Non ho mai ritenuto che Beppe Grillo o, peggio ancora, Casaleggio, potessero in qualche modo essere definiti persone di sinistra. Ma l’inconsulta decisione di approdare in un gruppo parlamentare denso di figuri razzisti, xenofobi e nazionalisti nel senso peggiore del termine, mi ha davvero sconvolto. Eppure, basta guardare questi sedicenti democratici svedesi, che hanno nel loro DNA il più puro razzismo di stampo nordico. Se pure per motivi di presentabilità pare abbiano momentaneamente messo in soffitta le uniformi naziste, continuano a caratterizzarsi essenzialmente come partito anti-immigrazione. Al pari di Farage. Del resto si tratta di tema ben scottante da quelle parti, si veda la strage compiuta dall’infame nazista norvegese Breivik, per il quale Borghezio ebbe a suo tempo parole di comprensione.

Tutto sommato avevo ragione quando, nel primo posto che dedicai a Grillo, parlavo di cattivismo razzista, anche se successivamente ho tentato in tutti i modi di trovare  gli aspetti positivi del personaggio, di convincermi che non voleva assumere posizioni di un certo tipo sull’immigrazione ma solo polemizzare con Napolitano, ecc. Niente da fare. La scelta di collocazione strategica all’interno del Parlamento europeo è rivelatrice. E non ci si venga a raccontare la favoletta dell’accordo tecnico. Se di questo si trattava perché non raggiungerlo con i Verdi o, meglio ancora, con il GUE? La verità è che la scelta di Grillo e Casaleggio, purtroppo avvallata dagli iscritti in rete segna l’inizio dell’inevitabile tramonto di un’esperienza politica non priva, nonostante tutto, di aspetti positivi. A meno che, come da tempo vado affermando, il Movimento si distacchi definitivamente dai suoi indegni leader.

E’ comunque un elemento di chiarezza. Così come lo è la decisione di vari parlamentari di SeL di abbandonare il partito per confluire verso Renzi. Questa dei parlamentari che abbandonano i partiti non appena questi accennano a decidere un’opposizione più seria è del resto una vicenda ricorrente nella storia della sinistra italiana. C’è chi lo chiama cretinismo parlamentare. Una grave malattia dalla quale, a quanto pare, non si è ancora guariti.

Sgombrato il campo da quelli che vanno con i razzisti e da quelli che vanno con Renzi, resta un solido gruppo parlamentare della sinistra unita europea che conta ben 52 membri provenienti da Paesi diversi. Per l’Italia, tre persone di grande valore come Barbara Spinelli, Curzio Maltese ed Eleonora Fiorenza. 

Aggiungo che non ho per niente apprezzato le polemiche stucchevoli sulla scelta di Barbara Spinelli. A mio parere ha fatto benissimo ad accogliere l’invito di Alexis Tsipras, occupando il seggio che le spettava di diritto. Si tratta di persona capace e di grande spessore personale e politico. Posso capire che gli spalatori di letame tentino di dare un’interpretazione fuorviante della sua scelta per tentare di screditare la nostra lista. Capisco meno certe lamentele provenienti dall’interno di essa, se non per l’inveterata abitudine della sinistra italiana di autocrofiggersi in ogni occasione. Sarebbe invece il caso di abbandonare personalismi e malumori ingiustificati per dedicarsi al lavoro da fare che è tanto.

I dieci punti formulati a suo tempo dalla Lista costituiscono un programma da portare avanti per rilanciare il nostro continente, sconfiggendo la crisi e le forze xenofobe e razziste che portano avanti false alternative basate sul razzismo. Come negli anni Trenta, l’alternativa è chiara. A fronte della crisi irreversibile del sistema capitalistico, che sprigiona tendenze alla guerra e al razzismo. va rilanciata l’alternativa di sinistra, basata sulla liquidazione del potere della finanza e su di uno sviluppo che sia effettivamente umano, sostenibile e partecipato. Non sarà certo Renzi, che si appresta a privatizzare tutta l’Italia e ad aprire al Trattato di investimenti transatlantico,  a portare avanti un programma di questo genere. Tantomeno lo farà Grillo, del quale emergono i limiti incolmabili e che perde tempo ed energie dietro alle sirene razziste di qualche nordeuropeo di estrema destra. Altro che fine della distinzione fra destra e sinistra, è più viva che mai, basta dare alle cose il nome e il significato giusto e muoversi di conseguenza. Rilanciando l’alternativa di sinistra allo squallore attuale.