Delitto di Garlasco, l’inchiesta su Sempio che riscrive la scena del delitto. Gli inquirenti: “È una ricostruzione e come tale resta interpretabile”
Indizi, ricostruzioni, ipotesi che, pur supportate da accertamenti, documenti, testimonianze, consulenze, riletture di intercettazioni, tali restano. Insomma, chi sulla ipotizzata colpevolezza di Andrea Sempio rispetto all’omicidio di Chiara Poggi si attende qualcosa di radicalmente differente dall’indagine che ha portato alla condanna di Alberto Stasi rischia di restare deluso. Sul piatto non vi sono certezze granitiche, né la cosiddetta pistola fumante. “È una ricostruzione – spiegano gli inquirenti – e come tale resta e resterà interpretabile”. E in tale veste dovrà essere valutata da un giudice, nel momento in cui, procedimento di revisione permettendo, la Procura di Pavia arriverà a una richiesta di rinvio a giudizio per il 38enne di Garlasco, il quale, il 13 agosto 2007, quando, secondo la Procura di Pavia, uccise Chiara Poggi, di anni ne aveva 19, mentre la vittima era di sette anni più grande. Tra loro l’unico legame era Marco Poggi, amico di Sempio, e la villetta di via Pascoli a Garlasco, dove Sempio era di casa visto il rapporto con il fratello di Chiara.
Così Alberto Stasi scompare dalla scena del crimine
Ma ciò che importa qui è l’indagine in corso e ogni paragone con quella che ha portato alla condanna definitiva di Stasi (16 anni) rischia di confondere il piano della cronaca con quello dell’opinione. Il consiglio dunque è quello di navigare a vista senza fare grandi passi in avanti, comprendendo le fatiche psicologiche della famiglia Poggi e confidando magari che il 6 maggio prossimo Sempio, assistito dai suoi legali, possa presentarsi in Procura a Pavia, come da invito a comparire, e spiegare. Nulla, però, cambierebbe se decidesse di avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa della chiusura delle indagini e della discovery degli atti. Suo sacrosanto diritto. E anche qui le valutazioni sulla sua scelta possono tranquillamente restare confinate nel mondo delle opinioni.
I fatti, si diceva. O meglio i tanti indizi che compongono la nuova ipotesi giudiziaria sull’omicidio di Chiara Poggi: 13 agosto 2007. Ipotesi inedita, stando anche al capo d’imputazione che si legge nell’avviso a comparire per Sempio. E che, una volta di più, consiglia di non paragonare le due indagini, visto che ora, lo si legge nelle poche righe della scorsa settimana, Alberto Stasi scompare dalla scena del crimine. Certo, resta l’unico colpevole per la Cassazione, ma la richiesta di revisione di quella sentenza fatta dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone alla Procura generale di Milano consente, almeno nelle indagini preliminari, di veleggiare senza l’ex bocconiano. È una premessa, ma decisiva, che permette in questo modo di osservare la nuova ipotesi investigativa con più lucidità.
L’orario della morte e lo scontrino del parcheggio
Ripetiamo: ipotesi indiziaria. Che però mette sul tavolo alcuni dati, i quali, pur in assenza della discovery degli atti, ci permettono di dare forma alla nuova fotografia investigativa che in particolare si fonda sulla perizia dell’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo su tempi e modi, e sulla nuova analisi delle macchie di sangue (Blood pattern analysis, Bpa) del Ris di Cagliari. Documenti che hanno riletto gli elementi oggettivi e lo hanno fatto in modo diverso rispetto alla prima autopsia e alla prima Bpa del Ris di Parma.
L’ora della morte di Chiara Poggi, intanto, secondo la consulenza Cattaneo non è più collocata tra le 9.12 e le 9.35, ma ben oltre, in una forbice che si avvicina a mezzogiorno. Una rivoluzione copernicana che introduce un altro dato: l’inconsistenza, come possibile alibi di Sempio, del biglietto del parcheggio di Vigevano, che dura un’ora ed è stato staccato alle 10.18. Inutile dilungarsi sullo scontrino che fin dall’inizio dell’indagine, partita oltre un anno fa, non ha mai rappresentato, secondo gli inquirenti, un ostacolo alla presunta colpevolezza di Sempio. Con il nuovo orario della morte, che il ticket, fornito da Sempio un anno dopo il delitto, sia vero o falso poco importa. Certo, la sua veridicità o meno può aiutare a capire la psicologia dell’indagato.
C’è poi un inciso: grazie al nuovo capo d’imputazione ogni ipotetico concorso è stato cancellato, ogni ipotetico scenario, dal santuario della Bozzola alla presenza delle sorelle Cappa, è stato spazzato via. Resta Sempio unico assassino che per i pm ha ucciso con “crudeltà” e “motivi abietti”, legati a un movente sessuale che segue al rifiuto della vittima di un approccio sessuale. Fare ipotesi, prima della discovery, su cosa si sostanzi questa certezza dei pm sarebbe ancora una volta entrare nel mondo dell’opinione. Il forum in cui Andreas-Sempio fa riferimento al tentativo fallito di allacciare una relazione con una ragazza nel periodo più o meno coincidente con il delitto lascia il tempo che trova. Tanto più che forse la donna non è la vittima ma semplicemente una barista della zona.
La nuova scena del crimine secondo i pm di Pavia
Molto più chiara, invece, appare la nuova scena del crimine e la nuova dinamica alla quale si aggancia un altro elemento chiave: la presenza del Dna riferibile alla linea parentale di Sempio sulle unghie della vittima. Presenza ipotizzabile durante “una iniziale colluttazione”, quando l’assassino “colpiva reiteratamente la vittima”. La direzione dei colpi, inoltre, porta a pensare che Chiara Poggi non conoscesse il killer, visto che i fendenti “con un corpo contundente” mai ritrovato vengono sferrati di fronte e non da dietro, “in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra”. Il colpo di fronte non fa pensare a una persona conosciuta a cui si apre la porta e poi si voltano le spalle.
Resta però da capire come Sempio abbia potuto entrare in casa. Di certo la colluttazione iniziale può aver lasciato il Dna di Sempio sulla ragazza, che poi tenta di difendersi, altro dato specifico della nuova inchiesta. E lo fa mentre l’omicida “la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso della cantina”. Lungo questo percorso, Chiara Poggi reagisce, striscia le mani, si mette carponi. Qui altri colpi portati sui lati del cranio le fanno perdere i sensi. Il fotogramma successivo, cioè il momento in cui Sempio farebbe scivolare il corpo lungo le scale della cantina, ci porta al terzo decisivo elemento della nuova inchiesta: l’impronta 33, non insanguinata ma, secondo i pm, corrispondente al palmo di Sempio e rilevata sul lato destro del muro che porta in cantina. Il killer si è appoggiato mentre faceva scivolare il corpo? Anche qui, allo stato, mancano i dati.
Di certo, stando alla ricostruzione della nuova Bpa, una volta che la vittima è scivolata lungo i gradini viene colpita nuovamente dal suo assassino. E qui “nonostante fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali deriva il decesso”. Una dinamica, questa, già ipotizzata nella prima Bpa del Ris di Parma. Ora, come si comprende, il nuovo capo d’imputazione, se da un lato restituisce nuovi e diversi fotogrammi del crimine, dall’altro, a ogni fase è possibile affiancare i tre dati principali emersi dall’inchiesta: lo scontrino e l’orario della morte, il Dna (secondo la perita non attribuibile con certezza, ndr) sulle unghie e la colluttazione iniziale, l’impronta 33 e lo scivolamento del corpo verso la cantina. Ipotesi investigativa su cui si fonda l’iscrizione nel registro degli indagati di Sempio. Una fase istruttoria del tutto preliminare, al di là di ogni opinione.