Luciano Violante rinuncia alla corsa per la Corte costituzionale dopo venti fumate nere del Parlamento. “È necessario fermare una deriva che offende l’autorevolezza delle istituzioni e la dignità delle persone”. Dopo che per venti volte i partiti hanno bocciato la sua candidatura e non sono riusciti a trovare un accordo per far raggiungere il quorum per la sua elezione e dopo che lo stesso Matteo Renzi ha fatto sapere di essere pronto a cambiare candidato, l’ex vicepresidente della Camera scrive una lettera, pubblicata da il Corriere della Sera, per annunciare il passo indietro. “Il protrarsi della indecisione”, dice, “che mi auguravo superabile, sta producendo un grave discredito delle istituzioni parlamentari accentuato dal manifestarsi in Aula, nel corso delle ultime votazioni, di comportamenti, limitati ma gravi, di dileggio del Parlamento“.

Il nome di Violante è stato saldo per due mesi nel ticket proposto al Parlamento mentre al suo fianco cambiava il collega scelto da Forza Italia: solo il 12 settembre c’è stato il passo indietro di Antonio Catricalà che ha lasciato il posto a Donato Bruno. Ma anche il parlamentare azzurro ha avuto vita breve: indagato dalla procura di Isernia, come rivelato da il Fatto Quotidiano, è stato bruciato nel giro di poco tempo. Quello che resta sono tentennamenti e uno stallo per il Parlamento che ancora non vede fine. L’ipotesi Violante, candidato in quota Pd, dopo l’ultima fumata nera è stata accantonata dallo stesso Matteo Renzi che negli ultimi giorni ha cambiato strategia e deciso di aprire al Movimento 5 stelle. E proprio i grillini hanno posto fin dall’inizio il veto sull’ex vicepresidente di Montecitorio sollevando il caso dei mancati requisiti: secondo anche quanto confermato dall’Università di Camerino, Violante è professore ordinario ma a riposo e quindi non rientra nei casi di eleggibilità per la Corte costituzionale.

Nella lettera, pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera, Violante invita a “scegliere altra personalità ritenuta più idonea ad ottenere il consenso necessario”. Ringrazia poi i parlamentari che lo avevano finora votato ed invita appunto le Camere ad un’altra scelta puntando il dito contro il cattivo funzionamento delle istituzioni: “Ritengo che in questa limitata vicenda si siano manifestati problemi di portata generale. La vita politica italiana attraversa una difficoltà di decisione che non deriva tanto dalla inadeguatezza delle regole quanto dalla idea, non maggioritaria, ma diffusa, che l’attività politica debba ridursi a uno scontro privo di confini e di principi morali. Nessun Paese può tollerare per troppo tempo una vita parlamentare frenata da ribellismi e forzature. Sono in discussione i comportamenti non le norme; potremmo cambiare tutte le regole costituzionali e parlamentari, ma si tratterebbe di una illusione regolatoria perché le leggi sono inefficaci senza i «buoni costumi», che impongono comportamenti misurati e lungimiranti soprattutto quando sono in questione le nomine in organi di garanzia”. L’invito che arriva da Luciano Violante nella lettera pubblicata dal Corriere è dunque che si decida rapidamente e responsabilmente, e in questo modo “restituendo alla politica l’autorevolezza che le spetta in una democrazia funzionante”.