Sono a loro modo due protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale e oggi il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere e il reato di associazione a delinquere per Franco Panzironi, ex ad Ama, e la corruzione con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa per Luca Odevaine, già responsabile della polizia provinciale.

Secondo il gip di Roma, Flavia Costantini, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, l’organizzazione mafiosa guidata da Massimo Carminati (per cui il ministro Orlando ha disposto il 41bis) riuscì per alcuni anni ad “aggiustare e pilotare” gli
appalti all’Ama, l’azienda municipale ambiente capitolina, affidata durante al giunta Alemanno a Panzironi, e definito dal gip “garante dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale negli anni 2008-2013, oltre che uomo a libro paga, capace di fornire uno stabile contributo per l’assegnazione di appalti pubblici e lo sblocco dei pagamenti”.

Odevaine, invece, è considerato dagli inquirenti il centro di quel sistema che permetteva all’organizzazione di fare più soldi che con qualsiasi traffico di droga. “Odevaine è un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”, scrivono i pm. Perché è così importante la sua figura? “La qualità pubblicistica di Odevaine risiede nell’essere appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” e al contempo è “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, ente che soprintende alla gestione del Cara di Mineo“.

I giudici hanno confermato i domiciliari per Rossana Calistri, ma hanno scarcerato Franco Cancelli, capo della cooperativa Edera. Disposta inoltre la sostituzione del carcere con i domiciliari per altri tre. In carcere, con Panzironi ed Odevaine, restano anche gli imprenditori Cristiano Guarnera (l’imprenditore considerato “affiliato” dagli inquirenti a cui nei giorni scorsi sono stati sequestrati beni per oltre 100 milioni di euro) e Giuseppe Ietto, Nadia Cerrito, segretaria di Salvatore Buzzi, il numero uno delle cooperative, e Claudio Turella, funzionario comunale. La Cerrito aveva il compito di custodire il libro nero delle tangenti ed è una dei pochi indagati che ha risposto alle domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia. Il collegio presieduto da Bruno Azzolini ha annullato l’accusa di partecipazione all’associazione di stampo mafioso per Fabio Gaudenzi, il quale ha ottenuto i domiciliari essendo indagato di trasferimento di capitali. Scarcerati, per essere posti ai domiciliari, anche Pierina Chiaravalle e Sandro Coltellacci, collaboratori di Buzzi accusati di corruzione aggravata.