Evangelos Venizelos lascia il Parlamento dopo il varo delle misure anti crisiDopo due anni di memorandum, riforme, tasse e scorciatoie per i più furbi (casta compresa), il “gioco dell’oca della Grecia” fa tornare tutti al punto di partenza: Berlino compresa. Non è bastato prendere in mano una calcolatrice e stendere, numericamente, l’elenco di chi deve dare e di chi deve avere in questa partita doppia. Una strategia, quella applicata alla Grecia nel 2011 (ma che molti avrebbero voluto estendere in questo triennio anche agli altri Piigs), che oggi si scontra con la realtà dei fatti.

Alzare la mano e criticare la direttrice di marcia imboccata dai creditori internazionali non significa automaticamente essere antimerkeliani o fautori dello spreco. Anzi.

I fatti di oggi, con le Borse europee in panico per il rischio elezioni anticipate in Grecia, dimostrano che la medicina somministrata ad Atene non ha curato il malato che, al netto di un ritorno sui mercati che ha giovato solo alle agenzie di rating e a qualche speculatore, è ben lontano dall’essere sanato.

La troika in Grecia ha deciso di aumentare improvvisamente la pressione fiscale, tagliare i diritti di tutti, distruggere la sanità, dimenticarsi della Lista Lagarde, lasciare che le autorizzazioni a procedere per i parlamentari corrotti ammuffissero nei cassetti della Camera, accettare che lo Stato il giorno prima delle urne del giugno 2012 spendesse altri milioni di euro per l’acquisto di carri armati Leopard, non riformare la giustizia che persegue oggi imprenditori finiti sul lastrico per la crisi (sono i nuovi poveri nel Paese) mentre lascia liberi quei banchieri che hanno truffato i correntisti e i prefetti che sul conto si sono ritovati decine di milioni di euro.

E soprattutto lasciando che in carcere finisse solo uno: l’ex braccio destro di Andreas Papandreou, Akis Tsogatsopulos, regista di trent’anni di ordini milionari di sommergibili e armamenti vari, la cui ombra inquieta ancora oggi moltissimi politici del Paese che ne temono le rivelazioni.

Avrebbe, invece, dovuto sanare gli sprechi, chiamare a contribuire tutti in modo proporzionato alla propria forza economica, non impoverire ulteriormente i poveri, non svendere la Grecia a multinazionali e ricconi che hanno fatto affari d’oro, chiedere conto a Berlino dello scandalo Siemens per gli appalti alle Olimpiadi del 2004, incastrare i grandi evasori ellenici anziché far arrestare il giornalista che ne dava conto, stimolare la politica che ha prodotto l’attuale buco a coprirlo (almeno parzialmente) con investimenti a lungo e medio termine, sfruttare gli idrocarburi così come sta facendo Cipro in tandem con Israele.

Qual è il risultato oggi? Che il governo conservatori-socialisti anticipa il voto per il presidente della Repubblica senza avere un accordo di massima interpartitico, con il rischio di elezioni anticipate. Ma soprattutto, al di là delle schermaglie politiche che fanno gola a talk show e retroscenisti, semplicemente ad Atene anche chi ha spalancato le porte del Partenone alla troika, ha compreso (solo oggi?) che tutto è stato un grande bluff.

E che forse sarebbe valsa la pena ascoltare l’allora premio nobel per l’economia Christopher Pissarides, che nel 2011 fu l’unico ed il solo a chiedere di ragionare su un default controllato della Grecia. Aniché imporre un memorandum che ha sempre più il sapore di un incaprettamento.

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