“Piuttosto che continuare a pagare le pensioni in questo modo, porto i libri in tribunale”. Il presidente della Cassa dei ragionieri, Luigi Pagliuca, lancia una provocazione estrema per far comprendere fino a che punto ritiene insostenibile l’attuale sistema pensionistico. E ammonisce: “Oggi tocca ai ragionieri e ai loro 30mila iscritti, domani alle altre casse private che riuniscono 2 milioni di persone. E alla fine a pagare per tutti saranno le tasche dei cittadini”. Una triste prospettiva se si considera che il bilancio previsionale dell’Inps registra già oggi un deficit da una dozzina di miliardi. Cifra destinata a crescere in maniera esponenziale se le previsioni di Pagliuca dovessero dimostrarsi azzeccate. Le casse sono insomma in una situazione estremamente delicata come evidenziato, durante il convegno romano “Il futuro delle Casse di Previdenza”, dal presidente dell’Associazione degli enti previdenziali (Adepp) e dell’Istituto nazionale previdenza giornalistiAndrea Camporese, che nel 2012 si è ritoccato al rialzo lo stipendio e nel 2013 non ha rinunciato a incassare la “prevista rivalutazione annuale delle indennità” come si legge nella delibera 68/2014 della Corte dei Conti.

Per Pagliuca, il meccanismo pensionistico privato rischia di incepparsi presto senza un deciso intervento governativo. Anche perché lo sforzo del governo Monti, che aveva introdotto il “pro-rata” applicando un calcolo misto contributivo e retributivo per pensioni già in buona parte maturate, è stato vanificato da una sentenza della Corte di Cassazione (17892/2014 ) che ha fatto salvi i diritti acquisiti. Per i ragionieri la sentenza in questione rischia di avere un effetto devastante: un adeguamento alle prescrizioni della Corte costerà all’ente circa 15 milioni in più l’anno e un abbattimento del patrimonio (2 miliardi e 200 milioni) del 10% solo per gli arretrati. “Di fronte a questa situazione, per garantire la sostenibilità delle pensioni presenti e future ho poche alternative: aumentare a dismisura l’età pensionabile o incrementare ulteriormente le quote contributive dell’attuale forza lavoro”, aggiunge Pagliuca. “Due misure difficilmente realizzabili in un contesto di crisi finanziaria e di forte squilibrio fra chi le pensioni le percepisce oggi e chi forse le avrà domani in dimensione assai più ridotta”. Per questa ragione Alberto Brambilla, docente di gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari dell’Università Cattolica di Milano, ha invitato i giovani professionisti a “far causa alla Cassazione”, perché la decisione dei giudici è in contrasto con i loro interessi. “Siamo di fronte a un effetto perverso”, conclude Giuseppe Scolaro, vicepresidente della Cassa dei ragionieri. “Da un lato le erogazioni si sono trasformate talvolta in rendite che favoriscono il risparmio, dall’altro rappresentano un peso sulle nuove generazioni schiacciate dall’aumento contributivo in un mercato del lavoro depresso”.

E’ quindi sempre più concreto il rischio crac per le casse private i cui fondi, secondo il presidente della Cdp, Franco Bassanini, potrebbero essere utilizzati a sostegno dell’economia reale secondo il modello del progetto Arpinge, società di investimento in infrastrutture e immobiliare costituita dalle casse di geometri (Cipag), periti industriali (Eppi), ingegneri e architetti (Inarcassa). “Peccato però”, conclude Pagliuca, “che oggi non ci sia investimento finanziario che sia in grado di garantire la sostenibilità futura delle casse private”. Amare considerazioni che spingono gli enti, non immuni anche da eclatanti casi di truffa, a chiedere un confronto urgente con il governo per evitare che siano tutti i cittadini a pagare il conto della scarsa lungimiranza politica in tema demografico e pensionistico.