Sono passati solo due giorni dalla sua conferma ufficiale, anche se pro tempore, nel ruolo di commissario europeo per gli Affari economici e monetari al posto del connazionale Olli Rehn. Ma il finlandese Jyrki Katainen ha preferito non perdere tempo e chiarire subito come la pensa sull’interpretazione flessibile del Patto di stabilità invocata da Matteo Renzi anche all’avvio del semestre di presidenza italiana della Ue. In una parola: “Pericoloso”. Anche solo “discutere di una maggiore flessibilità nell’interpretazione del patto” è un rischio. Qualche dettaglio in più? “E’ un dibattito sbagliato”. E occorre “evitare qualsiasi ipotesi sulla possibilità di trovare un modo creativo per eludere” il Patto. Per il bene dell’Eurozona in generale, ma anche per Roma, che dovrebbe piuttosto “varare finalmente le importanti riforme” promesse dagli ultimi governi. Insomma, nell’intervista che apparirà domenica sul giornale tedesco Die Welt il giovane ex premier di Helsinki (classe 1971, quattro anni più di Renzi) non usa mezzi termini. Anzi, entra a gamba tesa negli affari romani e mette pure il dito nella piaga delle centinaia di decreti attuativi che mancano all’appello e rallentano l’entrata in vigore delle leggi. “I due precedenti governi (Monti e Letta, ndr) hanno varato importanti riforme e l’attuale esecutivo ha obiettivi ambiziosi”, ricorda. Dunque meglio concentrarsi sulla realizzazione effettiva, invece che pensare a chiedere deroghe o anche solo un’interpretazione morbida dei paletti esistenti. “Sarebbe d’aiuto se si realizzasse ciò su cui si è già trovato un accordo”. Poi l’ulteriore richiamo: “Le medicine fanno bene solo se vengono assunte”.

Da Katainen arriva poi un veto assoluto a misure di stimolo dell’economia che passino attraverso una crescita del debito: “Le possono varare solo quei paesi che possono permetterselo. E nell’Eurozona ci sono paesi vulnerabili che non possono farlo”. “La loro crescita debole non è solo un problema ciclico, ma è il risultato di una scarsa competitività. E contro questo dato non sono di nessun aiuto misure” del genere. Insomma: pessime notizie per il governo Renzi, già alle prese con il pessimo andamento dell’economia e lo spettro di una manovra correttiva autunnale. Soprattutto perché il finlandese non è una figura di passaggio: è anzi tra i papabili per la sostituzione di Rehn anche nella prossima Commissione Juncker, che si insedierà a novembre. Mentre sono in calo le quotazioni dell’ex ministro delle finanze francese Pierre Moscovici, il socialista su cui l’ex sindaco di Firenze contava come sponda per ottenere qualche apertura sul versante delle misure pro-crescita. Per ora all’esecutivo non resta che tentare una flebile difesa per bocca del sottosegretario con delega alle Politiche europee, Sandro Gozi, che in serata risponde: “Con tutto il rispetto per Katainen, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in Europa non lo dice il commissario pro tempore finlandese, ma il consiglio dell’Unione. E il consiglio ha parlato chiaro su crescita e flessibilità, di solo rigore l’Europa non campa”. 

La sparata del finlandese arriva il giorno dopo una nuova uscita a muso duro del presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann. Il “falco” di Berlino, che già a fine giugno, smentendo la stessa cancelliera Angela Merkel, si era fatto sentire chiedendo un rafforzamento delle regole di bilancio, è tornato sull’argomento. Avvertendo che “qualsiasi tentativo di barattare le riforme con i disavanzi strutturali elevati aprirebbe la strada a un’arbitrarietà di bilancio, minando la credibilità delle regole”. Non solo: il numero uno della Bundesbank ha anche evocato la necessità di “irrigidire” le regole “per far rispettare il principio della responsabilità individuale” dei Paesi dell’eurozona. Esattamente il contrario rispetto alla flessibilità di cui il governo di Roma ha bisogno.