Continuano gli sbarchi di migranti sulle coste italiane. Questa mattina (22 agosto), le unità  impegnate nell’operazione Mare Nostrum hanno soccorso in tre diversi interventi 600 migranti nel Canale di Sicilia, che sono stati accompagnati nel porto di Augusta (Siracusa). Quasi tutti provengono dalla Siria e dalla Palestina e tra loro ben 197 sono minori.

I bambini, una cinquantina dei quali al di sotto di un anno, fanno parte di nuclei familiari in fuga dalla guerra, non è stata infatti segnalata la presenza di minori non accompagnati. In porto sono stati subito assistiti da associazioni di volontariato e organizzazioni umanitarie come Save the Children.

Le famiglie sono state poi trasferite nel centro di accoglienza di Melilli, in provincia di Siracusa; gli altri profughi sono stati smistati, con due ponti aerei, verso altri centri italiani. Tra di loro anche un palestinese proveniente da Gaza che ha raccontato di avere deciso di fuggire dopo che la sua casa era stata distrutta dai bombardamenti.

Mentre dalla Libia arrivano notizie di nuove tragedie del mare. Circa “170 migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana – ha fatto sapere Abdellatif Mohammed Ibrahim, della guardia costiera locale – sono dati per dispersi dopo il naufragiodi un barcone di legno a Guarakouzi ad una sessantina di chilometri a est di Tripoli”. “Abbiamo trovato a pochi passi dalla spiaggia i resti di un’imbarcazione di legno a bordo della quale si erano imbarcati circa 200 migranti”, ha aggiunto la guardia costiera, precisando di essere riuscita a “salvare 16 persone”, ma di avere “scoperto i corpi di 15” migranti. Abdellatif Mohammed Ibrahim ha poi precisato che “continuano le ricerche dei circa 170 scomparsi in mare”. I migranti si “sono imbarcati verso le 3 del mattino a Guarakouzi, ma subito dopo la loro imbarcazione si è rovesciata in mare”.

Intanto è arrivato un duro attacco all’Italia da parte del ministro degli Interni bavarese, Joachim Hermann, che accusa Roma di ignorare le leggi sui rifugiati per non farsene carico (leggi). ”L’Italia in molti casi intenzionalmente non prende dati personali e impronte digitali dei rifugiati per permettergli di chiedere asilo in un altro Paese”.