Altro che impatto neutro sugli effetti della manovra: i 4,5 miliardi in più che il governo Renzi ha deciso di mettere sul piatto per accontentare Bruxelles e ridurre il deficit, nel 2015, dello 0,3%del Pil invece che dello 0,1 non sono senza conseguenze per quanto riguarda gli effetti della legge di Stabilità. Anzi, la rendono ben più restrittiva rispetto alla versione iniziale. Non solo: il “milione di posti di lavoro” previsto dalla Relazione tecnica in seguito all’azzeramento per tre anni dei contributi previdenziali per i nuovi assunti è del tutto virtuale. E “l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero”. A esprimere i pesanti rilievi è Giuseppe Pisauro, presidente del neonato Ufficio parlamentare di bilancio, incaricato di vigilare in modo indipendente sui conti pubblici e valutare l’impatto macroeconomico dei provvedimenti.

Pisauro, audito in commissione Bilancio alla Camera sulla variazione della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che il ministero del Tesoro ha presentato mercoledì e che Camera e Senato hanno approvato proprio giovedì, ha detto chiaramente che “il milione di posti di lavoro che sono nella relazione tecnica” della legge di Stabilità come effetto della decontribuzione per il primo anno di assunzione (Padoan aveva parlato di 800mila posti, ma poi il tetto dell’incentivo è stato aumentato) “non è detto che siano in più: sono 1 milione a tempo indeterminato, di cui 600mila potrebbero essere contratti che comunque sarebbero a tempo indeterminato e 400mila contratti a tempo che si trasformano. Quindi l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero”. Insomma, è molto probabile che le aziende sfrutteranno lo sgravio per stabilizzare persone che avrebbero assunto comunque. Semplicemente potranno farlo spendendo meno. Il che non comporterà alcun vantaggio dal punto di vista della creazione netta di posti di lavoro.

Quanto all’effetto complessivo sull’economia italiana della legge di Stabilità, che approderà in Aula alla Camera il 24 novembre, la domanda retorica di Pisauro è stata: “Come mai una manovra da 11,5 miliardi di disavanzo passa a 7 e non cambia nulla dal punto di vista macroeconomico?”. Risposta facile: cambia eccome. “Un effetto restrittivo rispetto al quadro dell’1 ottobre”, anche se “non molto forte”, c’è. Tradotto: le “misure aggiuntive” da 4,5 miliardi renderanno meno espansiva la manovra che il governo ha presentato come tutta imperniata sul taglio delle tasse e il rilancio della crescita. La valutazione di Pisauro, che è anche rettore della Scuola Superiore dell’economia e delle finanze, è opposta rispetto a quanto riferito due giorni fa, proprio alle commissioni Bilancio, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: in quell’occasione il titolare del Tesoro ha detto che lo “sforzo ulteriore” sul deficit non comporta cambiamenti nella struttura della manovra e permette di “mantenere un equilibrio non facile tra continuazione del risanamento delle finanze pubbliche e stimolo alla crescita”.

Vero è che il Tfr in busta paga avrà potenzialmente un effetto positivo sui consumi che potrebbe “compensare il maggior effetto restrittivo implicito nella riduzione del disavanzo”, mantenendo l’effetto della manovra nei dintorni di un decimo di punto, ma il dubbio resta: “Un punto che può essere discusso è la credibilità di mantenere lo stesso quadro macroeconomico per una manovra che è in disavanzo per molto meno di prima, di 7 miliardi, e che quindi ha un effetto espansivo inferiore”. E ancora: “Dal punto di vista economico questa manovra è restrittiva perché migliora il saldo strutturale. Convenzionalmente stiamo ragionando rispetto al tendenziale e rispetto a quello è espansivo”.

La “trovata” del Tfr in busta, peraltro, sempre giovedì è stata criticata dal commissario straordinario dell’Inps Tiziano Treu, nominato all’inizio di ottobre. Sentito in commissione per il controllo sulle attività degli enti previdenziali, l’ex ministro ha detto che la nuova norma inserita nella legge di Stabilità “risponde a un bisogno immediato, perché servono dei soldi subito. La soluzione che è stata presa è frutto di una soluzione temporanea. È il minor male, mi auguro però che non sia definitiva”. Treu ha anche riferito che “il ministero del Lavoro sta pensando a una revisione dei criteri per la ripartizione delle risorse ai patronati“, che stando alla manovra vedranno ridursi i contributi pubblici di 150 milioni. L’obiettivo dei nuovi criteri sarebbe “valorizzare i più efficienti”.