imprenditoriale, in luglio arriverà il “piano di interventi straordinario” per la promozione del made in Italy sui mercati internazionali e l’attrazione degli investimenti esteri e tra settembre e ottobre è in programma il rafforzamento dei contratti di rete e quello del fondo di garanzia per le pmi.

Dalla “buona scuola” un impatto sul pil del 2,4% nel lungo periodo – Tra le altre riforme citate ci sono poi quella della giustizia (entro giugno il ddl di contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti, entro settembre quello sul rafforzamento del tribunale delle imprese e della famiglia e la razionalizzazione del processo civile) e quella dell’istruzione, da completarsi entro quest’anno e da cui l’esecutivo si attende un impatto fortissimo sulla crescita economia: grazie alla “buona scuola” il prodotto interno lordo dovrebbe salire, nel lungo periodo, del 2,4%. Prevista poi entro maggio 2015, due mesi prima rispetto alla tabella di marcia nota finora, l’approvazione del ddl di riforma della legge elettorale. Ed entro fine anno quella del Ddl Boschi sulle riforme costituzionali.