“Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna, a fianco dei bisogni delle donne e degli uomini”. A parlare non è Papa Francesco ma don Andrea Gallo, il sacerdote genovese che ha sempre dato non poco filo da torcere ai suoi superiori. Dall’austero cardinale Giuseppe Siri all’attuale arcivescovo del capoluogo ligure Angelo Bagnasco: don Gallo non ha mai obbedito ed è sempre stato molto fiero di questo. Non si è mai piegato alle logiche conformiste e carrieriste della Chiesa, ma ha sempre parlato con libertà, dicendo sempre la sua e sollevando dibattiti e polemiche anche molto aspri.

La sua parabola umana si conclude con l’avverarsi del sogno di una vita: “una Chiesa povera e per i poveri“. La mission del pontificato di Papa Francesco ha segnato l’intera esistenza di don Gallo e la sua opera pastorale. Promotore fin da giovanissimo della “pedagogia della fiducia e della libertà”, dopo un periodo tra i salesiani, nel 1964 lascia la congregazione fondata da san Giovanni Bosco ed entra a far parte del presbiterio della sua arcidiocesi di Genova. Ma anche questa realtà gli sta a dir poco stretta. Don Gallo allora decide di fondare la Comunità di San Benedetto al Porto, quella che diventerà la sua famiglia, impegnandosi sempre per la pace e per il recupero degli emarginati. Le sue battaglie non piacciono affatto alle gerarchie ecclesiastiche: chiede la legalizzazione delle droghe leggere; nell’aprile del 2008 aderisce idealmente al V2-Day di Beppe Grillo; nel 2009 partecipa al Genova Pride lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.

Don Gallo resta sempre all’interno del recinto ecclesiale pur avendo un cuore che batte decisamente al di là del sentire ufficiale della Chiesa. Il prete genovese non si sente mai isolato: ha tantissimi fedeli intorno a sé. Eppure arriva l’impensabile: la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso, e l’elezione di Francesco, il 13 marzo. È la primavera della Chiesa tanto auspicata negli anni di vita e di sacerdozio da don Gallo. È il suo sogno che prende corpo nelle sembianze del Pontefice argentino “preso quasi dalla fine del mondo”. “Papa Ratzingerscrive don Gallo nel suo ultimo libro ‘In cammino con Francesco‘ edito da Chiarelettere – ha posto al centro il bene della Chiesa, con coraggio e assumendosi le proprie responsabilità”. “Ora è arrivato Papa Francesco a farci sperare di nuovo in una Chiesa dei poveri. Un sollievo – commenta don Gallo – dopo tanta pena”. Per il prete genovese, infatti, “con l’elezione di Francesco tutto è possibile. I primi segnali sono di rottura con il passato e con un’idea di Chiesa arroccata e chiusa in se stessa. Le questioni che il nuovo Papa dovrà affrontare sono tante e gravi”.

Per don Gallo la sfida si gioca tutta sul terreno della credibilità. “Nessuno – scrive il sacerdote – può nascondere la situazione drammatica: la nostra amata Chiesa è fredda e scostante e in questi ultimi anni ha perso la credibilità rispetto a questioni fondamentali”. Le domande di don Gallo suonano come un durissimo esame di coscienza all’istituzione ecclesiale. “Come ha affrontato lo scandalo degli abusi sessuali? Non sarebbe il momento di cambiare le modalità con cui vengono nominati i vescovi, prevedendo un maggiore coinvolgimento dei fedeli? Non si potrebbe mettere in discussione il celibato obbligatorio dei preti? Perché non considerare l’ordinazione femminile? Sulla questione di genere la Chiesa è ‘maldestra e ambigua’. Perché tanta difficoltà nel dire sì alla donna? Perché non riconsiderare la posizione assunta dalla Chiesa sugli anticoncezionali? E il testamento biologico“. È interessante notare che due degli aspetti sottolineati da don Gallo, la gestione dello scandalo degli abusi sessuali e le modalità con cui vengono nominati i vescovi, sono stati tra i temi del dibattito delle dieci congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il conclave del marzo scorso. E non poche sono le affinità delle conclusioni dei porporati con quello che afferma il sacerdote genovese.

Ma il più grande rimprovero don Gallo lo rivolge ai Papi del post Vaticano II, da Montini a Ratzinger. “Mi chiedo nelle mie povere preghiere: non sarà grave aver trascurato i documenti del Concilio? Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI: è lecito chiedersi – si domanda il sacerdote – perché, trascorsi quasi cinquant’anni, il Concilio di Giovanni XXIII sia ancora tutto da tradurre. Solo quando abbandonerà il suo statuto imperiale – scrive ancora don Gallo – la Chiesa avrà da dire qualcosa agli uomini e alle donne del terzo millennio”.

Come sempre, anche nel suo libro- testamento, il sacerdote non fa sconti a nessuno. Scrive delle lobby del Vaticano iniziando da quella fortissima di Comunione e Liberazione che, secondo don Gallo, ha influenzato moltissimo Ratzinger tanto da spingerlo a nominare Angelo Scola alla guida dell’arcidiocesi di Milano per far partire la causa di beatificazione del fondatore di Cl don Luigi Giussani. Per don Gallo “le lobby in Vaticano hanno indebolito e in parte costretto alle dimissioni Papa Benedetto XVI”. E il prete genovese le elenca tutte: Opus Dei, Legionari di Cristo, Cl, Sant’Egidio. “C’è poi – spiega don Gallo – una lobby omosessuale molto forte: un gruppo di vescovi che nasconde la propria omosessualità e la sublima non nella castità bensì nella ricerca del potere; cercano di allungare la catena che li unisce creando altri vescovi omosessuali”.

Ma per don Gallo, nonostante lobby, scandali e Vatileaks, è ancora possibile con Papa Francesco, una primavera della Chiesa. Per il sacerdote sono necessari quattro elementi: partecipazione attiva, ovvero “riconoscimento della soggettualità di tutto il popolo di Dio, dei suoi carismi e dei servizi che è chiamato a rendere”, sinodalità (“la Chiesa diventi un cantiere aperto, si apra a un mutato rapporto primato-episcopato, episcopato-presbiterato-chierici-laici”), ascolto e dialogo.

L’ultimo consiglio di don Gallo è proprio per Papa Francesco ed è condensato in un motto che racchiude in tre semplici parole un programma di governo della Chiesa: “Povertà, giustizia e pace“. “Bergoglio – conclude il sacerdote – è arrivato per la Pasqua del 2013 per salvare una Chiesa dormiente”. “La Chiesa non è morta! Dorme”. Al Papa argentino, dunque, il compito di risvegliarla da quel torpore che ha fatto dire al cardinale Carlo Maria Martini, poco prima di morire, che essa è indietro di duecento anni. La domanda, però, è una sola: il sogno di don Gallo sarà davvero lo stesso di Francesco?