Come cambieranno gli equilibri della Chiesa con il Giubileo straordinario della misericordia indetto da Papa Francesco? Bergoglio ha detto di sentire di avere poco tempo davanti a sé e che il suo pontificato sarà breve. Il 17 dicembre 2015 compirà 79 anni, ma ha confidato di non condividere “un ritiro per limiti di età, come avviene per i vescovi, per la figura del Papa, pur apprezzando la strada aperta da Benedetto XVI”. E questo nonostante i suoi nemici aumentino di giorno in giorno, soprattutto davanti alle sue riforme, da quelle economiche alla tolleranza zero per la pedofilia, al contrasto della corruzione nella Chiesa e nella politica, alla scomunica per i mafiosi.

Ma la rapidità e la radicalità con cui Bergoglio ha messo in modo impietoso in stato d’accusa la Curia romana, da lui definita “l’ultima corte d’Europa”, e la rivoluzione che sta portando dentro e fuori la Chiesa cattolica richiamano l’opera straordinaria di Giovanni XXIII. Un uomo che in meno di 5 anni, lottando contro l’età e un cancro allo stomaco, rinnovò completamente, nel rispetto della tradizione, il volto del cattolicesimo, spalancando le porte del dialogo ecumenico e interreligioso, e portando la modernità dentro la Chiesa. Il coraggio di Roncalli, solo contro tutti, perfino contro i suoi più stretti collaboratori, per non parlare del “fuoco amico” della Curia romana, è lo stesso di Bergoglio “il riformatore”, come lo avevano soprannominato già nel conclave del 2013 alcuni cardinali.

Angelo Roncalli appena 3 mesi dopo l’elezione annunciava il Concilio Ecumenico Vaticano II. Francesco esattamente 2 anni dopo la fumata bianca indice un Giubileo straordinario della misericordia. Sarà Bergoglio a indire il Concilio Vaticano III sognato dal suo confratello gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini, che lo aveva candidato nel conclave del 2005 alla successione di Karol Wojtyla? È presto e forse anche azzardato provare a dare una risposta (anche se la data di apertura, l’8 dicembre, cade nel cinquantenario della chiusura del Vaticano II). Ciò che è sotto gli occhi di tutti è che la Chiesa, con questo Pontefice, sembra vivere quella “primavera” sognata da don Andrea Gallo che, poco prima di morire, aveva gioito per l’elezione di Bergoglio sulla cattedra di Pietro. Il sacerdote genoveseauspicava il fiorire di “una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna, a fianco dei bisogni delle donne e degli uomini”.

Una cosa è certa dopo l’annuncio di un “Anno Santo straordinario della misericordia”. Nel Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà alla vigilia del Giubileo, dal 4 al 25 ottobre 2015, divorziati risposati e gay dovranno trovare spalancata la porta d’accesso nella Chiesa. Ma non solo loro, come ha spiegato Bergoglio, perché “non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare”. La Chiesa di Francesco non è la Chiesa delle scomuniche, delle esclusioni, delle condanne. Lui ha sempre detto che non esiste peccatore pentito che non possa trovare posto: dal corrotto al mafioso. Però, come il Papa ha chiesto più volte, deve pentirsi pubblicamente, deve cambiare vita, deve collaborare con la giustizia, altrimenti non gli sarà risparmiato “l’inferno”.

A tutti, con il Giubileo, Bergoglio tende la mano, a iniziare dai suoi nemici. Da coloro che credevano che il suo, anche a motivo dell’età avanzata e della scarsa conoscenza della Curia romana, sarebbe stato un pontificato di transizione, in cui l’arcivescovo di Buenos Aires divenuto Papa si sarebbe lasciato guidare dai sapienti manovratori curiali. Francesco li ha delusi in 24 mesi sulla cattedra di Pietro e ha incantato il mondo, così come più di 50 anni fa Roncalli deluse i suoi nemici in Vaticano.