“Giovani dell’Asia voi volete adoperarvi a edificare un mondo in cui tutti vivano insieme in pace e amicizia, superando le barriere, ricomponendo le divisioni, rifiutando la violenza e il pregiudizio”. Nel suo primo abbraccio con i giovani provenienti da 23 paesi asiatici, Papa Francesco, nel suo secondo giorno in Corea del Sud, è tornato nuovamente con forza sul tema della pace. Bergoglio ha ribadito che “non ci sono due Coree, ma c’è una sola Corea” e ha voluto pregare “per i nostri fratelli del Nord che parlano la stessa lingua di quelli del Sud. Signore – ha aggiunto il Papa – siamo una famiglia, aiutaci all’unità, tu puoi farlo. Che non ci siano né vincitori né vinti”. Una preghiera che arriva dopo l’appello alla riconciliazione delle due Coree, nonostante l’accoglienza con i missili di Pyongyang 15 anni dopo il ritorno di un Papa in Asia. Da registrare anche la freddezza del governo di Pechino che, pur avendo concesso per la prima volta nella storia al volo papale di sorvolare la Cina, ha risposto con molto ritardo al telegramma che Francesco ha inviato come prassi dall’aereo al presidente Xi Jinping. Il ministero degli esteri cinese ha risposto con una dichiarazione nella quale ricorda il proprio impegno a stabilire un “dialogo costruttivo” e a rafforzare i legami col Vaticano. Il protocollo vaticano in effetti richiede al Papa di mandare durante il volo telegrammi ai capi di Stato dei Paesi dei quali entra nello spazio aereo. In genere non fanno notizia. In questo caso invece si è trattato di un scambio importante, dal momento che l’ultima volta che un Papa chiese di passare sullo spazio aereo cinese, nel 1989, Pechino rifiutò. 

“Tutte le nazioni e i popoli – ha spiegato Bergoglio ai giovani asiatici che ha incontrato nel Santuario di Solmoe prendendo appunti durante le testimonianze di tre ragazzi provenienti dalla Cambogia, da Hong Kong e dalla Corea – sono chiamati a un’unità che non distrugge la diversità ma la riconosce, la riconcilia e la arricchisce. Come appare lontano lo spirito del mondo da questa stupenda visione e da questo progetto. Quante volte sembra che i semi di bene e di speranza che cerchiamo di seminare siano soffocati dai rovi dell’egoismo, dell’ostilità e dell’ingiustizia, non solo intorno a noi, ma anche nei nostri stessi cuori. Siamo turbati dal crescente divario nelle nostre società tra ricchi e poveri. Scorgiamo – ha aggiunto ancora Francesco – segni di idolatria della ricchezza, del potere e del piacere che si ottengono con costi altissimi nella vita degli uomini. Vicino a noi, molti nostri amici e coetanei, anche se circondati da una grande prosperità materiale, soffrono di povertà spirituale, di solitudine e silenziosa disperazione. Sembra quasi che Dio sia stato rimosso da questo orizzonte. È quasi come se un deserto spirituale si stesse propagando in tutto il mondo. Colpisce anche i giovani, derubandoli della speranza e, in troppi casi, anche della vita stessa”.

Parole altrettanto forti il Papa le ha rivolte nell’omelia della Messa per la solennità dell’assunzione della Madonna al cielo celebrata nello stadio di Daejeon, divenuto famoso per la sconfitta dell’Italia di Giovanni Trapattoni contro i padroni di casa nel mondiale nippocoreano del 2002 anche grazie all’arbitro Byron Moreno. Bergoglio ha chiesto ai cristiani coreani di vivere un’intensa sollecitudine per i poveri condannando quelle che ha definito “economie disumane”. “Combattano – ha detto ai fedeli della Penisola asiatica Francesco – il fascino di un materialismo che soffoca gli autentici valori spirituali e culturali e lo spirito di sfrenata competizione che genera egoismo e conflitti. Respingano inoltre modelli economici disumani che creano nuove forme di povertà ed emarginano i lavoratori, e la cultura della morte che svaluta l’immagine di Dio, il Dio della vita, e viola la dignità di ogni uomo, donna e bambino”. Ai giovani asiatici Bergoglio ha indicato la speranza offerta dal vangelo come “antidoto contro lo spirito di disperazione che sembra crescere come un cancro in mezzo alla società che è esteriormente ricca, ma tuttavia spesso sperimenta interiore amarezza e vuoto. A quanti nostri giovani tale disperazione ha fatto pagare il suo tributo. Possano i giovani che sono attorno a noi in questi giorni con la loro gioia e la loro fiducia, non essere mai derubati della loro speranza”.

All’Angelus il Papa ha ricordato le 300 vittime dell’affondamento del traghetto Sewol, avvenuto nell’aprile scorso, un vero e proprio “grande disastro nazionale”. “Questo tragico evento, che ha unito tutti i coreani nel dolore – ha sottolineato Bergoglio – confermi il loro impegno a collaborare insieme, solidali, per il bene comune”. Sia a Seoul che a Daejeon il Papa ha abbracciato numerosi superstiti della tragedia e i familiari delle vittime. Per Francesco poi pranzo con venti ragazzi scelti tra i partecipanti alla sesta giornata della gioventù asiatica. Tra loro anche giovani provenienti dall’India, dal Bangladesh, dal Pakistan, dal Taiwan, dal Nepal, dalla Cina, dal Giappone e dalla Mongolia. A tavola col Papa anche Boa Kwon, nota cantante internazionale di musica pop coreana, nella sua veste di ambasciatrice onoraria della sesta giornata della gioventù asiatica.

Domani, 16 agosto, altra tappa importante del primo viaggio di Bergoglio in Asia. Francesco, infatti, beatificherà a Seoul Paul Yun Ji-Chung, nobile coreano vissuto nella seconda metà del Settecento convertitosi al cattolicesimo, insieme a 123 suoi compagni martiri. Anche Karol Wojtyla, proprio nel suo primo viaggio in Corea del Sud nel 1984, aveva elevato agli onori degli altari 103 martiri coreani, tra cui Andrea Kim, primo sacerdote del Paese. Ma mentre quelli canonizzati dal Papa polacco erano martiri di seconda e terza generazione, quelli che saranno beatificati da Francesco sono di prima generazione, ovvero gli antenati dei primi santi coreani. Il Papa visiterà anche il centro di recupero per disabili nella House of Hope a Kkottongnae e incontrerà le comunità religiose coreane e i leader dell’apostolato laico. Ma soprattutto pregherà nel giardino dedicato ai bambini non nati dove c’è un monumento alla memoria dei feti abortiti e qui incontrerà una rappresentanza di “pro-life”.