“Gli operatori siano tranquilli perché i soldi ci sono”, ha detto giovedì il vicesegretario di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar, che coordina il gruppo di lavoro del governo sulla banda larga. Peccato che gli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia siano in stand by perché il decreto attuativo è stato scritto in modo “ambiguo” e, nella formulazione attuale, comporterebbe una perdita di gettito insostenibile. In più, gran parte dei fondi pubblici previsti dal piano dell’esecutivo sarà disponibile non prima del 2017. Insomma: la strada per tradurre in pratica il piano dell’esecutivo, in base al quale entro il 2020 l’85% della popolazione dovrà avere accesso a una connessione ad almeno 100 megabit al secondo, sembra accidentata. E i tempi rischiano di allungarsi.

Per prima cosa, il ministero del Tesoro e quello dello Sviluppo economico stanno riscrivendo il provvedimento attuativo che deve dettagliare le condizioni per l’accesso al credito di imposta del 50% su Ires e Irap per gli investimenti nella rete veloce in fibra: “Nella prima stesura c’era un’ambiguità: sembrava concedere l’accesso all’agevolazione a tutti gli investimenti in tecnologie, il che non può andar bene perché si tradurrebbe in una perdita di entrate fiscali eccessiva. Occorre riformularlo”. Dopodiché il provvedimento dovrà comunque essere notificato alla Ue per ottenere il via libera, in modo che la direzione generale Concorrenza possa verificare se si tratta o meno di aiuti di Stato. Più in generale, Bruxelles ha chiesto all’esecutivo di presentare un documento dettagliato con tutte le agevolazioni che intende concedere agli operatori. E anche questo richiederà tempo.

Sui 6,2 miliardi di euro di fondi pubblici che dovrebbero essere messi in campo, poi, 4,2 sono a valere sul Fondo sviluppo e coesione. E, secondo Il Sole 24 Ore, per sbloccarli serve un accordo tra Stato e Regioni che si preannuncia faticoso. C’è l’ipotesi di aggirare l’ostacolo chiedendo un prestito (di fatto un anticipo) alla Banca europea per gli investimenti.

Sullo sfondo resta poi l’avvertimento dell’Antitrust, condiviso venerdì dal presidente dell’Agcom Angelo Maria Cardani: le risorse pubbliche per la realizzazione delle reti a banda ultralarga non dovrebbero essere concesse a operatori verticalmente integrati, bensì a una società della rete che veda la partecipazione di diversi operatori, nessuno dei quali in posizione di controllo.