Mano tesa di Papa Francesco al governo di Cina. Nel suo penultimo giorno in Corea del Sud, incontrando i vescovi dell’Asia, Bergoglio ha affermato che “in spirito di apertura agli altri, spero fermamente che i paesi del vostro continente con i quali la Santa Sede non ha ancora una relazione piena non esiteranno a promuovere un dialogo a beneficio di tutti. Non mi riferisco solo al dialogo politico, ma anche al dialogo umano e fraterno“. Il Papa ha precisato che i governi comunisti non devono avere paura dei cristiani che vengono “non per conquistare, ma per essere parte di un dialogo e della società. La cosa importante è camminare insieme”. Il riferimento, seppur non esplicito, è alla Cina ma anche alla Corea del Nord e ad altri paesi asiatici come Laos e Birmania, mentre con il Vietnam è stata costituita da tempo una commissione di lavoro per stabilire rapporti diplomatici permanenti. Ai vescovi dell’Asia Francesco ha ricordato che parte essenziale della missione della Chiesa è “il dialogo e l’apertura verso tutti”. Un dialogo che abbia però come punto di partenza e di riferimento fondamentale “la nostra identità di cristiani. Non possiamo impegnarci in un vero dialogo – ha spiegato Bergoglio – se non siamo consapevoli della nostra identità. E, d’altra parte, non può esserci dialogo autentico se non siamo capaci di aprire la mente e il cuore, con empatia e sincera accoglienza verso coloro ai quali parliamo” altrimenti c’è il rischio di fare soltanto un “monologo”. 

Dal governo di Pyongyang nessun commento alle parole del Papa, ma la minaccia di attacchi “preventivi spietati” contro la Corea del Sud per le “contestate” manovre militari congiunte di Seoul e Washington che dovrebbero prendere il via domani, 18 agosto, nel giorno del ritorno di Francesco a Roma. Intanto, nuovo bagno di folla per Bergoglio, questa volta con i giovani provenienti da 23 paesi asiatici, dopo la messa con un milione di fedeli a Seoul per la beatificazione di 124 martiri coreani. Nel Castello di Haemi celebrazione conclusiva della sesta giornata asiatica della gioventù, motivo principale di questo primo viaggio di Francesco in Asia. “Quali figli e figlie di questo grande continente, – ha affermato il Papa nell’omelia – avete il diritto e il compito di prendere parte pienamente alla vita delle vostre società. Non abbiate paura di portare la sapienza della fede in ogni ambito della vita sociale!”. “Siete inoltre capaci di discernere – ha aggiunto Francesco – ciò che è incompatibile con la vostra fede cattolica, ciò che è contrario alla vita di grazia innestata in voi col battesimo, e quali aspetti della cultura contemporanea sono peccaminosi, corrotti e conducono alla morte”. 

Ai numerosi giovani asiatici presenti il Papa ha chiesto di lavorare insieme con i vescovi e i sacerdoti per “edificare una Chiesa più santa, più missionaria e umile, una Chiesa che ama e adora Dio, cercando di servire i poveri, le persone sole, i malati e gli emarginati”. “Nella vostra vita cristiana sarete molte volte tentati, come i discepoli nel vangelo di oggi, di allontanare lo straniero, il bisognoso, il povero e chi ha il cuore spezzato”. Ma Francesco, invece, ha chiesto di ascoltare e rispondere con “amore, misericordia e compassione” al “gemito di tante persone nelle nostre città anonime, alla supplica di moltissimi vostri contemporanei, e alla preghiera di tutti quei martiri che ancora oggi soffrono persecuzione e morte nel nome di Gesù”. Infine, Bergoglio ha ricordato ai giovani asiatici “il dovere di essere vigilanti per non lasciare che le pressioni, le tentazioni e i nostri peccati o quelli di altri intorpidiscano la nostra sensibilità per la bellezza della santità, per la gioia del vangelo”. 

Il 18 agosto si svolgerà l’ultima tappa del viaggio di Papa Francesco in Corea del Sud con la messa per la pace e la riconciliazione delle due Coree nella cattedrale di Myeong-dong a Seoul. Grande attesa per le parole che pronuncerà Bergoglio in quello che sarà il culmine, dal punto di vista politico e diplomatico, del suo primo viaggio in Asia. La posizione del Papa è chiara: “Esiste una sola Corea, una sola grande famiglia con fratelli che parlano la stessa lingua ma che sono divisi”. Una divisione che, come Francesco ha sottolineato incontrando le autorità della Corea del Sud, dura da troppo tempo in quella che viene definita come “l’ultima vittima della guerra fredda”.