“Martedì, votando contro la riforma, diremo no all’arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è stato capace di cambiare il Paese“. E’ un Silvio Berlusconi che riparte all’attacco quello che, nel corso di una telefonata in collegamento con Bari, ha aperto la campagna elettorale del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Puglia, Francesco Schittulli: “Speravamo con Renzi di chiudere vent’anni di guerra strisciante – ha detto l’ex premier all’indirizzo dell’altro contraente del patto del Nazareno – abbiamo imparato che l’arroganza di chi si ritiene a torto moralmente superiore non è cambiata per loro dialogare significa imporre le proprie idee e la propria visione del mondo. Noi ci avevamo creduto fino in fondo. È stato giusto tentare. Ma ora a testa alta possiamo dire che non siamo stati noi a tradire quel cammino che poteva cambiare il Paese”.

Matteo Renzi risponde professando ottimismo: “Ci siamo. Martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura – si legge nella Enews firmata dal premier – puntiamo al referendum finale perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario. Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no”. Anche sulla legge elettorale Renzi si mostra sicuro: “Manca l’ultima lettura – quella finale – alla Camera”. “Il Paese si sta rimettendo in moto – continua il premier – l’Italia sta davvero cambiando verso, passando dal meno degli ultimi anni al più, ma proprio per questo adesso dobbiamo intensificare gli sforzi. Tutta la fatica di quest’anno rischia di essere vana se adesso non acceleriamo. Guai dunque a sedersi”.

Nel suo attacco mattutino Berlusconi, all’ultimo giorno di pena ai servizi sociali , aveva preso di mira le condizioni economiche del Paese: “Sappiamo che oggi l’Italia non sta meglio di come l’avevamo lasciata con le nostre dimissioni imposte nel 2011. Sta peggio dal punto di vista economico, dal punto di vista sociale e dal punto di vista dell’equilibrio delle nostre istituzioni”. “I dati confermano la crisi – ha proseguito il leader azzurro – i risparmi delle famiglie sono gravati da maggiori imposte, la disoccupazione è ai massimi e voi in Puglia lo sapete bene perché il 70% dei posti di lavoro negli ultimi anni è stato perso nel sud. La spesa pubblica e il debito pubblico sono aumentati, alla faccia della spending review mai realizzata”

Un occasione, quella della telefonata a Bari, di cui Berlusconi approfitta per rilanciare il suo pallino: quello di un centrodestra finalmente riunito. “Ognuno di noi è parte del grande centrodestra italiano e nessuno può pensare di vincere da solo”, scandisce l’ex premier. Per questo ora “si apre una nuova era, una nuova fase in cui tutti i movimenti politici alternativi alla sinistra devono per forza andare uniti. A tutti gli amici moderati presenti in sala dico che un giorno o l’altro dovremo tornare a far corpo comune in una unica grande squadra”. Nel centrodestra ci sono “sensibilità diverse ma l’obiettivo comune è sconfiggere la sinistra, rinunciando – ha rimarcato Berlusconi – all’egoismo, alle rendite di posizione personali che condannerebbero tutti i moderati alla sconfitta”.

“Come possono ottenere l’unione tra i moderati proprio mentre mettono fuori dal partito le persone con espulsioni e commissariamenti? – domanda polemicamente Raffaele Fitto – sono d’accordo su tutto, ma poi commissariano ed espellono le persone“.

Positiva, invece, la risposta di Matteo Salvini: “Se Forza Italia vota contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni – fa sapere il segretario della Lega Nord – basta condividere il progetto di Italia futura e di Europa, poi non imponiamo niente a nessuno”.

Usa il sarcasmo, Beppe Grillo, per commentare l’ultimo giorno dell’ex premier ai servizi sociali: “Berlusconi torna ma non se ne è mai andato, messo alla porta del Senato dal M5S è tornato dalla finestra passando per il Nazareno”, si legge sul blog. “Nel frattempo nulla è cambiato ed è cambiato tutto. Forza Italia è scomparsa (…), le casse del partito sono vuote: non è più possibile garantire gli stipendi ai dipendenti e neppure pagare gli affitti delle sedi. Berlusconi sta lasciando morire il partito e i rumors dicono che la sua avventura nel Milan sia quasi al capolinea – afferma il leader del Movimento 5 Stelle – unico interesse Mediaset, che in Parlamento vista la sua assenza è stato curato da Renzie, la sua dolce metà, che si è ben guardato dal fare una legge contro il conflitto di interessi, contro la corruzione, che non ha ritoccato il canone delle frequenze televisive e ha messo in vendita RaiWay cui è seguita l’OPAS di Mediaset”.