Dicono che Beppe Grillo sia un bravo comico. Personalmente continuo a preferire Totò o al limite Crozza. Quello che è certo è che la sua indubbia crescita di consensi costituisce un chiaro sintomo della profonda crisi del sistema politico italiano e dell’assoluta impresentabilità del 90% di quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti, con particolare riguardo a quelli della sinistra. Promotore di campagne anche interessanti e a volte condivisibili contro i privilegi della casta , anche se si è limitato più che altro al suo segmento politico senza prendere in considerazione le varie altre caste che affliggono il nostro Paese e il mondo intero, Grillo si era lasciato andare anche in passato a considerazioni molto discutibili su vari temi, fra cui quello  dell’immigrazione.

Stavolta tuttavia ha passato il segno. Che significa affermare, come ha fatto lui, che dare la cittadinanza in chi nasce in Italia non ha senso? La domanda di Grillo va rovesciata: che senso ha mantenere escluse dalla cittadinanza le persone che nel nostro Paese sono nate, vi sono andate a scuola, nonostante gli intenti segregatori della Gelmini, vi lavorano e vi vivono?
La risposta è facile: significa mantenere una divisione razzista che indebolisce l’unità del popolo, oggi più che mai necessaria per rinnovare a fondo questo nostro invecchiato, anche anagraficamente, e malandato Paese. L’avvenire dell’Italia, come del mondo intero, è nel meticciato e nella costruzione di legami di solidarietà e scambio con le patrie di origine degli immigrati, legami che per noi costituiscono una ricchezza non solo materiale ed economica, ma soprattutto culturale. Da questo punto di vista la sinistra è stata fin troppo timida e va riconosciuta a Napolitano una certa coerenza, mentre stupisce positivamente la conversione di Fini, che pure però ha legato il suo  nome, non dobbiamo dimenticarlo, a una legge tremenda contro gli immigrati come la Bossi-Fini. Ma  ancora si aspetta che i loro giusti proponimenti si traducano in leggi e norme precise.

In realtà, come sottolineato da un autore come Etienne Balibar, la questione della cittadinanza è una questione cruciale per ridefinire e rifondare uno Stato che abbia un senso non solo per gli immigrati ma per tutti. Su questi temi sto scrivendo, nell’ambito del Progetto migrazioni del CNR, insieme a varie giovani ricercatrici e ricercatori, un libro che avrà ad oggetto proprio il tema della cittadinanza universale.

Per finire, non capisco questa ricorrente polemica contro il buonismo. Certo, l’ipocrisia va smascherata e condannata, ma continuo a preferire un certo buonismo, basato sull’uguaglianza e l’apertura agli altri, al cattivismo su cui costruì le sue fortune un certo Adolf Hitler che oggi qualche aspirante imitatore in Italia, in Europa e anche negli Stati Uniti purtroppo ce l’ha. Come antidoto al pericoloso virus del cattivismo razzista vi consiglio due bei film che ho visto recentemente: “Miracolo a Le Havre” di Aki Kaurismaki e “Almanya” di Yasemin Sandereli.

Segnali culturali infinitamente più validi e positivi dei vaneggiamenti di Grillo, Bossi, Borghezio e triste compagnia. Per separarsi dalla quale il nostro dovrebbe rimangiarsi le sue affermazioni e cambiare nettamente strada. Ma forse è chiedere troppo…