Un tempo per le trattative e un tempo per tornare ad essere duri. Quando Beppe Grillo si volta verso i suoi, microfono acceso e dopo quasi due ore di assemblea a porte chiuse, parla in modo chiaro per far sì che la frase arrivi a tutti e che non ci siano dubbi. “Basta tavoli. Se il Pd non ci risponde più basta così. Chiudiamo la trattativa”. Il leader del Movimento 5 stelle, nell’incontro di lunedì 28 luglio con i parlamentari e che ilfattoquotidiano.it ha potuto ricostruire, propone l’iniziativa “Parlamento in piazza”, ma soprattutto richiama gli eletti all’opposizione di un tempo. Quella senza televisione e tra la gente. E soprattutto quella che non prevede trattative con il Partito democratico sugli interventi di riforma.

“Penso”, dice Grillo, “che sia stato giusto essersi seduti al tavolo con Matteo Renzi. Abbiamo dimostrato che non siamo dei coglioni e che abbiamo fatto una legge elettorale. Bisognerà vedere cosa ci diranno. Però basta, se non rispondono finiamo e chiudiamo la trattativa”. Due finora gli incontri tra le parti, con una delegazione M5s guidata da Luigi Di Maio e impegnata nel cercare di portare a casa un risultato su singoli punti tra cui l’introduzione delle preferenze nel nuovo sistema di voto. Una scelta di rottura rispetto al passato del “noi con gli altri partiti mai”, e che Grillo definisce “un atto dovuto e dignitoso” che ha trasmesso molto e dimostrato “che non siamo quelli del no”. Ma ora c’è bisogno di qualcosa di più: “Ci siamo seduti e continuano a prenderci per il culo. Se guardate online, gli attivisti sono tutti incazzati come voi. Per questo vi dico che abbiamo bisogno di una scrollata: io non demordo. Ma non voglio stare lì a subire quella gente mediocre”. Il riferimento è ai rappresentanti Pd impegnati nella mediazione, da Maria Elena Boschi a Debora Serracchiani e Roberto Speranza. “Io non so come avete fatto. Siete stati meravigliosi. Ora non va in porto? Cambiamo tattica. Ci abbiamo provato”. Poi aggiunge: “Adesso siamo in guerra e dobbiamo essere duri”. E la ragione è quella che non si può stare ancora seduti a parlare quando tutto è già stato deciso: “I giochi sono già tutti fatti. La prova è stata quella del mio incontro con l’ambasciatore inglese nella primavera 2013. Quel giorno l’ambasciatore ha detto a me e Gianroberto Casaleggio: ‘C’è Letta al piano di sopra’. Io ho risposto: ‘Ma come mai?’. E mi hanno detto: ‘E’ il prossimo presidente del consiglio’. Se ancora c’è qualche dubbio che non abbiamo trattato, toglietevelo dalla testa: era già tutto deciso”. 

Grillo incontra i suoi e i toni sono quelli del confronto. Ascolta con pazienza gli interventi, in molti alzano la mano per esporre le perplessità. Il leader propone l’uscita dal Parlamento, dopo il voto in Senato o prima, per incontrare i cittadini in un’iniziativa itinerante nelle piazze. “Sarebbe un gesto mediatico importante”, dice, “ma dobbiamo essere tutti uniti”. E lancia un secondo appuntamento in ottobre: tre giorni a confronto con attivisti, parlamentari, consiglieri comunali e regionali. “Le forze mie e di Casaleggio stanno diminuendo, dobbiamo organizzarci in altro modo. Lo decideremo insieme in quei giorni, non sono qui a dettare l’agenda. Assolutamente no”. Secondo Grillo ci vogliono d’ora in poi manifestazioni organizzate e non improvvisate come il corteo da Napolitano in protesta per la riforma del Senato: “Non possiamo rischiare una piazza mezza piena adesso. Condividiamo le cose prima. Il presidente della Repubblica è una persona da isolare”.

Lo ascoltano sollevati i fedelissimi di un tempo, quelli delle barricate per il decreto Salva Roma e quelli saliti sul tetto per difendere la costituzione. Qualcuno dal gruppo accenna un applauso, non tutti sono contenti. Ad un certo punto dell’assemblea il leader tira in ballo il deputato Luigi Di Maio e gli chiede un parere. Lui prende tempo e cerca di tenere ancora aperta la porta della mediazione. Potrebbe non essere tutto finito, fa capire il vicepresidente della Camera. Ma l’iniziativa “Parlamento in piazza” è un cambio di tattica e se ne sentiranno le conseguenze. Dopo poche ore il blog fa votare in rete gli iscritti: in 17mila dicono “avanti” con la manifestazione. “Non stiamo scappando dal parlamento”, dice Grillo, “e non ci dimettiamo. Stiamo dimostrando che lì dentro non c’è più niente”.

Il sostegno gli arriva dall’altro deputato per le riforme, Danilo Toninelli: “Beppe io ho partecipato al tavolo con Renzi”, dice, “e sono stato la persona che al telefono disse qualche domenica fa con Casaleggio: regaliamo il nostro disegno di legge per valorizzarlo. Il primo obiettivo era smascherare il Pd. Il secondo: toglierci di dosso il peccato originale di essere il popolo del no. Il terzo: valorizzare la nostra legge. Adesso abbiamo le spalle ancora più coperte: il passaggio al tavolo valorizza ancora di più la manifestazione”. Nel futuro dei 5 stelle non ci sarà più la televisione, ma le piazze. Cercheranno figure di intellettuali e artisti per sostenerli nella loro battaglia. Quello che conta per il leader 5 stelle ora è solo il ritorno all’opposizione: “Il significato che deve passare”, continua, “è che non ci stiamo ad essere relegati nell’inconsistenza. Devono capire che siamo un’opposizione. Che cosa stiamo a fare lì? I giochi li hanno già fatti. Si sono accordati di nascosto, tre persone, di notte per salvare il culo l’uno all’altro e noi siamo lì a fare emendamenti su emendamenti. Non ci stiamo più. Dobbiamo ridare un senso a quello che siamo”.