Per la Digos e la Procura di Roma Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a carogna, fu “l’ispiratore” di quello che avvenne dentro e fuori lo stadio Olimpico di Roma, prima e durante la finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, tra Napoli e Fiorentina. Sono tante le accuse mosse al leader dei Mastiff che quella sera instaurò una sorta di trattativa con le forze dell’ordine, i giocatori azzurri e i rappresentanti della sicurezza per far svolgere o meno il match, dopo che la tifoseria napoletana – inizialmente contraria a far giocare la gara – venne a sapere del ferimento di Ciro Esposito, il tifoso azzurro colpito – secondo le indagini – dai colpi di pistola sparati dall’ex ultrà romanista Daniele De Santis. De Gennaro questa mattina (22 settembre) è stato arrestato e si trova agli arresti domiciliari per aver organizzato gli scontri con le forze dell’ordine, aver indossato la maglietta con scritto “Speziale libero” e aver invaso il campo.

Ecco cosa successe quel 3 maggio secondo i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. Genny, due ore prima di sedere a cavalcioni sulla recinzione della curva con indosso la maglietta a favore dell’ultrà catanese (ritenuta offensiva e violenta), “ispirò” gli scontri con la polizia. Fu lui a comandare un centinaio di napoletani, che prima di entrare all’Olimpico scortati dagli agenti, si radunò in piazza Mazzini e con fumogeni e petardi tentò di aggredire i rivali viola. Una volta dentro lo stadio, secondo il gip Rosaria Monaco il colloquio col capitano del Napoli Marek Hamsik richiesto da Gennaro De Tommaso fu consentito dai responsabili dell’ordine pubblico per evitare che la situazione degenerasse. Genny ‘a carogna, scrive il giudice per le indagini preliminari, “aveva minacciato l’invasione di campo e il compimento di atti di violenza se non avesse avuto un colloquio con Hamsik”. Il gip cita la relazione di servizio del dirigente Digos che riferisce di una “situazione di alta tensione all’interno dello stadio Olimpico, già palesata dai fischi in concomitanza con l’inno nazionale”. Il dirigente della Digos romana Diego Parente, però, all’interno dello stadio “non ci fu nessuna trattativa. De Tommaso, e lo scrive il gip, ha avuto un comportamento di negazione dell’autorità tanto che chiese di parlare con il capitano del Napoli Hamisk”, sostiene il funzionario. Ma secondo il gip, De Tommaso è estraneo agli scontri che portarono al ferimento di Esposito.  

Altri quattro supporter napoletani sono stati sottoposti a obbligo di firma. Gli investigatori, grazie ai filmati, hanno riconosciuto tre di loro (Mauro Alfieri, Genni Filacchione e Salvatore Lo Presti) tra le persone che hanno partecipato agli scontri fuori dall’Olimpico. Mentre un quarto – anche lui sottoposto a obbligo di firma – è un altro capo ultrà della curva napoletana, Massimiliano Mantice, accusato, come De Tommaso, di aver scavalcato la rete che delimita il campo di gioco dalla curva Nord. Un gesto che è già costato ai due un provvedimento di Daspo. Lo stesso Mantice, come ricostruito dagli inquirenti, giunse nella zona di Tor di Quinto subito dopo il ferimento di Esposito e fu una delle persone che soccorse il ragazzo, morto poi 50 giorni dopo quel 3 maggio.

Nello specifico, l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma contesta, a vario titolo, i reati di concorso in resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e invasione di campo e, solo a De Tommaso, è accusato di aver indossato la maglietta inneggiante ad Antonino Speziale, l’ultrà del Catania accusato della morte dell’ispettore Filippo Raciti, avvenuta il 2 febbraio 2007 fuori dallo stadio del capoluogo siciliano, al termine del derby Catania-Palermo. E proprio il mese scorso a Genny era stata ritirata la patente dopo che la polizia stradale lo aveva fermato mentre guidava sulla corsia d’emergenza a Catania, dove si era recato per incontrare la famiglia Speziale. “E’ ridicolo, piuttosto che arrestarlo dovrebbero dargli un premio e ringraziarlo, senza di lui la partita non si sarebbe giocata e chissà cosa sarebbe potuto accadere con tutta quella tensione”. Queste le parole all’Adnkronos di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, alla notizia degli arresti domiciliari per De Tommaso.

Quello che andò in scena all’Olimpico, con il match bloccato e un pugno di tifosi napoletani capeggiati da Genny ‘a carogna che per 45 minuti  parlò con giocatori e forze dell’ordine, fu l’epilogo di una giornata scandita da tafferugli e spari. Durante gli scontri tra un manipolo di tifosi napoletani e ultrà romanista rimase ferito Ciro Esposito che morì dopo una lunga agonia 50 giorni dopo. Il principale indiziato dell’omicidio è l’ex ultrà romanista Daniele De Santis, nei cui guanti sono state trovate tracce di polvere da sparo compatibili con l’arma che ha ucciso l’ultrà del Napoli.