A distanza di nemmeno 24 ore il conto degli immobili sequestrati a Cristiano Guarnera è aumentato di altre 93 unità, per un valore complessivo pari a circa 13.350.000 euro, scoperti dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma nelle pieghe della contabilità della società Edilizia Piera srl., rappresentata dal nonno di Guarnera, Angelo, 90 anni, e le cui quote sono intestate a Cristiano Guarnera ed alla nonna Maria Piera Verducci, moglie di Angelo.

Già il 19 dicembre era stato sequestrato un ingente patrimonio riconducibile a Guarnera, per un valore di stima di circa 100 milioni di euro, tra cui 181 tra immobili e terreni, in prosecuzione delle attività svolte il 2 e l’11 dicembre scorso unitamente al Ros dell’Arma dei Carabinieri. Gli immobili sequestrati, a prima vista, non risultavano riconducibili alla società in quanto le relative trascrizioni nei pubblici registri immobiliari erano state effettuate con una ragione sociale leggermente difforme e senza l’indicazione della Partita Iva della Edilizia Piera srl. Il numero degli immobili e dei terreni riconducibili a Cristiano Guarnera sequestrati dalle Fiamme Gialle per effetto dei provvedimenti emessi dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, a seguito di richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, sale così a 274, per un valore complessivo stimato in oltre 113 milioni di euro.

Nell’ambito della Mafia Capitale guidata Carminati, la figura di Guarnera si è nel tempo evoluta, trasformandosi da imprenditore colluso ad imprenditore mafioso – sostiene la guardia di finanza – affiliandosi al gruppo criminale e diventando “parte integrante dell’associazione stessa”, mettendo a disposizione dell’organizzazione le proprie imprese nel settore dell’edilizia. Proprio grazie all’intervento di Carminati, alcune delle imprese riconducibili a Guarnera – sequestrate ieri – venivano coinvolte “per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di ‘emergenza abitativa’, promosso dall’amministrazione capitolina, nel quale, grazie alla capacità di penetrazione del sodalizio mafioso, erano da tempo inserite le cooperative di Salvatore Buzzi”.