“Trasferiscono i minori? A questo punto vogliamo vincere davvero: devono andarsene tutti. E non solo quelli di questo centro, devono portare via anche tutti quelli che sono nelle zone limitrofe”. I residenti di Tor Sapienza, 16mila abitanti a est di Roma, insistono: gli immigrati devono lasciare il centro di accoglienza di via Morandi. Una questione che sta destando sempre più preoccupazione, tanto che il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha convocato il Prefetto e il Questore di Roma per avere chiarimenti sulle vicende in corso.

A seguito delle continue tensioni che si stanno verificando nella borgata a est di Roma, il Comune ha ordinato il trasferimento di 43 minori: 36 non accompagnati e 9 in semi-autonomia. I ragazzi hanno lasciato il Centro scortati da due volanti della polizia e verranno trasferiti in altre strutture della Capitale. Gli ultimi scontri, con bottiglie e pietre lanciate contro le finestre del Centro, seguono due notti consecutive di tafferugli in cui i residenti hanno tentato l’assalto alla struttura per stranieri: “Il Centro è diventato al momento inagibile“, hanno spiegato dall’Assessorato alle Politiche Sociali, motivando il trasferimento dei minori. Restano all’interno una trentina di immigrati maggiorenni, sulla cui destinazione sono ancora in corso valutazioni.

All’origine delle tensioni di giornata le parole del titolare di un bar che ha impedito l’ingresso degli stranieri nel locale. “Qui non entrate, non è per voi”, ha detto. Alcune donne hanno poi portato il caffè agli immigrati che sono rimasti fuori. Prima ancora un gruppo di residenti si è radunato sotto il centro dei rifugiati urlando: “Scendete bastardi, scendete”. Poi se la sono presa con le forze dell’ordine schierate davanti alla struttura: “Difendete noi non loro perché noi vi paghiamo le tasse e lo stipendio“. Oltre alla rabbia, tra i cittadini della borgata romana prevale la paura.”Sono soggetti violenti e la gente ha paura di uscire di casa” – dice un intervistato. “I nostri figli vanno in giro scortati perché temiamo che li picchino o li violentino – aggiunge una residente del quartiere. L’intolleranza non investe però tutta la borgata romana: “Il trasferimento dei ragazzi per noi è una sconfitta - afferma Roberto Torre, del Comitato di quartiere Tor Sapienza – i cittadini come esseri umani ci stanno rimettendo la loro dignità, e non faccio distinzione, sono sia gli immigrati che gli italiani a pagare”.

Nella notte di mercoledì un immigrato è stato preso a botte, mentre nella notte tra il 10 e l’11 novembre una folla di 50 persona ha assalito il Centro tirando anche bombe carta contro le forze dell’ordine, che ormai presidiano stabilmente la zona. E venerdì 14 nel quartiere è previsto anche l’arrivo del deputato della Lega Nord, Mario Borghezio. “Sarò a Roma per mostrare la mia diretta vicinanza nei confronti dei cittadini italiani che si sentono assediati nei loro quartieri, vessati da degrado, immigrazione clandestina, sporcizia e totale assenza di sicurezza”, ha detto. Matteo Salvini ha invece annunciato che arriverà il prossimo 23 novembre.

Ma i residenti non hanno accolto positivamente l’annuncio dell‘arrivo dei politici. “Vuole venire Borghezio? Vuole venire Salvini? Venissero pure, cacceremo via anche loro. Noi non facciamo la guerra agli immigrati, facciamo la guerra alle istituzioni che non ci proteggono da chicchessia, stranieri o no”, hanno detto alcuni abitanti. “I politici vengono e fanno vetrina, venissero che li cacciamo”, aggiunge una donna. “Dove erano prima? – si chiede un altro – Dove? Ora vengono qui a farsi pubblicità sulla nostra pelle. Li cacciamo, punto”. “L’attenzione dei politici arriva solamente quando scoppia il caos, ma nessuno fa nulla per prevenirlo” – aggiunge un altro residente.

Tor Sapienza, periferia est di Roma, dove trent’anni fa il Campidoglio decise di costruire un torrione di case popolari, vive da tempo una situazione di degrado e di abbandono da parte delle istituzioni. Don Marco Ridolfo, parroco della chiesa di San Cirillo Alessandrino in viale Morandi, proprio nella stessa strada in cui sorge il Centro di accoglienza, sottolinea che il razzismo non è l’unico problema della borgata: “È solo la punta dell’iceberg – ha detto il parroco – i problemi sono anche di degrado e scarsa sicurezza: sono legati alla prostituzione, allo spaccio frequente che avviene nella zona, alla cattiva gestione dell’illuminazione. La sera – ha continuato – le persone hanno paura a circolare perché ad esempio le luci sono spesso spente o comunque l’illuminazione non è sufficiente, c’è paura per atti di violenza che non riguardano solo gli immigrati“.