Quando Matteo Renzi deve spiegare la distanza tra Partito democratico e Movimento 5 stelle sceglie di parlare di fiumi. “Non siamo così lontani. Tra noi c’è un ruscello e non il Rio delle Amazzoni. E’ possibile un accordo più ampio”. Il secondo round sulla riforma della legge elettorale tra i due gruppi politici si risolve con un nuovo appuntamento e un dialogo che si fa meno sospettoso: “Insieme abbiamo i voti per fare tante cose”, ribatte il vicepresidente M5S Luigi Di Maio. Si giocano tutto, da una parte i 5 stelle che per la seconda volta siedono al tavolo con il rischio di tradire l’anima del “noi con gli altri mai”, e Matteo Renzi che con difficoltà porta sulle spalle il peso delle riforme fatte con il condannato Silvio Berlusconi. Sullo sfondo un particolare fondamentale: venerdì 18 luglio ci sarà la sentenza in appello per il caso Ruby. In caso di nuova condanna per l’ex Cavaliere per i democratici reggere il patto del Nazareno sarebbe ancora più difficile. All’uscita dall’incontro M5S-Pd restano i dubbi, ma c’è soddisfazione. Il timore di Renzi è che il capodelegazione dei M5S possa essere lasciato solo dai suoi. “A ottobre avremo le preferenze”, annuncia Di Maio. Gli altri sono più critici: “Avremo le risposte, ma prima devono incontrarsi con il noto pregiudicato?”.

Insomma quasi due ore di dibattito in streaming e il risultato è un arrivederci e una promessa da parte del presidente del Consiglio: “Ci rivedremo prima di avere il testo sul sistema di voto in Aula. Ora facciamo un altro giro di consultazioni con gli altri partiti. Valutiamo se può esserci un accordo sulle preferenze e sul doppio turno con premio di lista, come da proposta dei 5 stelle”. Nella stanza di Montecitorio si fronteggiano le due delegazioni: c’è Matteo Renzi, manca Beppe Grillo (che però da casa scrive su Facebook: “Fantastici e competenti i nostri”). Il leader Pd interviene a metà incontro, media con le parti e scherza sulla sua “pancia” in primo piano nell’inquadratura dello streaming. Di Maio gestisce il dibattito, lascia la parola al collega Danilo Toninelli per i dettagli tecnici e non manca qualche provocazione: “Per l’immunità dovete chiedere a Berlusconi? Comanda Silvio?”. Frecce contro gli avversari, ogni volta poi subito ritirate. Il capogruppo Pd Roberto Speranza chiede la parola: “Bene l’incontro, ma siete disposti a smettere di offenderci in Aula?”. Renzi scherza: “Se volete continuare così a me va bene lo stesso”.

La prima richiesta al tavolo delle riforme la fa Di Maio. “Dopo otto anni di Porcellum, dobbiamo tornare alle preferenze. Noi siamo pronti a rinunciare alle preferenze negative, ma chiediamo che non ci siano condannati in Parlamento”, aggiunge Toninelli. “Noi proponiamo un sistema proporzionale a doppio turno”. Il Presidente del Consiglio accoglie le offerte e rilancia: “Abbiamo fatto passi avanti. Io trovo interessante il premio di lista e non di partito. Dobbiamo valutare”. Al termine commenta: “E’ andata molto bene, sono contento. Il problema è se Di Maio li porta tutti. Vediamo che succede al loro interno”.

Renzi: “Ci rivedremo”. Di Maio: “Insieme abbiamo i voti per fare legge migliore”
“Prima i suoi smettono di fare ostruzionismo al Senato, prima ci rivediamo per la legge elettorale”, dice Renzi rivolgendosi al vicepresidente della Camera. “Noi siamo pronti a discutere, ci siamo. Siate umili anche voi e non chiedete ‘o prendere o lasciare'”. Ma l’apertura la firma lo stesso Di Maio: “Ci aspettavamo che dopo il primo tavolo, potevano esserci risposte maggiori. Ma se troviamo un accordo, convenga sul fatto che abbiamo i voti per fare qualcosa di meglio, il vostro partito e noi insieme. Con i nostri e vostri voti possono diventare legge le preferenze e l’intervento sull’immunità parlamentare”.

Di Maio chiede una discussione sull’immunità
L’immunità “non c’era nel testo del governo, l’abbiamo messa perché nel dibattito parlamentare è stata richiesta. E’ corretto dire, come hanno fatto i 5 Stelle, che un parlamentare non sia perseguito per le opinioni espresse e i suoi voti. Discutiamone, figuriamoci se non ne vogliamo discutere…”. Lo dice Matteo Renzi, sollecitato sulla questione dell’immunità parlamentare. “A noi sta a cuore discutere e trovare le soluzioni insieme. Le riforme le facciamo per cambiare l’idea che ha la politica di sé”. Ribatte Di Maio: “L’immunità io non la utilizzo, Toninelli pure, lei Renzi non ce l’ha. Quindi aboliamola. Oppure deve andare ad Arcore e chiedere il permesso? Sulle riforme “noi non siamo d’accordo su un mucchio di punti ma su qualcosa possiamo incontrarci. Sull’immunità parlamentare, siamo d’accordo oppure no?”. Poi la stoccata su Berlusconi diretta al premier.

Speranza: “Bene accordo, basta insulti in Aula contro di noi”
Il capogruppo alla Camera del Pd interviene e chiede un cambio degli atteggiamenti in Aula del Movimento 5 stelle: “E’ possibile avere un tono diverso dall’insulto?”. Sul patto del Nazareno “avete urlato in modo eccessivo perché” la soluzione trovata sulla riforma costituzionale e la legge elettorale è “molto molto molto vicina a quella su cui avete avuto la compiacenza di discutere”.

Renzi: “Facciamo un giro ufficiale con le altre parti e vediamo su cosa concordiamo”
Il presidente del Consiglio annuncia un giro tra le altre parti per vedere se c’è accordo sulle proposte M5S: “Tra di noi c’è un ruscello”. Ribatte Di Maio: “Le discussioni iniziano al tavolo e finiscono al tavolo”. “E allora ci rivediamo prima che l’aula del Senato discuta della legge elettorale”.

Di Maio: “L’unica cosa su cui siamo contrari: Senato non elettivo”
“Quali sono i punti che considerate intoccabili sul tema delle riforme?”, chiede Renzi. La questione del Senato elettivo, dice Di Maio, “per noi è un punto centrale, noi siamo assolutamente contrari”. L’esponente del M5S cita altri aspetti della riforma costituzionale che i pentastellati non condividono. “Noi vogliamo una sanità più centrale, statalizzata una sola in tutta Italia e non tante sanità diverse. Poi siamo contrari anche all’aumento del numero di firme per i referendum”.

Renzi: “Vediamo se troviamo un accordo sulle preferenze”
Il primo punto di mediazione del presidente del Consiglio: “Siete per la democrazia interna ed esterna e siamo felici, su questo non discutiamo. Il punto vero è se riusciamo a trovare un punto di caduta sulle preferenze. Noi abbiamo dovuto rinunciare per l’accordo, ma preferiamo le preferenze. Studiamo 5 punti e ci rivediamo dopo il primo di agosto”. Poi ancora: “Sulla candidature plurime comprendiamo la vostra richiesta e la poniamo all’attenzione del dibattito con gli altri partiti. Sulle candidature plurime io non sono d’accordo, ma ho capito e ho accettato la proposta dell’Ncd perchè loro accettano una legge elettorale che li penalizza rispetto a un proporzionale puro”, ha spiegato Renzi. “Se siamo per un compromesso con il Movimento 5 stelle, con Sel, con chi volete voi è chiaro che dobbiamo mettere in campo tutte le questioni”, prosegue Renzi. “Sul Parlamento pulito siamo d’accordo, la Severino è stata un primo passo, capiamo cosa significa in termini democratici e siamo pronti a discutere”.

Di Maio: “Non avete discusso i nostri punti?”. Renzi: “Prima chiudiamo al Senato”
Luigi Di Maio chiede poi spiegazioni sullo stato della discussione dentro il Pd sulle 10 aperture dell’M5s: “Volete dire che non ne avete ancora discusso con gli alleati di maggioranza? Noi avevamo già inviato la lettera”. Renzi ribatte: “Io sono un bradipo? Veramente io c’ho messo una settimana a rispondervi, voi ci avete messo 6 mesi…”. E poi prende tempo: “Chiudiamo con le riforme costituzionali, se continua l’ostruzionismo, a occhio al massimo in 15 giorni da quando si inizia a votare, lunedì presumibilmente. Ci sono 7mila emendamenti, è ragionevole che in 15 giorni si chiuda. E il giorno dopo siamo pronti a discutere di legge elettorale. Siete d’accordo?”. E aggiunge: “Vogliamo tenerla aperta o no la discussione sulle riforme costituzionali e se sì quali sono i punti su cui voi non accettate totalmente nessun tipo di accordo? Non credo che siamo così lontani” nel merito della riforma.

Renzi: “Abbiamo fatto passi avanti. Interessante il doppio turno di lista”
Il presidente del Consiglio interviene: “Devo riconoscere che c’è un passo avanti oggettivo. Chi lo dovesse negare sbaglierebbe. Ma dovete anche capire che il nostro atteggiamento è talvolta un po’ scettico sulla vostra reale volontà anche perché leggiamo dichiarazioni su P2, democrazia autoritaria…. Ma a parte questo, c’è un punto dei vostri che mi interessa molto: il doppio turno. Di lista e non di coalizione. Un ragionamento molto interessante. Io non sono in grado di valutare se questo vedrà l’accordo di tutti. Saranno meno d’accordo i partiti più piccoli”. Toninelli lo interrompe: “Comanda Berlusconi presidente?”. Ma Renzi risponde: “Comanda chi ha i voti. Noi abbiamo preso 11 milioni di voti, quando ci arrivate ci fate un fischio. La vostra è una battuta simpatica, ma tradisce la voglia di fare provocazioni”.

Moretti (Pd): “Non potete pretendere che tutto venga stravolto”. 
“Ci sono alcuni punti che ci dividono, se non partiamo da quelli è difficile discutere”. Debora Serracchiani spiega alla delegazione del M5S che non si può procedere se non si sciolgono nodi fondamentali come quello della governabilità. “La riforma elettorale è maggioritaria o proporzionale, di solito poi le preferenze si accompagnano al proporzionale”. Prende poi la parola l’eurodeputata Alessandra Moretti: “Siamo sempre stati disponibili a discutere”, dice. “Ma non potete pretendere che rimettiamo in discussione tutto. Siamo arrivati ad una mediazione con le altre forze politiche che sulle preferenze avevano obiezioni. E per questo abbiamo pensato ai collegi piccoli”.  

Di Maio: “Preferenze e stabilità imprescindibili per noi”
A esporre le richieste nel dettaglio è Toninelli: “Rinunciamo alle preferenze negative e ci accontentiamo però di eliminare i condannati all’interno del parlamento. Un altro punto cardine che non accettiamo: un capo politico che si presenta in tutte le circoscrizioni e poi sceglie dopo l’elezione. Il sistema elettorale che proponiamo è proporzionale: riteniamo essenziale che i partiti piccoli abbiano la loro rappresentazione in Parlamento”. Sulla legge elettorale anche “dal nostro punto di vista”, continua Di Maio, “ci sono dei punti importanti da cui non si può prescindere. A noi interessa la stabilità. La nostra proposta si impianta sulla stabilità e sulla possibilità di scegliere dei cittadini”.