“Abbiamo fatto un decreto sull’abuso del diritto e nessuno ne parla”. Così il premier Matteo Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno, ha puntato il dito contro giornali e tv colpevoli di non dare sufficiente spazio ai contenuti del decreto legislativo in materia fiscale varato dal Consiglio dei ministri il 24 dicembre, insieme alle prime norme attuative del Jobs Act, all’ingresso dell’Ilva in amministrazione straordinaria e al Milleproroghe. Di quel testo, in realtà, si è già scritto molto prima della sua formalizzazione, quando si sono diffuse le prime indiscrezioni sui contenuti.

A far discutere è stata prima di tutto la decisione – confermata nel testo emanato dall’esecutivo e ora all’esame delle commissioni parlamentari – di fissare un tetto di 1.000 euro al di sotto del quale l’emissione di fatture false non è reato. Come dire che quello che oggi è un illecito penale punito con la reclusione da 18 mesi a 6 anni diventa un semplice illecito amministrativo. E il colpevole se la cava con una multa. Lo stesso vale anche per chi si serve di quelle fatture o di altri “documenti per operazioni inesistenti” per truccare la dichiarazione dei redditi con l’obiettivo di evadere le imposte sui redditi o l’Iva. Non solo: le nuove misure decise dal governo triplicano, da 50mila a 150mila euro, il limite oltre il quale l’omesso versamento dell’Iva e delle ritenute certificate è punito con il carcere. Un intervento che, stando a un’indagine de Il Sole 24 Ore, comporterà l’archiviazione di almeno il 30% dei processi per questi reati attualmente in corso nei tribunali italiani. Le nuove disposizioni, in base al principio del favor rei, saranno infatti applicabili con effetto retroattivo. Rendendo carta straccia i fascicoli sulle vecchie violazioni tra i 50 e i 150mila euro. Di seguito, nel dettaglio, le altre principali novità introdotte dal decreto sull’abuso del diritto, che secondo Renzi punta a rendere le Entrate “consulente e non nemico” del contribuente e a “ridurre la pressione burocratica“.

La dichiarazione infedele non è reato se si evadono meno di 150mila euro – Oggi chi, per evadere le tasse, presenta al fisco una dichiarazione infedele, rischia la reclusione da uno a 3 anni se ha “scansato” imposte per oltre 50mila euro. Il decreto del governo triplica la soglia, permettendogli di mantenere la fedina penale immacolata anche se ne ha evasi fino a 150mila. Rispetto alle anticipazioni di novembre è cambiato, di poco, solo il livello a cui è stata fissata l’asticella: le bozze parlavano di 200mila euro. L’altra novità consiste nel fatto che per essere denunciati alla Procura occorrerà sottrarre all’imposizione redditi per almeno 3 milioni di euro, contro gli attuali 2 milioni.

Soglia più alta anche per chi sfugge del tutto al fisco – Per chi non presenta proprio la dichiarazione dei redditi, rendendosi colpevole di omessa dichiarazione, vengono inasprite le sanzioni: se oggi la pena prevista è la reclusione da uno a 3 anni, le nuove misure la portano da un minimo di un anno e sei mesi a un massimo di 4 anni. Ma, anche in questo caso, aumenta pure la soglia di punibilità: l’imposta evasa dovrà essere superiore a 50mila euro, una via di mezzo tra i 30mila fissati dal governo Berlusconi nel novembre 2011 e i 77mila vigenti fino ad allora. Il tetto resta invece a 30mila euro per la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, cioè documenti falsi o altri “giochetti” con l’obiettivo di “ostacolare l’accertamento” e “indurre in errore l’amministrazione finanziaria”. Ma ecco che anche qui le maglie si allargano: dovranno temere la reclusione solo quanti sottrarranno al fisco più di 1,5 milioni di euro. Oggi ne basta uno per rischiare il carcere. Non basta: per tutti i reati previsti dal decreto è comunque esclusa la punibilità quando l’importo delle imposte evase è inferiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o l’Iva evasa non supera il 3% di quella dichiarata.

Sale la pena per chi distrugge la contabilità… – L’unico articolo nel quale si intravede un effettivo inasprimento su tutta la linea è quello su “occultamento o distruzione di documenti contabili”, che saranno puniti con la prigione da un anno e sei mesi fino a sei anni, mentre attualmente la pena prevista va da sei mesi a cinque anni.

…ma il fisco dovrà fare in fretta, pena la decadenza – Infine, a dispetto degli appelli della direttrice delle Entrate Rossella Orlandi l’esecutivo non è tornato sui suoi passi riguardo ai tempi a disposizione dell’Agenzia per l’accertamento dell’evasione. Oggi il fisco, in caso di violazioni con rilevanza penale, può contare su un raddoppio dei termini di decadenza, che sono in generale di 4 anni (5 in caso di omessa dichiarazione). Il decreto licenziato il 24, invece, stabilisce che il raddoppio scatti solo se entro la scadenza ordinaria è stata presentata denuncia in Procura.