“Se i gesti di chi detiene la maggioranza non sono distensivi è difficile comprendere come si possa pensare ad una gestione unitaria della segreteria. La nomina dell’Alto commissario agli esteri ne è stata la dimostrazione: poteva servire a sanare alcune questioni pregresse, invece si è visto come è finita…”. Alla ripresa dei lavori parlamentari la minoranza del Pd vive con diffidenza le ore che separano la nascita della “nuova” segreteria “unitaria” del partito.

Segreteria attesa per la giornata di giovedì, quando si terrà una direzione nazionale in cui il premier scioglierà la riserva. Ma la voce che si rincorre in Transatlantico è che il rinnovo dell’organismo possa slittare a lunedì. “L’affaire Emilia-Romagna – spiega a ilfattoquotidiano.it un parlamentare vicino all’inquilino di Palazzo Chigi – va risolto al più presto prima che ci sfugga di mano. Richetti, adesso Bonaccini qualcosa si muove e lo scenario emiliano potrebbe riservare delle sorprese…”. Quali? Non è dato sapere. Di certo, ciò rafforza la voce che il dossier subirà un ritardo di qualche giorno.

Un dossier, quello sulla segreteria, in cui le posizioni in campo restano ancora distanti. Fino ad ora la mediazione del vicesegretario Lorenzo Guerini, che si è recato a Palazzo Chigi insieme al capogruppo Roberto Speranza, non ha portato i frutti sperati. “Ci saranno altri incontri prima della quadra finale. Matteo è fatto così: deciderà la mattina stessa della convocazione delle direzione”, si sbilancia un insider del Nazareno. Fino ad allora, giovedì o lunedì che sia, resterà tutto avvolto nella nebbia. “Perché qui – osserva il bersaniano D’Attorre, uno dei leader della cosiddetta area riformista – il problema non sono i nomi, ma è capire l’impianto politico della proposta. E in secondo luogo vedere se ci sarà una corrispondenza sui ruoli più importanti”.

Nelle intenzioni di Renzi, come ha annunciato domenica dal palco della Festa dell’Unità, la nuova segreteria dovrà sì irrobustirsi con l’innesto della minoranza del partito. Ma l’innesto dovrà prevedere due condizioni su cui Renzi non transige: niente veti sulla linea politica dell’esecutivo e, soprattutto, il rinvio della sfida interna al prossimo congresso, ovvero al 2017. Tradotto, niente posti chiave, ma ruoli di minor rilievo, secondari. Che non consentano un’Opa su Largo del Nazareno. Una condizione, questa, che impone deleghe di primaria importanza, come quelle dell’organizzazione o degli enti locali, riservate ai renziani di stretta osservanza.

L’idea del premier, infatti, è quella di offrire una delle due deleghe o addirittura entrambe a Lorenzo Guerini, il che darebbe all’ex sindaco di Lodi i poteri di un reggente. E di affidare a due giovani parlamentari renziane, come Lia Quartapelle e Alessia Rotta, due caselle di un certo peso, come gli esteri e le riforme. Insomma, per dirla con un bersaniano, “sta facendo la segreteria unitaria perché vuole avere mani libere su tutto il programma dell’esecutivo, legge elettorale compresa”. “E’ un modo come un altro per tenerci con le mani legate e confinare Bersani e D’Alema in un angolo”, rincara un parlamentare toscano di estrazione diessina.

Ritornando alla composizione dei vertici del Nazareno tre caselle spetteranno ad Area riformista (bersaniani, dalemiani, lettiani), una all’area Cuperlo, e una, se volesse, all’area Civati. I giovani turchi, ormai “in maggioranza”, ufficialmente non chiederanno posti in segreteria perché hanno già ottenuto la presidenza dell’Assemblea. Anche se trapela che, qualora Civati uscisse dalla trattativa, una casella potrebbe essere riservata ad una turca, come Chiara Gribaudo o Valentina Paris.

In rappresentanza dell’area Cuperlo sono tre i nomi in corsa per una sola casella: il milanese Francesco La Forgia, l’emiliano Andrea De Maria (favorito), e il giovane ricercatore siciliano dello Svimez Giuseppe Provenzano. Mentre all’interno di Area Riformista i giochi sembrano fatti. E i nomi che circolano con più insistenza sono quelli di Enzo Amendola (dalemiano fin dalla giovane età, esperto di esteri, con alle spalle l’esperienza di segretario regionale in Campania con i Ds e poi con il Pd), Micaela Campana, e Danilo Leva (già responsabile giustizia del Pd ai tempi della segreteria di Guglielmo Epifani).

In questo gioco di caselle, come dicevamo sopra, troverebbe spazio anche l’area di Pippo Civati. Ma l’ex compagno di Leopolda di Matteo Renzi si è tirato fuori dalla gara. Del resto, dice una civatiana in Transatlantico, “non sono alta, non sono bionda, e non sono bella”. Queste sono le dinamiche ufficiali. Ma con Renzi il colpo scena è assicurato. A confermarlo sono queste parole: “Se la trattativa con le minoranza saltasse Matteo potrebbe decidere di ridisegnare interamente la segreteria”.

Twitter: @GiuseppeFAlci