E’ durato sette ore l’arresto di Cesare Battisti. Fermato giovedì dalle autorità brasiliane dopo l’ordine di espulsione emesso da un giudice il 3 marzo, l’ex terrorista rosso condannato all’ergastolo in Italia ha lasciato il comando della polizia federale di San Paolo in taxi dopo che il Tribunale regionale federale ha accolto una richiesta di scarcerazione presentata dal suo avvocato, Igor Sant’Anna Tamasauskas. “Il caso è stato risolto con celerità e giustizia è stata fatta”, ha detto il legale, che ha anche annunciato un’azione legale contro la giudice federale che aveva decretato l’espulsione del suo assistito: “Non compete ad un giudice di primo grado decidere sulla sua espulsione”, ha detto l’avvocato Tamasauskas.

“Seguiamo con grandissima attenzione gli sviluppi della vicenda – ha commentato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando – a fronte di fatti nuovi assumeremo nuove iniziative per ribadire una volontà politica chiara: assicurarlo alla giustizia italiana ed eseguire la pena”. Il guardasigilli ha sottolineato che sulla vicenda i contatti fra le autorità italiane e quelle brasiliane “non sono mai venuti meno”.

L’ex militante dei Pac, che nel 2009 aveva ottenuto lo status di rifugiato politico in Brasile, era stato arrestato giovedì pomeriggio dalla polizia federale nella sua casa di Embu das Artes, nello stato di San Paolo. Al momento dell’arresto era in compagnia della moglie e della figlia. Battisti non ha opposto resistenza e non è stato ammanettato. La giudice federale Adverci Rates aveva decretato l’espulsione di Battisti, negandogli il rinnovo del permesso di soggiorno per essere entrato in Brasile con documenti falsi. La prima ipotesi circolata era che potesse essere estradato in Francia. Si sarebbe trattato di un rientro in quella che fu già una prima terra di rifugio, ma da dove dovette scappare per evitare un’estradizione certa, riparando nel 2004 proprio in Brasile.

L’ordine di detenzione amministrativa della giudice di Brasilia risale al 26 febbraio, ma è diventato noto solo la scorsa settimana. Alla fine di febbraio la giudice Adverci Rates Mendes de Abreu, del tribunale federale di Brasilia, ha considerato nulla la decisione per la quale era stato concesso un visto permanente a Battisti perché è stato condannato per reati intenzionali, il che è contrario alla legislazione sull’immigrazione brasiliana. La giudice ha deciso la deportazione di Battisti in Francia o in Messico, Paesi dove ha vissuto dopo la fuga dall’Italia.

Il magistrato non ha sollecitato l’estradizione nel Paese d’origine di Battisti per non opporsi alla decisione dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che nel 2010 aveva ordinato di non estradare l’ex terrorista. Battisti era stato arrestato nel 2007 a Rio de Janeiro, dopo essere rimasto nascosto tre anni, e giudicato dalla corte suprema brasiliana, che nel 2009 ha deciso la sua estradizione in Italia, assegnando però a Lula la responsabilità della decisione finale. Il rifiuto dell’estradizione, che ha causato tensioni diplomatiche con l’Italia ed è stato annunciato nell’ultimo giorno di mandato di Lula, è stato approvato nel 2011 dalla Corte costituzionale del Brasile.