“Potrebbero essere 800mila posti di lavoro a partire dal 2015 per tre anni”. Ma “potremmo sbagliarci per difetto”. E’ la promessa che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è fatto “strappare” a In Mezz’ora su Raitre. Spiegando che l’azzeramento dei contributi sui nuovi contratti a tempo indeterminato previsto dalla Legge di Stabilità avrà come risultato, appunto, “almeno” 800mila nuove assunzioni. Previsione seguita dal caldo invito agli imprenditori a “investire e creare occupazione” per permettere al governo di realizzare il piano. Resta il fatto che l’ottimismo del titolare del Tesoro sembra eccessivo alla prova dei fatti. Cioè dei numeri annunciati mercoledì 15 ottobre da Matteo Renzi durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha licenziato la manovra, o meglio una sua versione abbozzata (il testo definitivo ancora non si è visto, anche se Padoan assicura che “domattina sarà al Quirinale”). A quegli sgravi, ha spiegato il premier, sono stati destinati per il prossimo anno “1,9 miliardi”. Nelle bozze che circolano in questi giorni si legge a dire il vero che le risorse ammontano a “1 miliardo per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017”. I 900mila euro in più citati da Renzi sono probabilmente la cifra che arriverà dalla soppressione delle agevolazioni per chi stabilizza gli apprendisti e per chi assume disoccupati da oltre 24 mesi. Fatte le somme, comunque, si arriva a uno stanziamento complessivo di 3,9 miliardi per tre anni. Considerato che l’esenzione potrà arrivare fino a un massimo di 6.200 euro annui per lavoratore, in quella cifra c’è “spazio” però per non più di 629mila assunzioni (3,9 miliardi diviso 6.200). Va poi sottolineato che i fondi previsti per ogni anno finiranno in pochi mesi: nel solo 2013, terzo anno di recessione, sono stati attivati oltre 1,5 milioni di contratti a tempo indeterminato. Dunque è facile ipotizzare che entro la primavera 2015 i primi 1,9 miliardi saranno esauriti. Resta da vedere se, come ha fatto intendere il ministro, si riusciranno a trovare “risorse aggiuntive” da dedicare a questo capitolo.

Poi Padoan, proprio mentre i governatori delle regioni denunciano tagli eccessivi che si tradurranno in riduzioni dei servizi o maggiori tasse locali, ha dato le solite rassicurazioni: “Dalla manovra ci guadagnano i redditi bassi“, mentre “chi perde sono quella fascia di persone che hanno lucrato sugli sprechi” e “gli evasori fiscali”. Quanto al raddoppio delle aliquote di tassazione sui fondi pensione, “l’adeguamento è inferiore ad altre categorie” e “si collega alla filosofia di adeguare il trattamento ai valori medi europei”. Insomma: “Non stiamo svantaggiando i fondi” dopo aver incoraggiato i cittadini a investire nella previdenza complementare. Tutta in difesa anche la reazione alla domanda sull’innalzamento da 30 a 40mila euro, per i commercianti, del tetto massimo di reddito sotto il quale si ha diritto a un regime fiscale agevolato (“dei minimi”): “Abbiamo studiato quelle aliquote in modo che sia equo per la classe media”.

Insomma, la Legge di Stabilità “è fortemente orientata alla crescita”. E, ribadisce ancora una volta il titolare del Tesoro, “si collega alle riforme strutturali, come il Jobs act, la giustizia civile e la riforma fiscale”. Ed è per questo che secondo il titolare di via XX Settembre “il Parlamento deve dire la sua, ma si tratta di una finanziaria compatta, grande ed estesa e modificandola l’efficacia complessiva verrebbe meno”. Insomma: le Camere discutano pure, ma per favore non tocchino il testo.

Timori di una bocciatura da parte di Bruxelles, a cui subito dopo il Cdm sono state inviate le tabelle con i saldi e che nelle prossime settimane renderà noto il suo verdetto? “I colleghi europei mi hanno detto che andiamo nella direzione giusta, il deficit-pil continua a scendere, il 2015 dovrebbe essere l’anno in cui si ritorna a crescita positiva e l’obiettivo strutturale continua a migliorare”, garantisce Padoan. “Il programma delle riforme è importante. Noi stiamo all’interno del Patto di stabilità e pensiamo di essere assolutamente in regola”. Con l’avvertenza, però, che “il Paese va sbloccato altrimenti rischiamo grosso”, perché “se il Pil non cresce il quadro di finanza pubblica ovviamente si deteriora”. Ognuno dunque deve fare la sua parte: per la mancata crescita “c’è una responsabilità diffusa, forse anche dei sindacati”.

Quanto al commissario Ue agli Affari economici Jyrki Katainen, il falco sempre pronto a bacchettare l’Italia e a mettersi di traverso davanti a ogni richiesta di flessibilità, con lui Padoan fa sapere di essere “in contatto, come con gli altri commissari”. “E’ una persona simpatica, un finlandese freddo e gentile”. Che potrebbe però chiedere a Roma di intervenire sui conti pubblici riducendo il deficit strutturale dello 0,25 per cento contro lo 0,1 messo in campo autonomamente dal governo. Un timore per nulla remoto, tanto che per ogni evenienza il governo di Matteo Renzi si è cautelato tenendo da parte un “cuscinetto” da 3,4 miliardi da utilizzare in caso di necessità. Il Fiscal compact richiederebbe, a dire il vero, un aggiustamento dello 0,5%, ma alla luce del peggioramento dei conti pubblici Bruxelles e “il finlandese freddo” potrebbero ritenere sufficiente uno sforzo più piccolo, della metà, appunto.