Dicembre 2012: ad Atene, via indiscrezioni targate Fondo monetario internazionale, giungono i primi dubbi sulla tenuta del memorandum appena votato dal parlamento ellenico (fatta eccezione per Syriza, Alba dorata e due dissidenti poi espulsi dalla maggioranza). Dicembre 2014: l’Europa torna a tremare per il rischio elezioni anticipate, previsto dalla Costituzione greca se le tre votazioni per il nuovo capo dello Stato non andassero in porto, e soprattutto per le 19 misure che la troika chiede ancora alla Grecia, nella consapevolezza ormai diffusa che i conti non tornano, tra mancati incassi dell’erario e scelte sbagliate di Bruxelles e Berlino.

Questo doveva essere l’anno della stabilità e del ritorno alla crescita. Si sta rivelando, invece, l’anno della ricaduta. La Grecia rischia di tornare alle urne prima del previsto e la Borsa di Atene crolla a -12%, record dal 1987, con conseguente panico in tutta Europa. Il premier Antonis Samaras ha deciso di anticipare l’elezione del nuovo capo dello Stato, da febbraio 2015 alla fine di quest’anno. E candida alla presidenza della Repubblica Stavros Dimas, ex commissario europeo all’Ambiente. Di casa fra i conservatori e certamente votabile anche dai socialisti del Pasok, non da Alexis Tsipras e dal suo Syriza: ma la maggioranza dispone in tutto di 155 voti, insufficienti nelle prime due votazioni previste il 17 e il 23 dicembre che necessitano di 200 deputati su 300, che al terzo scrutinio (il 29) diventano 180.

E così se da un lato prosegue la politica delle larghe intese (con la troika) per guidare la Grecia, che ieri il ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble ha definito “bisognosa di più tempo” per onorare il memorandum mentre lo escludeva fino alla scorsa estate, dall’altro lo stesso premier riconosce che nel Paese sta perdendo punti ogni giorno di più a favore di Tsipras. Quindi più ritarda le urne più è probabile che perda male. Ma soprattutto Samaras oggettivizza il vero segreto di Pulcinella di questo crac che da tre anni sta tenendo sotto scacco il continente intero: tutti sanno che la Grecia non è in grado di onorare il debito, anzi, i mancati incassi, come scritto da ilfattoquotidiano.it nel gennaio 2013 dopo un report ad hoc del Fondo Monetario, faranno esplodere il sistema stesso del memorandum, con fondi pensione prosciugati perché impegnati con le banche e la speculazione internazionale in agguato pronta a comprare per due soldi terreni e isole. Tra l’altro le nuove misure chieste dalla troika (19 tra tagli e riforme) potrebbero essere usate da Samaras come arma psicologica per eleggere il nuovo presidente.

L’ennesimo risiko, a cui le Borse di tutta Europa hanno reagito malissimo: oltre al -12,78% registrato dal listino greco, Madrid ha ceduto il 3,18% e Milano ha chiuso a -2,81%. Il nuovo incubo di Berlino, dunque, si chiama Alexis Tsipras, che vola nei sondaggi (più 5% sulla Nea Dimokratia del premier) e dice che la Grecia non lascerà l’euro ma il memorandum imposto dai creditori internazionali. Si professa “certo” che il 29 dicembre (data della terza votazione per il Presiente della Repubblica) finirà un’era. Nel frattempo registra anche l’adesione dell’establishment greco (di peso) con un passato socialista, come la potente Ianna Anghelopoulou che ha invitato il presidente del Syriza al congresso annuale della Fondazione “Clinton Global Initiative Mediterraneo” che si terrà a giugno 2015 proprio ad Atene. Chissà che a quell’appuntamento non vada da neo premier, così come i bookmaker inglesi scommettono da tempo.

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