Perdonatemi ma può succedere di non fare le cose fatte per bene”. Matteo Renzi, dopo tre giorni di polemiche e accuse durissime – non solo da parte del Movimento 5 Stelle, di Scelta civica e della Lega ma anche dall’ala sinistra del Partito democratico – fa mea culpa. E non solo ribadisce, dopo averlo “confessato” lunedì, che a inserire nel decreto attuativo della delega fiscale varato il 24 dicembre il famigerato articolo 19 bis, ormai noto come “salva Berlusconi”, è stato proprio lui. Ma, durante l’assemblea del Pd alla Camera, si scusa. Almeno su una parte del provvedimento: “Abbiamo sbagliato sull’Iva, con un messaggio contraddittorio. Perdonatemi ma può succedere di non fare le cose fatte per bene”, ha detto Renzi stando a quanto riferisce l’agenzia Ansa. Come è noto, infatti, il testo triplica, portandolo da 50mila a 150mila euro, il limite oltre il quale l’omesso versamento dell’Iva e delle ritenute certificate è punito con il carcere.

Il presidente del Consiglio, che parlando all’assemblea dei deputati Pd ha avvertito che ora “bisogna allacciarsi le cinture, non solo per le riforme e la legge elettorale e non solo per il Jobs act e per il fisco”, è in compenso tornato a difendere l’impianto complessivo del testo. “La ritengo una normativa che non ha niente a che vedere con le leggi ad personam”, ha sostenuto. In ogni caso “quello che va modificato si modifica nell’interesse degli italiani. Abbiamo discusso e approfondito punto per punto, siamo entrati nel merito. Questo è il modo in cui un governo governa, l’idea che qualcuno si confeziona un pacchetto a me non va. Noi non facciamo leggi ad personam e non ne facciamo contra personam”.

Intanto in mattinata a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione tra Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. I due, secondo fonti di governo, hanno stabilito che tutte le misure previste dalla delega fiscale verranno discusse nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio, al quale si arriverà con un provvedimento “modificato”, molto più “ricco” e più ampio rispetto alla forma attuale. In via XX Settembre si è poi riunita la task force presieduta dal presidente emerito della Corte costituzionale Franco Gallo che ha partorito il testo del decreto legislativo nella versione precedente l’inserimento della soglia di non punibilità del 3% dell’imponibile. Obiettivo dei lavori, rimettere mano al testo in vista della sua ripresentazione in forma “depurata” nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio.