La promessa era di quelle solenni. «Stop ai vitalizi per i senatori condannati per i reati che secondo la legge Severino comportano l’incandidabilità e la decadenza», ribadiva il presidente Pietro Grasso sul suo profilo Facebook  il 13 giugno 2014. Spiegando di aver chiesto «ufficialmente ai Questori di istituire le necessarie pratiche» per passare dalle parole ai fatti. Sembrava fatta, ma le cose sono andate diversamente. Dopo otto mesi, infatti, quel provvedimento nessuno l’ha visto. Come risulta dalle proteste di Laura Bottici, uno dei Questori del Senato in quota Movimento 5 Stelle. Stanca dei continui ritardi e rinvii, da mesi la senatrice continua a scrivere lettere infuocate allo stesso Grasso chiedendo di mantenere la parola data e tagliarli, finalmente, questi vitalizi.

RESISTENZE DI PALAZZO – L’ultima, quella del 10 febbraio, è forse la più dura. «Desidero stigmatizzare, fermamente – scrive la parlamentare grillina alla più alta carica di Palazzo Madama – la totale inerzia da parte del Consiglio di presidenza del Senato nell’esaminare la proposta, avviata il 25 luglio 2014, concernente la soppressione dell’erogazione dell’assegno vitalizio ai senatori cessati dal mandato che hanno riportato condanne definitive per reati di particolare gravità». Già il 9 giugno 2014, dopo i primi annunci di Grasso, la Bottici aveva inviato una prima lettera al presidente di Palazzo Madama con una richiesta pressante. Mettere «quanto prima all’ordine del giorno del Consiglio di presidenza» una delibera messa a punto da lei stessa per fissare «una serie di cause ostative» all’erogazione del vitalizio. Con l’effetto di bloccare l’assegno ai senatori cessati dal mandato che hanno «riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione» per reati di mafia, corruzione e contro la pubblica amministrazione.

ANNUNCI DISATTESI – La macchina parlamentare sembra mettersi in moto. Tanto che il 25 luglio Grasso apre la discussione in Consiglio di Presidenza senza giungere a nessuna votazione per le divergenze di opinioni sullo strumento giuridico (delibera del Consiglio o legge ordinaria) più adatto per risolvere il problema. Se ne vanno alcune settimane. Il 24 settembre in sede di approvazione del bilancio interno del Senato, l’Aula approva un ordine del giorno che impegna «a concludere nel minor tempo possibile l’esame della proposta». A questo punto la senatrice Bottici riprende carta e penna per scrivere di nuovo a Grasso. Invitandolo, «al fine di pervenire ad una rapida ed efficace soluzione della questione che sta a cuore ad entrambi», a «interfacciarsi quanto prima con la presidente Laura Boldrini così da consentirci di poter esaminare tutta la documentazione inerente la materia già nella prossima riunione del Consiglio di presidenza fissata per martedì 30 settembre». Ma nemmeno stavolta la sollecitazione sortisce effetti. Nonostante, in pubblico, le dichiarazioni di intenti delle massime cariche dello Stato continuino a susseguirsi. E’ il caso del 26 ottobre, quando la presidente della Camera Boldrini interviene spiegando che insieme al «presidente del Senato, Pietro Grasso, abbiamo intenzione di portare all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza delle Camere una proposta per togliere il vitalizio a questi parlamentari» .

ULTIMATUM GRILLINO – Così arriviamo alla lettera del 10 febbraio. Con la quale la Bottici, dopo aver stigmatizzato «la totale inerzia» del Consiglio di presidenza arriva addirittura a formulare una sorta di ultimatum a Grasso, chiedendo di convocare «con somma urgenza» e «non più tardi di martedì 17 febbraio» una riunione per affrontare definitivamente la questione. Anche per «onorare, concretamente, le parole del presidente della Repubblica che, nel suo messaggio al Parlamento, ha ribadito che la lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute». Sarà la volta buona?

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