La Banca d’Italia conferma i timori sull’andamento dell’economia del Paese. Altro che “crescita dello 0,8%”, come previsto dal governo nel Documento di economia e finanza. Quest’anno il Prodotto interno lordo italiano salirà solo dello 0,2% e “con rischi al ribasso”. La stima è contenuta nel Bollettino economico di via Nazionale, diffuso venerdì. Che taglia di netto anche la previsione dello 0,7% formulata dallo stesso istituto in gennaio. Nel Bollettino si legge anche che nel 2015 il progresso del Pil potrebbe arrivare all’1,3%, contro l’1% prefigurato in gennaio. Ma il dato va letto alla luce delle “significative incertezze” che pesano su una ripresa “moderata”. Insomma: cattive notizie per il ministro Pier Carlo Padoan, che entro metà settembre dovrà aggiornare il Def. E già giovedì, parlando alla Camera, ha riconosciuto che “i dati macroeconomici indicano che il ritorno alla crescita è in ritardo” e “ci sono margini più stretti per il governo”.  

Dalle azioni della Bce impatto positivo dieci volte superiore a quello degli 80 euro – Un’ulteriore tegola per l’esecutivo arriva poi dalla stima dell’impatto del bonus Irpef paragonato a quello delle misure espansive varate dalla Bce di Mario DraghiInfatti secondo Bankitalia l'”effetto espansivo netto” della detrazione da 80 euro introdotta dal governo ad aprile ammonterà a “circa due decimi di punto percentuale sui consumi” e solo “un decimo” di punto sul Pil “nel biennio 2014-2015”. Una stima che tiene conto anche dell’effetto restrittivo degli interventi di copertura previsti dal Dl Irpef. Al contrario “l’orientamento espansivo della politica monetaria”, attraverso “le variazioni dei tassi di interesse e del cambio già osservate”, farà crescere il prodotto di “circa mezzo punto percentuale fino alla fine del 2016” e le nuove maxi-iniezioni di liquidità nelle banche, se trasmesse integralmente al credito, potrebbero valere un altro 0,5%. L’effetto complessivo sul pil, dunque, sarebbe di un +1% nel triennio. Magra consolazione per Renzi il fatto che il bonus “potrebbe avere un effetto più accentuato” se “sarà mantenuta negli anni a venire, come già annunciato dal governo, e percepita come parte di un orientamento duraturo di politica economica”. La notizia del taglio delle stime da parte di Bankitalia arriva a solo due settimane dalla nota mensile dell’Istat che ha rivisto al ribasso le già deboli stime sull’andamento del prodotto nel secondo trimestre. Calcolando che nella migliore delle ipotesi salirà dello 0,3% e nella peggiore scenderà dello 0,1%. Con il risultato che il Paese, uscito dalla recessione solo alla fine del 2013, rischia di precipitarci di nuovo. 

Dal 2015 riparte il mercato del lavoro, ma la disoccupazione resta alta – In questo quadro le prospettive del mercato del lavoro restano sostanzialmente stabili. Stando alle valutazioni degli uomini di Ignazio Visco, l’occupazione “si stabilizzerà nel corso di quest’anno per poi tornare a espandersi lievemente nel 2015, dello 0,3% nell’intera economia e dello 0,5% nel settore privato”. Ma la disoccupazione resterà su livelli alti perché mentre la domanda riprende a salire anche l’offerta di lavoro crescerà grazie al “progressivo venir meno degli effetti di scoraggiamento”. Come dire: quando il mercato riparte, le persone che avevano smesso di cercare un’occupazione perché convinte dell’impossibilità di trovarla torneranno a sperare di poter essere assunti. E dalle file degli “scoraggiati” rientreranno in quelle dei disoccupati, contribuendo a mantenere il tasso vicino all’attuale 12,6%. Positivo comunque, per via Nazionale, il fatto che nel bimestre maggio-giugno il livello non sia aumentato, “per la prima volta da tre anni”. 

Ripresa dei consumi più lenta del previsto – La ripresa dei consumi, partendo da queste basi, “sarebbe più lenta” del previsto. La spesa delle famiglie, tornata ad aumentare marginalmente nel primo trimestre di quest’anno dopo 12 trimestri di contrazione, “si stabilizzerebbe nel 2014 e crescerebbe nel 2015, sostenuta dalla ripresa del reddito disponibile”. Qualche segnale di miglioramento, ma “marginale e incerto”, arriva invece dal settore del credito. I sondaggi presso le imprese indicano “un’attenuazione delle difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari”, però i prestiti al settore privato “continuano però a ridursi, risentendo anche del debole quadro congiunturale”.

Il rapporto debito-Pil scende dal prossimo anno – Infine, i conti pubblici. Via Nazionale riconosce che il consolidamento “prosegue”. L’indebitamento netto, sempre nel quadro delle ipotesi di base dei tecnici di via Nazionale, “si ridurrebbe nel 2015”, mentre l’avanzo primario “rimarrebbe superiore al 2% del pil quest’anno e nel prossimo”. Il rapporto tra debito e pil “tornerebbe a scendere dal 2015”.​ Come è noto, il governo è già nel mirino di Bruxelles per aver deciso di rinviare al 2016 il pareggio strutturale di bilancio. E venerdì, parlando a Madrid, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha nuovamente dato l’altolà alla invocata “flessibilità”, avvertendo che “qualsiasi tentativo di barattare le riforme con i disavanzi strutturali elevati aprirebbe la strada a un’arbitrarietà di bilancio, minando la credibilità delle regole”. Il “falco” Weidmann, dunque, non rinuncia al ruolo di guardiano dei conti dell’Eurozona nemmeno dopo che, poche settimane fa, un suo intervento sulla stessa linea era stato in parte smentito dalla cancelliera Angela Merkel. Che aveva ricordato come la banca centrale tedesca sia un “organismo indipendente” le cui posizioni non rispecchiano necessariamente quelle di Berlino.