Il giorno dopo le 15 ore di fermo a Nanterre, Nicolas Sarkozy si dice “profondamente scioccato e umiliato” e, in tv, grida alla “strumentalizzazione politica di una parte dei magistrati che hanno fatto di tutto per dare un’immagine di me che non è conforme con la realtà”. Intervistato da Europe 1 e TF 1, l’ex presidente francese sostiene di non voler rinunciare alla presidenza dell’Ump e annuncia di aver posticipato a fine agosto la decisione se tornare in politica o meno.  “Amo appassionatamente il mio Paese e non mi scoraggio davanti alle villanie e alle manipolazioni politiche”. 

Ma non è soltanto Sarkozy a vacillare sotto i colpi della magistratura, dopo che ieri gli sono state contestate ipotesi di reato  – tra cui corruzione, traffico di influenze e violazione di segreto investigativo – che potrebbero costargli 10 anni di carcere. Uno scossone che ha colpito tutto il sistema di potere che sotto il presidente della destra neogollista era stato costruito: avvocati, amici, ministri, consiglieri, collaboratori. Tutti travolti da sette inchieste che negli ultimi mesi hanno visto emergere il nome di Sarkozy e accanto a lui una galassia di “eccellenti”.

Sarkozy, che ha definito le accuse che gli sono state fatte “grottesche“, sostiene di non avere “mai commesso un atto contrario ai principi repubblicani o allo Stato di diritto”. Ha poi confermato di non voler ricevere alcun privilegio: “Se ho commesso degli errori me ne assumerò tutte le conseguenze, non sono un uomo che si sottrae alle sue responsabilità”.

Forte l’attacco contro il sistema giudiziario, che secondo l’ex presidente viene utilizzato per scopi politici, nel tentativo di distruggerlo. “È scandalosomi vogliono umiliare, bloccare e diffamare. I loro metodi sono indegni”. E ancora: “Non ho nulla da rimproverarmi. Vi sembra normale che da mesi vengo intercettato anche nelle mie conversazioni telefoniche più intime?”. L’ex presidente è quindi tornato ad attaccare le due donne magistrato che indagano sul caso, accusandole di essere orientate politicamente. ”Tutti hanno diritto a un giudice imparziale”, ha continuato Sarkozy, chiedendosi se sia normale essere stato convocato dalle due toghe alle due di notte, dopo 15 ore di fermo in commissariato.

Sarkozy attacca anche il premier, Manuel Valls, che questa mattina ha detto che i fatti imputati a Sarkozy “sono gravi”. ”Che ne sa? Come li conosce”, si è chiesto retoricamente Sarkozy. Nell’ultima parte dell’intervista, l’ex presidente ha respinto chiaramente le accuse nei suoi confronti, insistendo sul fatto di non avere “mai tradito la fiducia” del popolo francese ma di essere vittima di un non meglio specificato “complotto“. “I francesi devono conoscere” quello che sta succedendo in Francia e “devono poter giudicare liberamente, nella loro coscienza cosa sta accadendo”, ha aggiunto.

Immediata la replica del sindacato francese della magistratura (SM) alle gravi accuse di Sarkozy. In un comunicato diffuso dopo l’intervento di Sarkozy in tv, il Syndicat de la Magistrature afferma: “Ormai è un classico, ogni volta che una personalità politica è coinvolta in una vicenda giudiziaria cerca di deviare l’attenzione accusando i giudici di accanimento o punizione personale. Nel 2014 equiparava la polizia e la giustizia francese alla Stasi – continua il sindacato francese. Oggi, indagato per fatti di particolare gravità, la sua strategia di difesa resta la stessa: gettare discredito su chi lavora per la verità”.