Nessuno scenario di guerra, nessun missile destinato a colpire Gheddafi, nessun intrigo internazionale, nonostante le dichiarazioni di ben due Presidenti della Repubblica: la sera del 27 giugno del 1980 il Dc 9 dell’Itavia esplose in volo precipitando sul mare di Ustica senza un perché. È un salto indietro di vent’anni la ricostruzione che l’avvocato dello Stato Maurilio Mango fa nella sua citazione d’appello con cui chiede di annullare il risarcimento accordato ai familiari di 18 vittime dal giudice di Palermo Sebastiana Ciardo.

La Cassazione ha condannato due ministeri
Una condanna che nell’ottobre scorso obbligava i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con cinque milioni e 637 mila euro i 14 familiari o eredi di Annino Molteni, Erica e Rita Mazzel, Maria Vincenza Calderone Alessandra Parisi ed Elvira De Lisi, più un altro milione per i familiari di Gaetano La Rocca. Solo che adesso l’avvocato Mango chiede di annullare quella decisione e chiedere ai familiari delle vittime il “pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito”.

Il motivo? La ricostruzione della strage di Ustica sarebbe infondata, o comunque eventuali responsabilità sarebbero già prescritte. Ma c’è di più: l’avvocato Mango infatti contesta la ricostruzione della strage, sottolineando che sia “stata talvolta macroscopicamente influenzata dal progressivo formarsi e consolidarsi di un’immaginario collettivo che ha individuato la causa del disastro nell’abbattimento dell’aeromobile da parte di un missile, con la conseguente responsabilità delle amministrazioni derivante dall’omesso controllo dello spazio aereo”.

Era stato Cossiga a parlare del missile
Dopo trent’anni di ipotesi, piste investigative, processi e commissioni parlamentari d’inchiesta, nel febbraio del 2007 era stato il presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga (presidente del consiglio all’epoca della strage) a parlare della presenza di missile a “risonanza e non ad impatto” sui cieli di Ustica la stessa notte dell’incidente al Dc 9. Cossiga aveva fornito i dettagli: il missile era stato lanciato da un aereo decollato dalla portaerei Clemenceau, destinato a colpire un velivolo sul quale viaggiava il leader libico Muammar Gheddafi.

Per avvocato dello Stato non ci sono prove
Per l’avvocato dello Stato, però, non ci sarebbero prove di quel missile. “I media nazionali – scrive Mango – hanno dato ampia risonanza allo studio (della facoltà d’Ingegneria di Napoli, prodotto al processo ndr) diffondendo considerazioni fantasiose e neppure lontanamente affermate dal suo autore per confermare lo scenario di battaglia aerea”. Nel suo atto d’appello l’avvocato dello Stato spiega che a causa della “mancanza di elementi tecnici hanno supplito i mezzi di informazione che denunciando (spesso senza alcun riscontro) trame e complotti internazionali, hanno infine determinato il radicato (ma tecnicamente non supportato) teorema secondo cui all’origine del disastro sarebbe stata una battaglia aerea e che l’Aeronautica militare per coprire questa battaglia avrebbe ordito un complotto misteriosamente rimasto senza colpevoli e segreto nonostante avesse coinvolto almeno un centinaio di persone”.

Nessun missile, dunque, e nemmeno alcuna battaglia aerea, poi insabbiata da depistaggi istituzionali. Un salto indietro di vent’anni, dopo che nell’ottobre del 2013 la corte di Cassazione civile, ordinando il risarcimento per i familiari delle vittime, aveva messo il bollo sulle condotte depistanti messe in campo per nascondere ciò che avvenne davvero nei cieli di Ustica, e cioè la presenza di un missile. Nel 2007, invece, gli ermellini avevano assolto i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri accusati di alto tradimento.

L’avvocato dei familiari: “Si vuole depistare perfino il depistaggio”
Lo stesso Giorgio Napolitano, nel 2010, aveva ipotizzato “intrighi internazionali” e “opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato”. “È il momento di scavalcare la perseverante resistenza seguita dall’avvocatura dello Stato in un lungo percorso giudiziario, mantenendosi la stessa tutt’ora insensibile al risultato già raggiunto attraverso tre sentenze della Cassazione che ha fissato chiaramente i principi di diritto su cui si fonda la responsabilità dello Stato” è la replica dell’avvocato Vincenzo Fallica, che ha assistito i familiari delle 18 vittime in tutti i gradi di giudizio. “L’avvocatura dello Stato – spiega il legale – continua a mantenere un atteggiamento dispersivo, soffermandosi ulteriormente su un percorso che avrebbe dovuto già essere abbandonato e non proseguito. Tale condotta è definibile affermando che si vuole depistare perfino il depistaggio che ha determinato la inutile e sterile perdita di tempo”.

Quando Carminati disse: “Ustica era degli americani”
E mentre davanti la corte d’appello di Palermo rimane pendente un altro processo sulle responsabilità di depistaggio dello Stato , l’appello dell’avvocato Mango potrebbe influire, nel caso trovasse il favore della corte, nell’altro stralcio civile sui risarcimenti, ancora aperto davanti al giudice palermitano Giuseppe Rini. L’ultimo pezzo di puzzle sul mistero di Ustica era spuntato dal passato appena pochi mesi: a regalarlo il boss di Mafia Capitale Massimo Carminati. L’ex estremista nero era stato intercettato durante un colloqui con un suo collaboratore. “Ustica era degli americani – diceva Carminati aprendo il libro dei ricordi – se fosse uscito che Ustica era un errore o degli americani o dei francesi, per abbattere Gheddafi… a quei tempi gliel’hanno accollata subito all’estrema destra, ma noi non c’eravamo”.

Bolognesi: “Notizia inaspettata”, Bonfietti: “Vergogna”
Le reazioni all’atto dell’avvocato dello Stato sono indignate: “È una notizia inaspettata e incredibile. Eravamo certi che lo Stato garantisse il sostegno alle richieste di risarcimento” dice il deputato democratico Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari della Strage di Bologna. “Il punto – prosegue Bolognesi – è che esistono già due sentenze della Cassazione che riconoscono le responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per la strage di Ustica – il primo per i depistaggi, l’altro per non aver garantito la sicurezza nei cieli. Mi pare dunque un accanimento inutile quello dell’Avvocatura, oltre che uno sperpero di denaro pubblico. E, da un punto di vista politico, un atto insensato e inaccettabile. Apprendiamo, tra l’altro, che l’avvocatura chiede di porre a carico dei familiari il ‘pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito: davvero siamo ancora a questo punto?“. Daria Bonfietti, presidente associazione parenti vittime strage Ustica, bolla come “vergognosa e inaccettabile la posizione dell’Avvocatura dello Stato”.

Verini (commissione Giustizia): “Interrogazione al ministro”
“L’intervento dell’Avvocatura dello Stato è incomprensibile. Ben due sentenze della Cassazione stabiliscono le responsabilità dei Ministeri dei Trasporti e della Difesa. Chiederò con una interrogazione al ministro della Giustizia di spiegare questa decisione al momento inspiegabile” dice Walter Verini, capogruppo Pd nella commissione Giustizia della Camera. Verini ricorda che “c’è un tema delicato sul quale, invece, sarebbe molto importante una azione sollecita, cioè le rogatorie internazionali riguardanti l’inchiesta sulla strage che la procura della Repubblica ha rivolto a Stati amici e alleati. Su questo è necessario accelerare per approvare la proposta di legge che ho presentato insieme al capogruppo Pd nella commissione Esteri di Montecitorio, Enzo Amendola. E ci aspettiamo la collaborazione di tutti, perché innanzitutto i familiari ed il Paese attendono ancora verità e giustizia sulla strage di Ustica”.