Mentre il presidente Vladimir Putin parla alla nazione e difende l’operato della Banca centrale e del governo di fronte alla crisi valutaria che sta mettendo in ginocchio il Paese, il Parlamento russo si appresta a varare una legge per la ricapitalizzazione delle banche. Mercoledì Bank Rossii ha venduto forti quantità di riserve in valuta straniera per sostenere il rublo e l’esecutivo di Dmitri Medvedev ha adottato una serie di misure a sostegno del sistema bancario. E venerdì la Duma, la camera bassa del Parlamento, vaglierà appunto un progetto di legge in base al quale gli istituti messi alle strette dal crollo della moneta nazionale e dall’aumento dei crediti inesigibili potranno ricevere iniezioni di liquidità fino a 13 miliardi di euro. A comunicarlo è stato il primo vice presidente della Duma, Ivan Melnikov, citato dall’agenzia Tass.

L’obiettivo è stabilizzare il sistema finanziario messo in forte difficoltà dal combinato disposto tra crollo del prezzo del petrolio e sanzioni internazionali. Sanzioni che secondo Putin sono responsabili della crisi economica russa “per il 25-30%” e per il ministro dell’Economia Alexiei Uliukaiev dureranno probabilmente “per un periodo molto lungo”, forse “per decenni”.

Nella sua conferenza stampa fiume, Putin ha sostenuto che “le azioni” di governo e banca centrale “sono assolutamente adeguate e nella direzione giusta”. E ha assicurato che le riserve valutarie del Paese, pari a 419 miliardi di dollari, sono sufficienti a mantenere l’economia in condizioni stabili, anche se è necessario non “bruciarle” senza scopo. Quanto alla richiesta fatta ai grandi esportatori – da Gazprom a Rosneft, Severstal e Lukoil – di vendere i loro introiti in valuta forte per stabilizzare il rublo, secondo Putin non si tratterà di un “obbligo formale”. Tuttavia, il numero uno del Cremlino ha fatto sapere di aver parlato personalmente con i capi di alcune delle maggiori compagnie russe per “incoraggiarli” a farlo. Senza fare nomi, ha detto che uno di questi ha “promesso” di vendere fino a 3 miliardi di dollari per contribuire a riportare in equilibrio il sistema finanziario.

Quanto all’ipotesi di una reintroduzione dei controlli sui capitali e della fissazione del tasso di cambio, Putin ha ribadito quello che ha detto mercoledì Medvedev: non se ne parla, perché non porterebbe a risultati positivi.